Si fa sempre un bel dire che la città capoluogo amministrativo della regione è ricca di esperienze virtuose dal basso di cui andar fieri. È qualcosa di cui ogni cittadino di questo luogo non potrebbe andarne più orgoglioso. Da tempo sostengo che la città sta ottenendo sempre più attenzioni ed attestazioni varie per le sue peculiari e numerose attività provenienti dal mondo associativo che contribuiscono in maniera decisiva ad identificare la città come luogo vero di sperimentazioni di vario livello, di identità e partecipazione.
Ma non sono qui per dire “lo sapevo” nè “l’avevo capito”. Sono qui a ribadire una cosa forse altrettanto ovvia: hai voglia a dire cosa vorresti essere: la verità è che devi sapere “come sei veramente” – come una famosa composizione del maestro Allevi https://www.youtube.com/watch?v=qKMZ2H_a0z8 –.
Potenza sceglie, forse per la prima volta nella sua storia, di varare una serie di iniziative in totale assenza di manipolazioni indotte dalla politica, diventando, nei fatti e tra la gente, città della partecipazione condivisa e della solidarietà, assecondando in tal modo un meraviglioso trend progressivo presente da qualche anno che moltiplica e innalza il livello qualitativo delle manifestazioni.
I fermenti da cui germogliano le numerose iniziative partono, come detto, quasi tutte da autentico spontaneismo che si fonde ad una reale qualità messa in campo da parte dei suoi organizzatori e promotori. Si tratta di manifestazioni di ordine culturale (sotto il cui ombrello ci sta la stragrande maggioranza di eventi, in particolar modo nel periodo estivo), di iniziative che vanno a risolvere (tamponare) situazioni di degrado urbano, per finire ad attività organizzate a carattere sociale.
E Potenza, come una bella addormentata che si sveglia da un torpore durato diversi anni con il bacio di cento ranocchi, si scopre d’un tratto partecipativa e generosa, gaudente e solidale, protagonista fino a diventare quasi sciantosa, recuperando il protagonismo diffuso da parte di frange estese della sua collettività.
Ma c’è una caratteristica ancora più importante che potrebbe seriamente rendere la città in grado di sollevarsi dalle secche in cui si trova. Ed è qualcosa che non necessita di qualità particolari, né dal punto di vista organizzativo né da quello che comporta un talento di espressione. Ed è il fatto che in ogni angolo di strada, in ogni quartiere, in ogni ufficio e parrocchia, i cittadini di questa città hanno avvertito con grande consapevolezza il pericolo in cui si trovano e, pur non essendo né pubblici decisori né consiglieri di corte, sono lì a discutere animatamente, tutti con una propria idea, una propria ricetta, un proprio decalogo, su cosa si dovrebbe fare.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare – già immagino i proverbiali soloni sorridere davanti a queste considerazioni: “se vabbè, adesso ci mettiamo ad ascoltare tutti, il panettiere e l’autista” -, trovo questa una risorsa invece di un valore inestimabile. Perché nel momento in cui qualcuno, com’è fatale che sia, avanzerà idee e progetti in favore di questa città, molti dei suoi cittadini hanno nel frattempo fatto dei corsi di formazione accelerati dalla dialettica del confronto, hanno smesso di pensare singolarmente ( o di fregarsene come hanno fatto per decenni), hanno tolto l’anello al naso e sono oggi più di prima in grado di riconoscere chi ha finalmente gettato la maschera e chi invece ha deciso di mantenerla.
Infine un pensiero a quei politici last minute che inneggiano e plaudono alle varie attività che sembra quasi che vengano calate dal cielo, quando invece sono spessissimo realizzate con sacrifici e sforzi di natura personale.
A questo proposito vorrei darvi una buona ed una cattiva notizia. La buona è che tali iniziative non sono calate dal cielo, sono all’opposto il risultato di lunghi anni di immobilismo e trascuratezza durante i quali una serie di cittadini si è rimboccata le maniche e ha preso definitivamente coscienza che “o si fa Potenza o si muore”.
La cattiva notizia è che adesso, per fare Potenza fino in fondo, c’è bisogno anche del vostro contributo reale, propositivo e fattivo. Battere le mani e dire “bravi bravi” non è sufficiente.
