Consigli per quelli che vogliono scendere in politica. Non vi mettete in vetrina sui social, presentando il vostro bel curriculum, con tanto di successo nazionale o internazionale, una vita proba, una serietà a prova di bomba, un senso dello Stato, un ossequio ai valori costituzionali fuori discussione. Non lo fate perché non serve a niente . Non vi verranno a chiamare a casa perché non hanno interesse a farlo, e quelli che pur apprezzano il vostro curriculum, e plaudono al vostri impegno, si ricorderanno all’ultimo momento di avere un parente, una persona, un obbligo che li costringe ada andare da un’altra parte. “Vorrei ma non posso”, è l’italica risposta. Sono in molti a pensare a questa idea romantica di un popolo che al primo squillo sincero, fatto col cuore, perfino disperato si radunano pale e picconi per spegnere l’incendio come in quel film di una comunità mormone che al suono della campana accorre in aiuto di una famiglia alle prese col cattivo di turno. La verità è un’altra ed è che la politica è sudore, sacrificio e rischio in una stagione dove il libero dibattito è consentito fino ad un certo punto e la discussione sulle idee la puoi portare solo fino al punto da non toccare la roccaforte del potere. Vivere a Milano , o a Roma o a Napoli, significa avere a disposizione uno strumento di libertà che è l’anonimato dell’elettore, uno tra tanti, non riconoscibile ma per ciò stesso libero di parlare e di agire. Ed è la stessa dimensione demografica a dare la forza alle opinioni, perchè lì sono in tanti e la massa fa paura anche a quelli che stanno dentro il castello. E allora ben venga chi vuol fare politica, ma è bene che si metta una tuta da lavoro, perchè bisogna sporcarsi le mani, con le denunce, con gli articoli, , con le argomentazioni pacate di chi vuole contribuire a migliorare il tutto, con le ricerche che finiscono col partare in tribunale” te” anzichè “loro”, con poteri più forti ancora di quelli elettivi. Qui ogni tanto arriva uno che ti apre il cuore , facendoti vedere che cambiare è possibile, che è ora di dire basta ad un sistema soffocante e asfittico. Ma il cambiamento arriva fino ad un certo punto , fino alla chiave del portone del castello, aperto il quale si alza il solito ponte elevatoio . E allora, ben vengano quelli che vogliono cambiare le cose , ma debbono sapere che le cose non si cambino semplicemente dicendo “io sono qui, ho pronta la bandiera, venite con me” . No, mia cara o mio caro. La bandiera è l’ultima cosa: occorre scendere in campo e afferrare ad uno ad uno i cinghiali che popolano la foresta, diradare le sterpaglie , lavorare tutti i giorni per combattere ingiustizie, rintuzzare arroganze, illuminare i tratti grigi della vita pubblica. E facendo questo non ti subissano lo stesso di voti, prenderanno le distanze, diventeranno trasparenti, si dilegueranno, ti lasceranno solo. E se sei un vero democratico, continui a lottare per una idea, non per la voglia di sederti al Consiglio regionale o ad uno scranno parlamentare. Con i partiti di una volta era diverso: potevi parlare, potevi cantargliene quattro, potevi chiedere l’intervento dei probiviri perché levassero da mezzo una persona che chiaramente era entrata in politica per far soldi , potevi far valere i tuoi diritti di socio nel voto. Fateci caso, tutti ogni giorno si sperticano a parlare di rinnovamento della politica, ma nessuno si impegna a fare una legge sui partiti: tutti, anche Grasso, Presidente del Senato, Boldrini, presidente della Camera, o Gentiloni, capo del Governo. Nè Grillo, nè Berlusconi, nè Salvini,nè meloni. E allora, cara Silvana ARbia, lucana tra le lucane, le piacerebbe risolvere il piccolo rebus di uno strumento di democrazia messo in Costituzione che è stato abbandonato per strada per volere di tutti? Non ritiene che la prima battaglia sia far intervenire la Corte di giustizia EUROPEA su questa omissione? Giuseppe Digilio
UN SMS PER SILVANA ARBIA
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1 commento
É vero, quelle descritte nell’articolo sono le dure e tristi consuetudini della politica lucana, tuttavia non concordo con l’ineluttabilità e la rassegnazione rispetto alla firza del potere e alla debolezza delle buone intenzioni e dei buoni esempi. Se ognuno, nel suo piccolo, offre il proprio contributo al cambiamento, senza calcoli di convenienza, questo diventerà possibile, altrimenti si discute di altra cosa, magari di chi si pensa che possa comandare e opportunisticamente farsi amico. Con l’iniziativa di un piccolo Movimento, Unione Mediterranea, che non a caso si ritrova con Silvana Arbia nell’azione basata innanzitutto sui diritti, siamo riusciti ad ottenere un risultato straordinario che nessuno poteva immaginare, quello della CLAUSOLA 34% a favore del Sud. La battaglia di un coraggioso gruppo di Associazioni contro il malgoverno e il malaffare nella gestione dei Bandi sull’Agricoltura, ha trovato riconoscimento nella sentenza del Tar che si tenta comunque di aggirare. Quantunque ci riuscissero, non verrebbe meno, in ogni caso, la portata dell’esempio che ci suggerisce, di fronte al degrado diffuso, che l’unica strada possibile non è quella di chi vince ma quella che può far recuperare dignità e protagonismo ai territori e alle persone, che é la base del progetto SMS rispetto al quale ritengo non secondario l’apporto di una figura con il curriculum come quello di Silvana Arbia, anche a fronte di tanti personaggi senza arte né parte che stanno distruggendo questa nostra terra.