
di CLAUDIA FINIZIO
Lo scorso 24 agosto, ad un anno dalla sua uccisione, la famiglia Pomarelli ha finalmente potuto dare degna sepoltura alla sua Elisa. Elisa Pomarelli era una donna, una giovane donna di 25 anni a cui piaceva vivere, uscire, divertirsi con gli amici e sorridere. Il sorriso di Elisa Pomarelli non potrà più splendere e illuminare la vita della sua famiglia, delle persone a cui voleva bene e tutto questo perchè l’amico-orco ha deciso per lei. Elisa è stata ammazzata da Massimo Sebastiani, uomo che lei considerava suo amico e che ha deciso di strangolarla probabilmente dopo l’ennesimo rifiuto.
A quanto pare l’amico-orco, nonostante l’orientamento sessuale ed i continui rifiuti di Elisa, la considerava la sua fidanzata e la furia omicida sarebbe stata scatenata proprio dalla richiesta della ragazza di vedersi meno spesso. La vita di Elisa è stata spezzata con strangolamento a 25 anni, proprio quando ogni giovane donna inizia a viverla, a fare progetti, a vederli concretizzare, e sognare un futuro.
Elisa non avrà nessuno futuro e il suo assassino non avrà l’ergastolo!
E sì, proprio così! L’amico-orco non verrà mai condannato a “fine pena mai” perché ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato e- ben più grave- perché quello di Elisa Pomarelli non è considerato femminicidio.
Ebbene sì, Massimo Sebastiani è stato accusato di omicidio volontario – non aggravato- e distruzione di cadavere. Elisa non era la sua fidanzata, moglie, ex compagna e la sua uccisione non è considerata femminicidio.
La concessione del rito abbreviato a Sebastiani dimostra come in Italia si faccia ancora fatica a capire quando perseguire i femminicidi. La legge 33/2019 esclude la possibilità del rito abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo, tra cui l’omicidio aggravato che comprende il femminicidio, ragione per cui, se a Massimo Sebastiani fosse stata contestato anche l’omicidio aggravato ed il femminicidio, non sarebbe stato possibile ricorrere allo sconto di pena. Secondo il codice penale italiano, sono aggravati gli omicidi «contro il coniuge, anche legalmente separato, contro l’altra parte dell’unione civile o contro la persona stabilmente convivente con il colpevole o ad esso legata da relazione affettiva», ma Sebastiani ed Elisa non avevano alcuna relazione sentimentale e all’assassino non è stato contestato l’omicidio aggravato.
In casi simili all’omicidio di Elisa, in cui l’accusato è il marito o il compagno della vittima, il rito abbreviato è escluso completamente. Elisa è stata strangolata dopo un rifiuto, cosa manca perché questo delitto venga giudicato come femminicidio?
Quali sono gli elementi che determinano un femminicidio?
Per femminicidio si intende “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”, ciò vuol dire che nel caso di Elisa, non essendoci violenze perpetrate nel tempo non ci siano i presupposti per il femminicidio?
O forse necessitiamo di una rivoluzione culturale che consenta di individuare nel rifiuto di una donna verso un uomo un affronto alla matrice patriarcale, tale da scatenare l’ira dell’uomo -padrone colpito nel proprio orgoglio e da indurlo di disporre a proprio piacimento della vita di quella donna?
Come società civile non dovremmo forse stimolare una riflessione più ampia per garantire che l’efferatezza di questi delitti, indipendentemente dalla causa scatenante, dall’orientamento sessuale della vittima e dalla relazione con il proprio carnefice vengano definiti per quello che sono, ovvero dei femminicidi?
Troppo spesso ci si dimentica che il femminicidio non è solo l’omicidio della moglie o della compagna in quanto tale, ma l’omicidio di una donna in quanto donna, a prescindere dalla relazione con l’assassino o dall’orientamento sessuale e che una giovane donna, lesbica o etero che sia, ha il diritto di vedere la sua memoria onorata da un giudizio che non veda alcuno sconto di pena e sta agli essere umani che hanno il compito di assegnare un nome a questi omicidi, garantire che chi li commette paghi in maniera giusta per ciò che commesso.
Elisa è stata strangolata perché il suo assassino voleva che si fidanzassero.
Ad Elisa evidentemente non piaceva Sebastiani e non piacevamo gli uomini. Il suo assassino non ci ha visto più e ha deciso di reagire a questo affronto stringendo sempre più forte le mani alla gola di Elisa.
Elisa è morta, l’amico-orco ha ucciso una donna e questo è femminicidio.
A Sebastiani nessuno avrebbe dovuto mai accordare il rito abbreviato, la legge avrebbe dovuto fare il suo corso e non avrebbe dovuto consentirgli di avere sconti di pena.