Quel tunnel in Val di Susa che inquina la Basilicata

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I soldi degli Italiani che la Lega ha investito nella Mittal.

Quel tunnel in Val di Susa che la Lega vuole a tutti i costi, anche a rischio di vedere rescindere anticipatamente il contratto con la base del movimento cinque stelle, ha un sapore di soldi che non sono solo quelli che l’opera farebbe guadagnare o risparmiare ai cittadini e alle imprese asseconda dei punti di vista, ma ha tutto il sapore di un ROI, return on investment.

Nel frattempo, la base nei Cinque Stelle non si rassegna alla metamorfosi in atto nel movimento di governo e continua a protestare contro il capo politico, Luigi Di Maio, accusandolo sommessamente, molto sommessamente per paura di epurazioni immediate, di essere troppo preso dal ruolo di vicepremier e meno da quello di capo politico della forza elettoralmente più grande del paese.

Una base che assiste indifesa a una sistematica diminuzione di consenso verso la propria parte politica, in favore del partner di Governo che più concretamente, oltre agli slogan, porta a casa risultati tangibili per il suo elettorato. Un sistema di vasi comunicanti stile prima repubblica, in cui, l’equazione tra le cose dette propagandisticamente e quelle realizzate, resta a saldo zero per l’economia del paese, la crescita socio economica delle famiglie e delle imprese, ma aumenta per la crescita del consenso verso la forza politica di Governo che sa meglio raccontarsi. Non ci vuole molto per capire quale tra le due è quella più telegenica e socialpresente. E pensare che, tra le due, quella fondata e diretta da un’agenzia di comunicazione, è l’altra.

Il Movimento Cinque Stelle, sulla questione ambientale e sui temi dell’agricoltura, farebbe meglio a tenere testa all’alleato di governo senza paure di ritorsioni se vuol fermare l’emorragia di voti e non snaturare il senso e la ragione per cui il movimento è nato sotto le cinque stelle: tutela dell’acqua pubblica, della mobilità sostenibile, dello sviluppo, della connettività e, appunto, dell’ambiente. Stelle che hanno rappresentato le ragioni d’essere del movimento voluto da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo che, dell’anti-partito e anti-sistema,  avevano fatto cavallo di Troia per scardinare lo stesso sistema partitico di cui oggi sembra essere ostaggio Di Maio CON la pattuglia parlamentare penta stellata.

I tempi della politica sono lunghi e i risultati si vedono nel medio lungo periodo. Non si capisce, quindi, la scelta di rimandare le decisioni sulle questioni che contano. E mentre la base del movimento e gli ecologisti soprattutto del nord protestano contro la scelta di appaltare, comunque, i lavori della TAV rimandando di sei mesi la decisione finale, i vertici del movimento si godono il periodo della non decisione, sperando che il tempo giochi a loro favore. Più concretamente, Salvini, però, cambiando felpa e anche slogan, da un posto all’altro dello stivale, immedesimandosi nei diversi ruoli che la narrazione di circostanza impone, continua la sua corsa sfrenata alla conquista in solitaria della maggioranza dei consensi. In Basilicata sceglie la linea del sì al petrolio, ma solo quello pulito, ovviamente, e non dice nulla sulla questione inquinamento né SU QUELLA infrastrutturale che peggio non può essere.

Non fa cenno alcuno a quello che potrebbe cambiare l’immagine del politico interessato a risanare i conti dello Stato piuttosto che quelli del suo partito indebitato con lo stesso Stato per 49 milioni di euro di fondi pubblici spesi per investimenti in derivati farlocchi e acquisti di famiglia.Tra cui un cospicuo numero di titoli della Mittal, neo proprietaria del gruppo ILVA.

Cosa c’entra la TAv con le azioni della Lega?

La risposta risiede nell’analisi sui costi e i consumi di acciaio forniti da Italferr, nel computo di spesa per la fornitura di acciaio da utilizzare per il completamento del tunnel Appenninico della TAV e la relativa società che fornirà il prezioso materiale per la costruzione del tunnel. L’analisi del ciclo di vita, fornito dai dati LCA e Life Cycle Analysis, porta verso una sola direzione benché una LCA con le UNI EN ISO 14040 e 14044 avrebbero indicato caratteristiche tecnico qualitative occorrenti, che avrebbero evitato riferimenti a giochetti di passata memoria italica.

Invece, per il tunnel che unisce la Francia all’Italia e che divide gli Italiani tra favorevoli e contrari, la procedura LCD, piuttosto che essere affidata ad analisti certificati dall’Unione Europea, è affidata a tecnici individuati da Chiamparino e da Giorgetti, quest’ultimo, dicono, amico del banchiere ex capo dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, cresciuto in McKinsey, consigliere di Tremonti, membro della Cassa Depositi e Prestiti e presidente del fondo di investimenti in infrastrutture F2l.

All’analisi del ciclo di vita, si aggiunge quella dello sviluppo sostenibile.

Sarebbe interessante che Salvini, che pontifica su ogni materia, dicesse quanto petrolio dovrà essere utilizzato per produrre tutto l’acciaio occorrente all’opera.

Secondo i dati di Italferr, per esempio, per il tunnel Firenze/Bologna, molto più piccolo e a una sola canna, sarebbero stati usati circa 12 mila tonnellate di acciaio per ogni chilometro lineare, per un totale di 900 mila tonnellate di prodotto trasformato grazie a circa 1.700.000 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP) in grado di rilasciare tre milioni di tonnellata di CO2 che andrebbero sommate alle emissioni in atmosfera di polveri sottili, residuo di cemento, scarico dei camion utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti nelle discariche, ecc.In Val di Susa, i chilometri da coprire, sono 57, a doppia canna, per la cui realizzazione occorrono circa ottocento mila tonnellate di acciaio che, con tutta probabilità, sarà prodotto e acquistato dalla Mittal, le cui azioni, una parte ovviamente, guarda caso, sono in mano della Lega, circostanza mai smentita da nessuno.

Il Capitano è sceso per ben due volte nella stessa settimana alla conquista della Basilicata, ma non ha detto ai cittadini in fila per il selfie al suo comizio che, la svolta anti-ecologista e fossile sbandierata prima dal generale Bardi e poi da lui, porta dritto verso il legittimo dubbio che, le nuove estrazioni di cui hanno parlato entrambi, possano servire  tra l’altro alla produzione di acciaio da utilizzare in Val di Susa.

Un’idea reiterata di Italia a doppia valenza. Da una parte lo sviluppo e dall’altra inquinamento e desolazione.

A pensare male si fa peccato, ma a volte s’indovina. Dicevano Pio XI e Giulio Andreotti.

Giuseppe Digilio

 

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