POTENZA, PSEUDOCULTURA UFFICIALE ED ENERGIE NASCOSTE

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BY GIAMPIERO D’ECCLESIISPOTENZA, PSEUDOCULTURA UFFICIALE ED ENERGIE NASCOSTE

Vivo in una città di provincia, una città piccola, di una regione piccola incastrata nel malleolo dello stivale italiano, una città apparentemente tranquilla, un po’ sonnolenta, dove il commento più frequente è –A Potenza non si fa mai niente-.

Non si fa mai niente!

Dio santo quante volte mi sono sentito dire e ho detto questa frase, articolandola in maniera sempre diversa, con rabbia quando ero molto giovane, –Me ne voglio andare, qui non si fa mai niente!-, poi con noia, con rassegnazione fino a sbarcare al tono ironico.

Una città morta, una città in cui non si fa niente, una città boriosa e inospitale e via via potrei continuare con la lunga sequela di luoghi comuni che si sono affastellati su Potenza in questi anni.

In realtà la nostra è una città che vive di scissioni, di compartimenti stagni, di piccoli reami difesi gelosamente dai baroncini di turno gelosi dei loro piccoli privilegi e incapaci di pensare in grande e, peggio ancora, di pensare e contribuire alla comunità.

La Cultura a Potenza, e più in generale nella nostra Regione, è vissuta come un territorio aperto da conquistare, un non-luogo nel quale tutto è possibile, basta avere una leva, per quanto piccola, per poter cercare di conquistare un metro quadrato di spazio vitale.

Il tutto in barba alle competenze, alle capacità, al lavoro, all’esperienza, un continuo rimescolamento di personaggi completi e personaggi in cerca d’autore, i primi alle prese con la difficoltà oggettiva di produrre cultura in una Città piccola e dalle non grandi possibilità e i secondi rapacemente alla ricerca di un modo di esistere.

Tutto questo in una Città più strutturata, più vasta, con una maggiore pluralità di voci, non creerebbe e non crea problemi, a Napoli, a Roma, a Torino è del tutto chiara la differenza tra i personaggi veri e quelli in cerca d’autore, esistono classi politiche più strutturate, a Potenza e in Basilicata, invece, molta parte delle politiche culturali non è autopropulsiva ma vive di patronati politici.

Del resto so, per averlo visto, che finanche chi per ruolo, per capacità, per competenze dovrebbe essere promosso dalla comunità, aiutato e sostenuto, finisce invece per dover competere alla ricerca di uno sponsor politico per poter produrre le sue idee.

Le Associazioni “culturali” si moltiplicano, moltissime delle quali con la finalità di scopo di raggiungere il numero sufficiente per poter ambire ad avere contributi, oppure, peggio che mai, con la finalità di contribuire alla carriera politica di Tizio o di Caio. Vi sfido a trovare un politico che non abbia la “sua” associazione culturale.

Ciò detto il panorama “culturale” della Città di Potenza è davvero così piatto?

Dal basso, bassissimo, mio punto di vista sono convinto di no, è da qualche anno che mi diverto, senza prendermi troppo sul serio e senza pensare di avere verità in tasca, a scrivere , a leggere, a fare cose e, più che in altri periodi della mia vita, incontro persone e scopro cose inaspettate.

Scopro un artista che fa installazioni e opere che espone in giro per il mondo, scopro musicisti e blues man che vivono di musica, scopro attori ed attrici che producono e vivono di teatro, scopro giovani scrittori di talento, scopro poeti che traducono opere di grandi della letteratura e di cui nei corridoi della “pseudocultura” di potere si sente parlare poco o niente.

A dispetto dei soloni della cultura Potenza e il suo hinterland ha una grande capacità di sfornare talenti artistici, scientifici, culturali che vivono però scissi dal loro territorio di riferimento, filano via, come è giusto alla ricerca di occasioni nelle grandi piazze culturali del mondo, e entrano a far parte di un mondo altro, lontano, rispetto al quale la città è impermeabile lasciandosi scorrere via i talenti senza cercare di farli anche propri.

La scissione tra la Città reale e quella dei personaggi in cerca d’Autore è evidente.

Nella omologazione del “Si vabè, ma che ci vuole?” la Potenza della pseudocultura cerca di tritare tutto, gelosissima dei successi ma, più di tutto, della vera capacità, che è l’unico grande nemico da temere quando non si hanno né talenti né competenze.

E così, in questo frullato di cose, i pezzi buoni devi andare a cercarteli, oppure devi essere fortunato e scoprirli come è capitato a me anche se, purtroppo, il colore dominante non è dato dalla qualità dei pezzi buoni ma dalla mediocrità di tutti gli altri.

In una competizione di mediocri il primo obiettivo è fare la guerra a chi ha qualcosa di originale da dire, la tecnica è quella del silenzio, dell’enfatizzazione di ogni singola piccola flautulenza emessa dai protetti, intorno a cui costruire una pseudoimmagine di rilevanza che ha solo una finalità cittadina.
Ogni tanto mi capita di leggere commenti infuocati su pagine culturali o su siti web del sig. Tizio o della signora Caio che motteggiano dall’alto della loro autoproclamata autorevolezza, oppure ironizzano queruli sulla bassa qualità degli altri, non avendo di norma mai uno specchio a loro disposizione.
Piccoli Catoni di provincia criticano, tuonano e danno lezioni senza averne mai imparata alcuna.

Per quanto mi riguarda posso riferire, per quello che vale, che nella mia esperienza di vita mi è capitato di frequentare qualche donna e qualche uomo importante e una caratteristica che spesso mi ha maggiormente colpito dall’incontro con queste persone è stata l’umiltà.

Chi vale davvero non ha bisogno di gonfiarsi come la rana della famosa fiaba, non ha bisogno di criticare in maniera impietosa tutto ciò che fanno gli altri, non ha tempo da perdere a dare lezioni di creanza, fa quello che sa fare e quello basta e avanza, un vero talento brucia da sé, non ha tempo per altro.

In parole semplici il dibattito sulla cultura a Potenza è un non-dibattito, non casualmente in esso intervengono più facilmente personaggi in cerca d’autore o piccoli autoproclamati baroncini di provincia piuttosto che vere e proprie donne o uomini di cultura, naturalmente nei primi comprendo anche me che finisco per scrivere di questo argomento e forse non dovrei.

Troppo spesso le questioni culturali diventano luogo di discussione tra politici in maniera diretta o, più frequentemente, attraverso pupazzi in cerca d’autore che, in cambio di un filo di luce, vendono la loro voce al migliore offerente. Ora tuonano vibranti e sarcastici contro il monopolio di certa parte politica, ora accarezzano languidi con le parole in attesa di un consenso. Infine, peggio che peggio, ci sono i superiori, quelli altezzosi in pubblico ma che brigano nei corridoi alla ricerca di spazio, la maldicenza e la denigrazione degli altri la loro pozione di giovinezza.

Il mio punto di vista è semplice e da cittadino lo racconto ad altri cittadini, uscite, andate a teatro, leggete dei libri, cercate le persone, non siate pigri, non aspettate che qualcuno faccia le cose per voi, non vi accontentate dei giudizi degli altri, cercate di conoscere sul serio la vostra Città,  guardatevi attorno, c’è del buono in questa in Città e vale la pena cercarlo.

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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