QUEL LUIGI TENCO NARRATO DA DINO DE ANGELIS

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

Un lucano girovago, ha attraversato il Bel Paese in lungo e largo come allenatore di pallacanestro, dopo aver soggiornato sul golfo di Napoli e preso una laurea in Scienze Politiche. Ora vive nella sua Potenza, dedicandosi alla scrittura e alle narrazioni e con la “potenza” dei suoi racconti, ora anche sul digitale viaggia ancora con la fantasia e fa viaggiare chi lo segue, come raminghi tra e versi e parole e diritti umani. Ebbene sì, Dino De Angelis, ha sempre fatto volontariato, con ogni mezzo possibile, anche letterario e creativo. Ne parliamo con lui.

Dino De Angelis

Dino De Angelis, preferisci le storie raccontate dal vivo ma non disdegni il web e questo ancora prima della pandemia. Giusto?  

“Da sempre adoro le storie, mi ci trovo impasticciato dentro e cerco di farne materia di approfondimento prima di tutto personale e poi eventualmente divulgativa. Finchè è stato possibile, di queste storie le abbiamo portate in giro con un caro amico musicista Gianni Mercury, ma da un anno a questa parte non si possono più fare spettacoli dal vivo.

Non tutte le storie in cui ci imbattiamo diventano materia di racconto, ma alcune però lo meritano. Sono quelle che entrano attraverso la porta del cuore e poi si impossessano di tutti gli organi fino a vivere con te per un certo periodo. Quando scattano queste immersioni, non si può fare a meno di provare a condividerle, scambiando con altri quella sensazione che ti ha pervaso. Lo considero una specie di dono da fare a chi vuole arrivare a scoprire lo stesso trasporto, lo stesso coinvolgimento emotivo che ho provato io mentre mi ci avvicinavo”.

Il tuo ultimo progetto e anche sui diritti umani ed è dedicato alla storia di Luigi Tenco. Ce ne parli?

“È una storia che sembra scritta da un giallista, e invece è interamente accaduta, momento per momento. Una trama pazzesca e complicata i cui protagonisti sembrano essere più numerosi di quelli di cui frettolosamente si parlò nei giorni successivi al ritrovamento del corpo del povero cantautore genovese. Una vicenda che a 54 anni dal suo compimento ancora porta tanta gente in Italia ad interrogarsi su cosa accadde veramente quella notte, visti i tanti libri scritti sull’argomento e le migliaia di interviste che in questi anni si sono succedute, spesso affermando cose in aperto contrasto tra loro”.

Luigi Tenco, per la sua drammatica e breve vita, per un velato mistero sulla sua morte, i dubbi e il contesto anche storico e sociale, è un personaggio affascinante. Come mai hai scelto lui?

“Per il fatto che non se n’è mai parlato abbastanza. La televisione,ad esempio, ha sempre preso a piene mani dalla cronaca musicale di questo paese. Hanno realizzato produzioni su tantissimi artisti (Alberto Sordi, Rino Gaetano, Domenico Modugno, Fabrizio De Andrè, Mia Martini, Carosone, persino Dalida) ma di Tenco mai. Negli archivi della Rai non è possibile trovare nemmeno la registrazione di quella canzone che cantò in quella maledetta serata. Pare che per il mainstream il caso Tenco debba essere “dimenticato in fretta” (cit. De Gregori). Questo strano silenzio ha creato in me degli interrogativi, poi l’invito di un caro amico, appassionato della vicenda (Domenico Biello) mi ha invitato a farci una riflessione ed eccomi calato fino alle ossa in un caso che, sebbene archiviato dal punto di vista giudiziario, presenta ancora troppe ombre”.

Tenco è nato il 21 marzo, giornata mondiale della poesia ed era anche un poeta della canzone. Un innovatore nel linguaggio. Cosa ti affascina dell’artista Tenco?

“La sua dirompente umanità. Zavoli il giorno dopo quella notte del 27 gennaio, al telegiornale parlò di cantanti che a volte non capiscono quanto siano fortunati ad essere ammirati da milioni di spettatori. Non aveva colto che per molti di essi non era quello il successo che inseguivano. Luigi Tenco è un fenomeno che va analizzato diversamente dalle logiche del successo al quale siamo abituati. Lui amava essere controcorrente, un personaggio dal talento smisurato, un musicista straordinario prima ancora che compositore di testi per canzoni. La musica e la poesia, certo, ma forse anche un certo mal di vivere. Se guardi una qualunque delle sue foto, noti sempre uno sguardo perso nel vuoto. In realtà Tenco aveva anche una sua allegria, ma che mostrava solo nel privato. E poi, quel mistero legato alla sua morte. Provo a spiegare nelle puntate, che ci sono ancora troppi elementi irrisolti che mi andava di far conoscere. Questa serie di video, anche se appena partita, ha ottenuto al momento un primo riconoscimento da uno dei giurati del Premio Tenco che mi fa particolarmente piacere”.

In tuoi video racconti dove è possibile vederli e vi sarà una continuazione con altri progetti, in attesa dell’apertura degli spazi dal vivo?

“I video di Tenco sono sul mio canale Youtube e comunque ogni giovedì e lunedì li condivido sui miei social Fb e Linkedin. Credo certamente che vi saranno altri progetti. Suppongo che tra le tante storie a cui assistiamo, vi sarà modo di parlare di qualche altra vicenda che è particolarmente suggestiva o che presenta elementi che portano a fare qualche riflessione su sé stessi o sul mondo che ci circonda. Guai se non avessimo sempre qualcosa da condividere e ci limitassimo a vivere solo la nostra vita. Di questi tempi avremmo davvero poco da raccontare”.

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