Ci sono interventi di struttura che non entrano nella logica di distribuzione a pioggia e che sono oggettivamente e generalmente rivolti alla collettività. E questi interventi dovrebbero formare il palmares di un decisore pubblico, il biglietto da visita di una persona chiamata a fare il bene comune. Un esempio in questa legislatura è dato dal poderoso piano di realizzazione e potenziamento della rete degli impianti di depurazione, una rete sempre trascurata nel passato e che ha portato a ben 47 procedure di infrazione da parte dell’Europa. Forse, si dirà, un programma così vasto è stato dettato dalla necessità di mettersi in regola, ma ad osservarlo attentamente si capisce che esso va al di là di questo obiettivo e si pone quello più importante di affrontare una volta per sempre l’inquinamento che la non presenza o il cattivo funzionamento degli impianti determina nei corpi idrici recettori, fiumi, torrenti, laghi ,mare . Si lavorerà in questi due anni su 68 impianti , di cui 53 in provincia di Potenza e 15 in provincia di Matera , per un importo complessivo di 76 milioni di Euro.Adesso si profila un’altra scelta di questo tipo, cioè un grande intervento strutturale sulla rete distributiva dell’acqua, sugli impianti di accumulo e sulla sostituzione delle condotte fatiscenti. Anche qui ,interventi di questa natura si sono persi nella memoria di tempi in cui gli amministratori spendevano i soldi lì dove servivano e non lì dove procuravano voti. Cioè oltre cinquant’anni fa, quando in Basilicata si sono avviate le più grandi opere di raccolta e distribuzione di acqua. Abbiamo moltissimi Comuni nei quali la dispersione supera il 50 per cento della portata idrica e poi, abbiamo il record del Comune capoluogo che ogni dieci litri ne perde 6,8 : in tempi come questi, con un clima che sta cambiando e con problemi di siccità e di aridità che arrivano, fermare questo spreco è un dovere, prima che una necessità. C’è dunque alle porte l’urgenza di pensare in grande in questo settore che è vitale e di mobilitare tutte le risorse possibili e tutte le energie scientifiche per affrontare in termini nuovi una questione di capitale importanza. Si, perché se quarant’anni fa si trattava solo di imbrigliare e conservare le abbondanti risorse idriche che provenivano da montagne innevate e da bacini imbriferi colmi e intoccati, oggi , con le PRECIPITAZIONI CHE SCARSEGGIANO ED IL CLIMA CHE STA CAMBIANDO, BISOGNA TROVARE NUOVE STRATEGIE DI CAPTAZIONE, DI CONTENIMENTO E ACCUMULO DELL’ACQUA PIOVANA ,DI RETI INTERREGIONALI E REGIONALE DI DISTRIBUZIONE , DI USO RAZIONALE E PROGRAMMATO DELLA RISORSA. Ci vuole un’azione straordinaria e soprattutto una opinione pubblica che chieda , supporti e condivida questa necessaria scelta di priorità. Per quantro riguarda il rifacimento delle reti idriche , acquedotto Lucano farebbe bene a tranquillizzare la popolazione su quanto sta facendo, sopratutto per quel che riguarda il capoluogo di reigone, vero colabrodo d’Italia.