ARMANDO TITA

In questo momento particolare si rievocano tutti i momenti vissuti dalla Comunità lucana con Papa Francesco. Uno dei momenti più significativi e più importanti fu la telefonata di Papa Francesco nel lontano gennaio 2014 alla Madre coraggio potentina Filomena Iemma Claps . Eravamo commossi , emozionati e felici al tempo stesso. Mai avremmo immaginato un atto di così grande e profonda umanità. La sua “sincera e cristiana” telefonata a Mamma Filomena ci aveva riempito di speranza. Una telefonata rivoluzionaria alla Bergoglio che aveva scosso gli animi più sensibili dell’epoca.
In quei cinque minuti avevamo colto tutto il pathos, la grande onestà e dirittura morale di un Papa e
l’esaudimento doveroso alle richiesta della Famiglia Claps. Consideravamo Papa Francesco un uomo privo di superbia, rispettoso e dotato di grande umiltà. Eravamo convinti che questo bellissimo gesto fosse paragonabile alla portata dei diecimila ragazzi potentini che si riversarono su Piazza Prefettura e Corso 18 Agosto all’indomani del ritrovamento del corpo di Elisa. Questa telefonata aveva supportato un nostro comune sentire orientato al bisogno di giustizia e alla gioia di scoprire nuovi fermenti giovanili potentini e lucani. Erano queste le ragioni che ci avevano imposto sin dalla prima ora di solidarizzare con la famiglia Claps e di non nasconderci dietro comodi paraventi . Ricordare a tal proposito lo scritto mesto e amareggiato dell’amico Rosario Gigliotti era stata cosa buona e giusta per restare in tema e soprattutto per aver rasserenato i nostri animi: “Quante volte ci accorgiamo della nostra indignazione a singhiozzi che denota più passione che senso profondo di giustizia. Quante volte ci accorgiamo del nostro non essere compassionevoli compagni di strada.
Quante volte ci accorgiamo di non aver più tempo, schiacciati da bisogni indotti”.
Abbiamo vissuto quel momento come la maggior parte dei lucani e dei potentini con un senso
profondissimo di disorientamento. Quello stato d’animo l’abbiamo espresso con tanti uomini, donne e ragazzi con schiena dritta con un proponimento: Mai più sguardi bassi, mai più ammiccamenti, mai più subdole e ambigue giustificazioni. Non è stato facile sentirsene dire di tutti i colori quando giudicammo ambiguo il comportamento della Curia potentina. Non è stato facile rinunciare a incarichi professionali e prebende urlando tutto il nostro disappunto nei confronti del comportamento della classe dirigente. Parliamo non del coraggio della denuncia ma della difficoltà a sottrarsi alla rete sottile delle conoscenze e delle “relazioni corte” , della necessità di non separare il dovere di uomini liberi e di cittadinanza attiva e responsabile senza cadere in un comodo girarsi dall’altra parte.
Chiedere verità e giustizia non è avere la certezza di essere migliore degli altri ma è soprattutto
assecondare il valore sacro dell’indignazione.
Quel fuoco dell’indignazione che ci accomunava, caro Papa Francesco, non perché siamo essere speciali ma perché siamo uomini che vorrebbero vivere il Vangelo come testimonianza , pur con tutte le nostre ambiguità e incertezze.
Dopo quella francescana e umile telefonata noi uomini di buona volontà ci sentivamo più rasserenati e più convinti ed eravamo convinti di aver scelto la strada giusta e di non rinunciare ai nostri obiettivi “copernicani” di uomini liberi, anche se, ad onor del vero, dopo quella accorata telefonata non vi furono risultati positivi conseguenti. “L’apparato” gerarchico prevalse sulle sacrosante richieste della Famiglia Claps.
Questo stupendo e meraviglioso gesto di deferenza, riguardo e ossequio del Papa evaporò nell’OBLIO di sempre con nostra profonda delusione.
Armando TITA
Sociologo e Saggista