I RAGAZZI DEL “CAMPO SPORTIVO”

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Ho avuto richiesta di raccontare il mio periodo di vita a Potenza… Avevo cinque anni, ne sono trascorsi sessantacinque, la memoria ferrea, mi è di aiuto. Correva l’anno 1953, Luglio. C’era sole in quella valle solitaria, una distesa verdeoro che si arrampicava dolcemente verso l’alta collina ; dalla parte opposta, due tratte ferroviarie che camminavano parallele, l’una dello Stato,l’altra della Calabro Lucana e una rotabile che arrivava quasi dentro il cortile dell’ospedale di santa maria. Quella vallata dove incominciavano a sorgere le prime case era detta Verderuolo, disabitata, fertile, con terreni acquitrinosi, fatti di pozze d’acqua da dove giungeva il gracidare di rane . La strada era denominata Angilla Vecchia, iniziava in forte discesa dall’incrocio di via Mazzini, dove si immettevano la Discesa di San Gerardo, via Cavour e via Ciccotti, proprio dove, appiccicato ad una parete di un immobile, un lampeggiatore allertava pedoni, automobilisti e contadini con bestie da soma del pericoloso incrocio. Sulla destra il cancello di una bella villa giardino, con campo da tennis e una pista da ballo, fontane artistiche, viali alberati. Sulla sinistra due vecchie case in pietra; nei pressi di una fontanella, un giovane fabbro  dai capelli biondi, picchiava col martello il ferro arroventato sull’incudine. Più giù, una croce di Sant’Andrea, snervante per i passanti con suono e luci rosse, dove era lunga l’attesa che passasse una minuscola littorina. Poi, si procedeva a fianco del mattatoio con un bel palazzotto, dopo una breve discesa sempre a sinistra c’erano casupole disposte a elle, case Brancati, misere e precarie dove andai ad abitare. Infine, a cento metri, c’era una fattoria e poco prima del cancello dell’ospedale, una trattoria. Poi ho abitato al palazzo dei pompieri a San Rocco. Se a Verderuolo ero l’unico bambino, quì ne trovai tanti: E.Triani, il fratello, gli Scaglione, Tonio, Eugenio i Bochicchio, i Benedetto, i Bonitatibus, i Molinari, infine la “ciurmaglia” del quartiere cinese. La caserma dei pompieri mi attraeva più della chiesa, il cui parroco, mi parve, avesse a simpatia, particolarità per i fiori di bianco immacolato. Infine, una casa nuova al “”campo sportivo””. I nuovi amici e tanti,tanti ricordi

 

I RAGAZZI DEL CAMPO SPORTIVO VIVIANI.

Eravamo speciali: eravamo veri amici con amicizie nate verso la fine degli anni cinquanta.
Da poco tempo avevano finito di costruire dei palazzi di fronte al Viviani, uno era detto “”dei ferrovieri”” a questi, alle loro spalle, ne aggiunsero un paio in via Leonardo da Vinci e i cinque palazzi gemelli di via Ariosto e della breve via Torricelli parallele ed in mezzo a viale Marconi e la già nominata via Da Vinci che, da quelle parti, era solo un abbozzo verso via Vaccaro, Castello.
Questo abbozzo di strada, quando pioveva, diveniva un torrente straripante verso i palazzi citati, posti più in basso.
Noi, ragazzini e ragazzine, iniziammo a conoscerci, dopo esserci osservati timidamente: eravamo tutti nuovi in quel luogo, dove i ragazzi del palazzo dei pompieri avevano il privilegio di avere un giardino tutto loro, dove Angioletto G. si divertiva a fare l’indiano a petto in fuori, viso colorato frecce nelle mani e arco appeso al collo e di traverso a spalla e petto, Tanino, il fratello maggiore, giocherellava con un pallone con Rocchino S. ed il coriaceo Vista.
Nicola B. Inseguiva sogni nel basketball e venne fuori un atletico campioncino, se la intendeva con i fratelli Antonio e Bruno, che avevano due fratelli maggiori, con le loro amicizie in via Pretoria, Filippo e Pino M.
Eravamo in tanti nello spazio di pochi anni di differenza: c’era Cenzino Tolve. ed il fratello maggiore Michele, io,  Volini e le tante sorelle, Maria Pace, Uva e i Lardo, un pò appartati, Pinuccio Boezio. 
Poi, Peppino Raciti, di Zafferana Etnea,e Riccardo del Giudice e sua sorella, un fiorellino appena nato. C’erano i fratelli Quaratino, con Angelo che ne era il maggiore. 
Tra noi c’era Tonino Zumpano, il più simpatico di tutti, era piccino piccino piccino, un magro bambolotto che non cresceva, ma sempre sorridente e ben voluto da tutti, aveva un fratello maggiore. Poi, da non dimenticare, il futuro ingegnere Cancellieri spintosi alla realizzazione di opere colossali, tra le maggiori d’Italia , compreso i preliminari del ponte di Messina.
Alberto Signorile, Gino Santopietro i fratelli Molinari e infine Pasquale facevano parte di contorno nel gruppo.
A noi si aggiungevano i fratelli De Santis, poi trasferitisi altrove, i Polino, i Benedetto, i Di Bari e Gioioso.
I negozi erano piccoli e graziosi: bottegucce rionali di materie prime: con uno che vendeva carboni e contemporaneamente prodotti per la pulizia della casa, un deposito, a seguire ad un posto rionale di Polizia dello Stato, poi sede della Democrazia Cristiana dove giocavamo gratis a calcio balilla, poi una latteria, un calzolaio, un macellaio, un fruttivendolo, una fornita salumeria ed una cantina di vini che fungeva anche da osteria per i paesani di passaggio. E poi ancora una seconda salumeria del campione di ciclismo regionale Biagio Pecora, 
Ed ora racconto un pò delle fanciulle, di questo luogo. 
Diverse tra loro, ma tutte belle, ed erano tante, tutti i ragazzi, prima nominati avevano sorelle, eccezione per i Lardo, Uva, e i Quaratino , la cui madre era nata al nord: si capiva e si vedeva subito  che era ” straniera” ,dall’aspetto e dall’accento, una donna gentile e premurosa.
Le ragazze facevano capo ad Anna M. vera dominatrice, a sua sorella Teresa, alle quattro sorelle Tolve, ad Anna Colangelo a Virginia e Carla Lanzi, alle Volini, alla vispa Anna Santarsiere, alla furba Graziella, alla riservata M..Bux e alla dolce Assunta Tundo e a tante altre, tutte amiche di giochi adolescenziali: palla prigioniera, i vari girotondi, a squadre correre per acchiappare un fazzoletto sorretto da un arbitro, a tamburello, a quelle due palline infernali che sbattevano, a jojò,  Poi noi  iniziammo  a fare giochi da maschietti, la guerre, a preso preso, al lupo, a drago con palline di vetro, poi spianammo dietro un palazzo di via Ariosto e ci costruimmo il “”nostro campetto da calcio” rettangolare, piccolo ma bello.
Quante accanite partite. Poi passammo al Viviani, per fare atletica, ci iscrivemmo nelle giovanili del Potenza, Invicta, De Gasperi, allievi e Beretti.
Intanto gli anni passavano, qualcuno di noi faceva coppia con delle ragazze “nostrane”di quel luogo, ci furono in seguito anche matrimoni di ragazzi e ragazze quì vissuti.
Molti di noi si sono Laureati, altri hanno cercato lavoro dopo un diploma o senza diploma.
Chi ha rincorso il posto in banca, chi in enti provinciali, chi in ospedale, chi si è messo a lavorare nelle industrie, che aprivano come funghi: la Ferriera, l’Italtractor, la Robotti, Boccia, la Chimica Lucana, la Ponteggi Dalmine, Santangelo, la centrale del latte il grande molino.
Ne sono passati di anni da allora, siamo tutti nonni e zii, le amicizie si sono allargate ai colleghi di lavoro, ai parenti di oguno, tanti hanno visto i genitori, fratelli sorelle salire al cospetto di Dio, chi giovane, chi meno giovane, ma tutti bravissimi ed affettuosi, al loro posto abbiamo figli e nipoti, giovani o bambini, ma tutti “”figli del Campo Sportivo”” di quelli che, lasciate le palle di pezza negli spiazzi del rion, erano entrati di diritto nel loro campo sportivo, in tuta a difendere i colori della scuola o della società di atletica. In una Potenza viva, che cresceva in abitanti, nel lavoro, nella cultura, e che nel calcio sfiorava la serie A, si costruivano fondovalli veloci, si iniziava la pista di un aeroporto che non verrà mai. Poi la frenata:  una politica meno solidale, Terremoto, Petrolio. Questo lasciamolo raccontare ad altri.
Noi, siamo quelli del Campo Sportivo Viviani, racchiusi tra rione Castello via Da Vinci e viale Marconi che, ci scambiano ancora opinioni, utilizziamo internet per rinverdire amicizie o per ritrovarle. Certo conversazioni di circostanza rispetto a quando si parlava di esami, di ragazze, di avventure e qualcuno la sparava grossa o si faceva acchiappare solo al buio nella macchina fregata al padre con l’intenzione dichiarata di portarvi una ragazza, che ovviamente non c’era. E poi ,un accordo di chitarra, o una conversazione sul futuro.
Ora parliamo di quei tempi, mentre soffriamo di acciacchi, con le canizie della nostra età, con le nostre rughe, con denti più bianchi di allora, con la compagna di sempre, con la nostra pensione, e ,da qualche anno, con Facebook.
Ma noi del Campo Sportivo, non siamo amici virtuali, noi siamo amici veri.
Con ricorrente tristezza a, ripenso spesso a chi di noi è volato al cielo, tutte e tutti troppo giovani, vite spezzate dal destino in modo crudele, ragione per cui, la loro assenza è ancora pena nel cuore di chi vive. Per questo sono ritornato su questo argomento, per rendere loro ancora un omaggio di amicizia spirituale.
Amicizie….indimenticabili.
È pur vero che tramite il web, abbiamo contattato altri di noi, che non vedevamo, come quel caro amico, il cui nome riporto sorridendo, che avevo perso: Rocco Rosa, il vero saggio di allora e di adesso.

di Domenico Friolo
Novembre 2017 Marburg

 

 
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