QUELLA VOGLIA DI MOBILITAZIONE DEI LUCANI

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ida leone - quella voglia di mobilitazione dei lucani

Ida Leone

Nei tre anni in cui ho fatto parte del gruppo di lavoro per la candidatura di Matera a Capitale europea della cultura per il 2019, il mio lavoro è consistito essenzialmente nella creazione di ponti tra le persone, e le associazioni, utilizzando una piattaforma digitale realizzata apposta, ma anche con tanto lavoro “uno a uno” non virtuale: interventi a presentazioni, a convegni, un miliardo di caffè e di aperitivi, due miliardi di chiacchierate (discussioni, talvolta litigi) informali.

Una paziente tessitura di rapporti fra esseri umani realizzata non andando a casaccio, naturalmente, ma seguendo un preciso metodo di lavoro, che trae le sue origini dal concetto di “mobilitazione dell’intelligenza collettiva” di Fabrizio Barca ed è stato sviluppato da Alberto Cottica – nostro capoprogetto, nel caso di Matera 2019 – nel suo “Wikicrazia. L’azione di governo al tempo della rete”.

Matera, come sappiamo tutti, ha vinto.

Questo vuol dire che – insieme a tutto il resto – è stato vincente anche un certo modello di comunità. Il nostro motto, “la differenza fra il dire e il fare è il fare” ce lo siamo stampato pure sulle magliette. La verità è che si è coagulata intorno al progetto una generazione di lucani che era stufa di fare anticamera con il cappello in mano per chiedere le risorse necessarie ad organizzare qualunque cosa. Cercavamo una via d’uscita, e piano piano abbiamo capito che potevamo fare da soli. Quando una community è ben impostata e sviluppata, e sufficientemente grande, infatti, dove non arrivo io arriva un altro. Se io non sono esperto di qualcosa, forse lo è qualcun altro. La mia idea può essere arricchita dal contributo di tutti. La creatività, e l’apporto collettivo, consentono di fare cose bellissime a costi irrisori. Si crea un circolo virtuoso nel quale la comunità aumenta i suoi iscritti, si cementa, espelle con un meccanismo automatico di legittimazione del proprio lavoro gli elementi di disturbo.

Il sogno possibile si sostanzia in gruppi di cittadini che lavorano ad idee per il bene comune, che riescono a realizzare queste idee totalmente dal basso, senza coinvolgere mai le istituzioni, e lo fanno così bene che alla fine sono le istituzioni, di qualunque livello, a cercare i cittadini per capire cosa stiano facendo, e magari contribuire, o abilitare a fare.

Ma anche a prescindere dalla scientificità pianificata del lavoro su Matera, iniziative del genere sono ormai visibili ovunque: i Potentini Armati di Zappa (PAZ) che curano gratuitamente il verde pubblico di un parco cittadino, il gruppo di volontari sotto la guida di un architetto che si mobilita per ripulire dai graffiti i vicoli del centro storico di Potenza, la mappatura su piattaforme open di Matera città (ma anche di Pignola e Tricarico), la mappatura open dei sentieri da percorrere a piedi, o delle strade di interesse turistico della regione, il Comitato che raccoglie quasi 12.000 firme per chiedere la sistemazione a parco pubblico di un’area abbandonata alle porte del capoluogo, Magazzini Sociali che realizza a Potenza un hub per lo smistamento delle collette alimentari e la raccolta antispreco di eccedenze di cibo da ristoranti e trattorie.

“Accendere fuochi, non riempire secchi” per una voglia di mobilitazione collettiva che continua a crescere. I lucani stanno imparando un modo nuovo di lavorare insieme, stanno mettendo in atto una rivoluzione silenziosa. Che non tarderà ad esplodere.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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