POTENZA E LA TEORIA DEI VETRI ROTTI

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C’è una vecchia, malinconica canzone di Bruno Martino che si intitolava “Odio l’estate”, perché gli ricordava di un amore finito male. Tutti odiamo visceralmente qualcosa, per varie ragioni a volte spiegabili, a volte meno. Io odio le carte. Non solo tutta quella inutile montagna di burocrazia con la quale siamo costretti a convivere ogni giorno, ma anche tutte quelle carte che rappresentano delle inutili dichiarazioni di intenti tra due o più parti, ma che poi non vengono realizzate nemmeno minimamente, finendo con l’allontanare ancora di più coloro che da quelle carte dovrebbero sancire un patto di collaborazione. Vengo al punto. Tutti, nostro malgrado, conosciamo lo stato di degrado in cui versa gran parte della città di Potenza. Sono sempre di più coloro che si lamentano di sporcizia, rifiuti, scritte abominevoli su tutti i muri, dal centro storico alla periferia, insegne e indicazini farraginose senza alcuna logica, manifesti pubblicitari strappati, anarchia totale nelle affissioni, e via dicendo. Ogni volta che assisto a spettacoli di questo genere, mi chiedo cosa potrebbe pensare il forestiero che entra in città e si imbatte in questa vergognosa immagine che il capoluogo di regione offre di se stesso. Mi chiedo poi se la città, come qualunque città normale, non sia dotata di una specie di regolamento del decoro urbano che qualche autorità dovrebbe far rispettare. Ed ecco che mi imbatto nel documento più comico che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. La Carta dei Servizi del Corpo di Polizia Locale. Lo apro ansioso di capire come i tutori dell’Ordine abbiano disciplinato la materia.

Le notizie che ci trovo sono, come molte cose in questa città, enigmatiche e anche un po’ emblematiche, come ad esempio la considerazione che “Potenza è profondamente cambiata negli ultimi anni e il Corpo di Polizia Locale si è, di volta in volta, adattato al cambiamento plasmandosi a misura della città, al fine di fornire sempre un servizio improntato su standars di alta qualità”. È scritto proprio così. Si sono adattati al cambiamento.

Poi notizie su organigramma, dotazione di strumentazione, compiti e mansioni che l’organo dichiara di assolvere, con frasi ed espressioni roboanti quali: stakeholders, customer satisfaction, front office e feedback per monitorare i trend, a significare anche del respiro internazionale di un Corpo di Polizia moderno ed efficace.

Tra le Funzioni di cui la Polizia locale si attribuisce, ci sono anche i seguenti punti:

1. difesa del consumatore;

2. controllo e accertamento delle violazioni di legge in materia di commercio in sede fissa e ambulante, ecc.;

3. lotta all’abusivismo commerciale (scritto proprio così, in grassetto).

Come se a Via del Gallitello non ci passassero mai e nessuno avesse visto, ad ogni angolo, camion di ogni foggia vendere ogni genere di merci (dalla frutta ai giocattoli per bambini) senza avere alcun permesso né licenza.

Poco più avanti, ecco l’immancabile riferimento alla funzione di Polizia ambientale e decoro urbano. Che cosa vogliono dire tutte queste (ed altre centinaia di attribuzioni che sarebbe troppo lungo elencare)? Cosa rappresenta una pubblica Carta dei Servizi dell’organod i controllo della qualità della vita di una città se poi, nella prassi, ciò che il cittadino vive (non percepisce) èp di segno completamente opposto? A cosa serve istituire un questionario/indagine sulla soddisfazione dell’utente se non è mai stato somministrato? A che serve un documento appositamente predisposto nella specifica categoria: “Strumenti di tutela a disposizione del cittadino” con tanto di scheda per inoltrare reclami? Voi non lo vedete quello di cui la città ha bisogno? Per agire avete bisogno di uno strumento innescato dai cittadini oppure avete la facoltà di agire per risollevare le sorti di una città che sta dando di sé un’immagine disastrosa? Colpa della politica che non vi dà i necessari input? E allora questa Carta dei Servizi a che serve?

Non dico di arrivare alla https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_delle_finestre_rotte con la quale Rudolph Giuliano risolse problemi di vivibilità urbana a New York negli anni 90, ma almeno il minimo decoro che impone il buonsenso. Ecco perché odio le carte. Odio tutte quelle carte che servono solo a pulirsi la coscienza mentre sarebbero più utili se usate per pulirsi altre cose.

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1 commento

  1. Enrico Fasulo il

    Matteo Renzi (e prima di lui Berlusconi) insegna: le cose basta dirle e ripeterle (non farle) , prima o poi la gente si convince e ci crede. Ecco a cosa serve la “Carta dei Servizi del Corpo di Polizia Locale”.

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