PREGIUDIZI E RISTAGNI DEL NOSTRO TEMPO: IL MEDIOEVO

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di Teri Volini

                      … fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza 
                                                                                                                                                         (Dante Inferno – canto XXVI versi 112-120)                    

Gli esortativi versi di Dante ci spingono a riflettere su una delle nostre più abusate presunzioni: quella di ritenerci realmente evoluti per il solo fatto di vivere in un tempo così “avanzato”, il III millennio. In realtà, ci ritroviamo impantanati in modi di essere e di pensare confusi o addirittura sbagliati, di sicuro non propizi al bene personale né a quello sociale, né benèfici per l’umanità o per il pianeta.

Tra i maggiori impedimenti al processo evolutivo  vi sono i  pregiudizi, che funzionano da remore per un reale sviluppo della coscienza e della società. Le errate credenze, spesso molto ben radicate, confortate dalla cultura e dalla medialità ufficiali, derivano da una conoscenza storica, antropologica e sociologica superficiale, basata su fonti convenzionali accettate come verità assolute e … comode: eh sì, perché siamo disposti a seguire di tutto, pur di non attivare lo sforzo personale di una vera, imparziale e approfondita conoscenza.

Uno dei preconcetti più diffusi è quello sull’epoca in cui visse Dante: il medioevo, che sta sulla bocca dei più come sinonimo di massima arretratezza. A una riflessione meno tarata, vediamo che la presenza stessa in quel periodo storico di colui che è considerato tra i massimi poeti al mondo, e la scrittura del suo capolavoro, sgretola il nostro tabù. Non dimentichiamo poi che la lingua italiana si conferma proprio allora.

Comparazioni transtemporali
Certo, ne succedevano di cose non precisamente belle, nell’ “età di mezzo”, come mostra la stessa vicenda – così magistralmente narrata dal Poeta – di Paolo e Francesca, da cui si deduce ad esempio che la condizione della donna a quel tempo non era invidiabile, e che il tanto sospirato rinnovamento auspicato dal “Dolce stil novo” aveva  rappresentato solo un addolcimento del sentire, rispetto a un precedente grado molto più elevato di crudeltà e di barbarie.

Tuttavia, una visione aperta e comparativa, tra le diverse epoche, ci fa riconoscere con sgomento la corrispondenza fra atrocità di tutto il tempo storico nel mondo, e non si può che rimanerne orripilati: un susseguirsi di violenze, prevaricazioni, inganni, genocidi, guerre, invasioni, aggressioni, conflitti etnici, religiosi, familiari, fino alle odierne minacce di estinzione nucleare della razza umana, accompagnate  dalla violenza  generalizzata sulla donna e sul pianeta.

Se poi – solo guardando alla condizione della donna – ci limitiamo al secolo attuale, ci rendiamo conto che di strada da fare ce n’é ancora molta, e che al tanto sbandierato “progresso” non corrisponde un adeguato miglioramento, tanto che abbiamo dovuto coniare una parola nuova, il femminicidio (Lagarde), per rappresentare l’eccidio delle donne, per di più da parte dei loro uomini/orco, che osano affermare di amarle, mentre il loro è un sentimento malato, basato solo sul possesso e sulla scellerata immaturità.

C’è stato bisogno di coniare una parola ancora più esaustiva: femminilicidio (Volini), inclusiva di quel doppio stupro,  non solo della donna ma della terra, anch’essa contemporaneamente massacrata; un termine che implora il rispetto del Principio Femminile stesso, comprensivo di tutti i valori attinenti la vita, oggi così duramente bistrattati. Un lavoro linguistico che fa capire agli abitatori del nostro tempo quanto sia in gioco la sopravvivenza del genere umano e del pianeta.

Si tratta, in definitiva, del predominio infausto del principio necrofilo, basato sulla morte inferta, sulla pratica costante della violenza e della guerra. E non si tratta certo di un gioco linguistico, dal momento che il termine dichiara l’attentato di una parte insana del genere umano verso sé stesso: distruggendo la femmina che porta nel suo ventre le generazioni, le nutre e se ne prende cura da secoli; distruggendo l’ambiente in cui vive e che gli permette di vivere, di respirare, dissetarsi, nutrirsi, e di godere della bellezza, se lasciato intatto e incontaminato.

 Punti a favore

Tornando al vituperato medioevo, e ripromettendoci di presentare uno studio meno conciso sul tema della donna in quel tempo, c’è da dire che essa ebbe delle opportunità: dalla nobile castellana (proprietaria e amministratrice dei suoi beni, in grado di sostituire il marito lontano, di presiedere un tribunale, comandare un esercito privato e difendere il castello), alla borghese (presente in aziende familiari col marito nella gestione degli affari), alla lavoratrice in generale (commercio, artigianato, imprenditoria, specie nel settore tessile, con corporazioni miste o esclusivamente femminili, e della produzione alimentare…).

Ma è nel campo della cultura che ci furono delle eccellenze tali, da lasciarci a bocca aperta, se solo fossero conosciute come meritano, mentre la cultura ufficiale le ha silenziate: roba per esperti e ricercatori, come Armanda Guiducci, che ci ha svelato la magnifica fioritura femminile dei secoli XI, XII, XIII, la Rinascenza Carolingia, che insieme al decollo economico vide in Europa una rinascita culturale femminile in scrittura, poesia, arte, produzione di libri ed enciclopedie miniate, trattati di medicina e persino di cosmesi.

In poesia, nel XII secolo, erano note Castelloza, Guillelma De Rozius, Beatrice di Dia, Maria di Champagne, Maria di Francia; molte furono le rappresentanti della “poesia cortese”,  di quella edificante (Faltonia Betizia Proba, la storia del mondo dalla creazione con Cento vergilianus de laudibus Christi, o mistica
( la fiamminga Hadewijch (fine XII- inizio XIII secolo)

Ma gìà nel IX secolo, Rosvita, la forte voce di Gandersteim, poeta, agiografa, monaca creatrice, asseriva
“Io ho anima, in me c’è una forza” e scriveva Carmi epici, Gesta Ottonis, poemi, Maria, drammi, Pafnuzio, Gallicano, Dolcizio, Callimaco, Abramo, Il martirio delle vergini….

X secolo: Eleonora D’aquitania, la Porporogenita, regina di Francia e d’Inghilterra, grande sponsor
della letteratura cortese, fece da tramite fra due generazioni poetiche di straordinaria importanza, contribuendo alla rinascita delle lettere, delle arti e della cultura.

Ma ci furono anche Dhouoda, con un’opera pedagogica, Speculum Animae, ed Ende, monaca pittrice, autrice di una Bibbia finemente miniata

XI sec: Héloïse, coltissima protagonista culturale a Parigi, dalla una vita intensa e travagliata, donna nuova per coraggio, autenticità, autocritica, nelle sopravvissute Lettere di Abelardo e Eloisa, tre lettere d’amore, espresse con un linguaggio inedito il diritto femminile al desiderio: fu l’antesignana della piena corporeità.

Nel XII, la badessa Herrat realizza una Grande Enciclopedia miniata con 336 immagini, l’ Hortus Deliciarum, con sue poesie originali a commento.

Ildegarde Von Binghen, la Sibilla del Reno, badessa, predicatrice, profeta, medica, filosofa, teologa, botanica, poeta, compositrice di musica, visionaria, detta a un monaco amanuense le opere: Liber Scivias, Il Libro dei meriti della vita, Il Libro delle Opere Divine; l’opera naturalistica Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, Physica (Fisica, enciclopedia naturalistica)
e Causae et curae, Trattati di medicina e ginecologia, Armonioso concerto delle rivelazioni celesti, Cantici spirituali, L’ordine delle virtù, Il cammino di Anima verso la salvezza, Epistolae, Corpus Christianorum….

Anna Comnena, regina, figlia dell’imperatore Alessio I Comneno e di Irene Dukas, scrisse un grande affresco storico sulle crociate, l’Alessiade.

In campo medico, eccelse Trota De Ruggiero, detta Trotula, Sanatrix salernitana, moglie di un medico e madre di due medici, esperta in ginecologia, autrice di Practica secundum Trotam, Le malattie delle donne (non in latino, ma tradotto in francese, catalano fiammingo, tedesco, irlandese), e De ornatu (sulle cure estetiche).
Altra curatrice laureata del XII sec. fu Virdimura, in Sicilia. Svolgeva la sua arte medica a Catania dedicandosi soprattutto alla cura dei poveri, delle donne e dei disagiati.

Tra l’XI e il XIII sec. le donne praticavano la medicina e la chirurgia, spesso fornite di una laurea e ci fu tutto un fiorire di trattati medici scritti da donne (Rebecca Duerna, Abella, Mercuriade…): in seguito, donne consimili, venivano processate e condannate, mentre roghi infiniti ardevano per le “curatrici”, trasformate in malefiche “streghe”.

Reazione e devastazione

Dopo quella magnifica precedente fioritura, cominciarono per le donne grossi guai, specie quando esse iniziarono a elaborarono progetti di “emancipazione”, a volte apertamente espressa. Diventava evidente per la società patriarcale che la donna, specie se colta, rappresentava una minaccia.
Si cominciò così a limitarle le possibilità di approccio alla letteratura, alla vita sociale e alla medicina, di cui le donne erano da sempre detentrici, anche a livello di popolane o contadine curatrici, raccoglitrici, erboriste, ostetriche, levatrici…

La reazione dell’universo maschile, dettata dalla paura di perdere potere, si fece presto sentire, sfociando in ostilità fattuale. Sarebbero seguiti tempi di grande regresso storico per il femminile, un periodo terribile di lunga durata: fu nei secoli seguenti il medio evo che furono compiuti i più gravi delitti contro le donne, con la chiusura e sociale e culturale, la diminuzione e la persecuzione, culminata nella plurisecolare “caccia alle streghe”, un vero sterminio compiuto mentre tutt’intorno si celebravano e accrescevano le arti, le scienze, la letteratura: in Italia si chiamò Rinascimento: il più incredibile dei paradossi.
L’arroganza patriarcale si sfrenò diabolicamente, complici il potere politico, quello ecclesiastico e quello medico – farmaceutico, allora in espansione.
Ne sappiamo ancora troppo poco: purtroppo la storia l’hanno scritta finora i vincitori – o meglio,
i prevaricatori – che hanno avuto tutto l’interesse a nascondere i loro crimini, finché hanno potuto…

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Sull' Autore

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Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

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