
LUCIO TUFANO
Spesso ci chiediamo se esiste la città e se questa, esistendo, non sia da valorizzare come un complessivo bene culturale, specie per il suo centro storico, e se il suo degrado non sia il segno di un inesorabile destino di necropoli.
Ci chiediamo se c’è ancora la polis, la città come storia, come cultura, come società e se non sia invece diventata solamente un agglomerato abitativo del terziario e un immenso alveare del benessere con vetture parcheggiate negli spazi e con i gironi di traffico, una vorticosa capacità di consumo.
Un tempo c’era la piazza, un cuore pulsante di culto e di organizzazione civile, amministrativa e politica, di comunicazione democratica o direzionale, ove il Comune, le Chiese, il palazzo del potere burocratico, la banca e il mercato erano alveo e baricentro tra l’uomo e lo scandire del suo io del suo divenire.

VIA ANDREA SERRAO
Allora l’uomo si confrontava quotidianamente con gli eventi, con l’ineluttabile cupezza del cosmo, con il suo mistero biologico, con le attese, le incombenze, le emozioni, le massime e le stagioni, le scadenze e il calendario, con i ricordi e con gli altri, con il potere e con la morte. Ecco perché non v’è palazzo, né piazza, né campanile, né edificio, non v’è strada, né caffè, né vicolo, né monumento, né teatro, né luogo che non siano stati testimoni del suo continuo abitare, del suo perpetuarsi in nascite, in vite da vivere, in episodi da recitare, in energie e anni da sperperare, in decessi da segnare e celebrare.
È per questo che alcune città annoverano memorie del passato e prediligono testimonianze laboriose o dissolute, storie di prevaricazioni, di miserie e di opulenze, di mestieri, di famiglie, di religiosità, di contadini, artigiani e mulattieri, di capiufficio e di uscieri, di politici e cantine, di case nobiliari e di sottani, di case a schiera o discontinue dal fronte basso con balconcini e finestrelle. È certamente anche questa la memoria della nostra città, nei cui angoli ci rinveniamo adolescenti, giocatori di “tozzamuro” e di bottoni, e nei quali accusavamo aria di muffe e ragnatele, di avventura e di scontri. È in quegli spazi e vicoli che ci garba ora passeggiare e compiacerci.

PIAZZA V.EMANUELE ( DICIOTTO AGOSTO)
In questa città possiamo Vivere il nostro presente e ricordare il passato, custodirne la memoria vivendo la contemporaneità, tutelarne tradizioni e culture utili ad esaltare la città di domani.
È il luogo ove stiamo insieme, ove abitano i cittadini; è ancora la piazza, il luogo ove incontrarsi, è tutto quello che siamo e che vogliamo essere, è quella che – secondo l’ex sindaco Fierro – vanta un patrimonio culturale e monumentale d’inestimabile valore sia per i suoi monumenti che per il suo passato e la sua storia. La città quindi è oggetto storico, può essere essa stessa un bene culturale: palazzi, mura, porte che hanno misurato il passo lento dei secoli, quando il suo centro storico ansimava di famiglie, di rientri, di attività e di vita e pullulava di voci. Quel centro storico che ora appare spopolato, senza quel fervore comunicativo che lo caratterizzava nei trascorsi decenni e che pare abbia esaurito la sua funzione sociale.

Rione Monterale, case di “Cinnella”