by ROCCO ROSA
Se cosi’ si può dire, il petrolio è rimasto logisticamente e politicamente fuori dal teatro Duni, nella visita di Renzi a Matera. Fisicamente la contestazione a Renzi si è collocata davanti al teatro, ed era un fronte arrabbiato quanto variegato. Dentro invece, non una parola sul petrolio in una regione che pure, con misura e con garbo, gli aveva presentato il conto di un superamento del referendum. Si è capito allora che Renzi ha già la testa altrove e che avendo aperto il giorno prima la campagna referendaria sulle riforme costituzionali, non intende derogare di un millimetro verso altri problemi, fossero pure importanti e di stringente attualità. Venuti meno questi riferimenti, la giornata lucana di Renzi è diventato un omaggio a Matera, punto e basta, un omaggio al ruolo di città della cultura, a quello che deve rappresentare in Europa, a quello che bisogna o non bisogna fare per prendere la strada di un rilancio duraturo e permanente della città dei Sassi e dell’intero territorio regionale. Si perché, che la Basilicata sia ormai Materacentrica, non v’è dubbio alcuno e nemmeno bisogna scandalizzarsi più di tanto, considerato che la toscana è Firenzecentrica. Bisogna , al contrario, recuperare una diversa visione di sviluppo che punti sulle eccellenze regionali, dal punto di vista culturale, turistico, agroalimentare. E che in preparazione di questa visita ,il Cipe si sia mosso investendo in cultura e ricerca e che il Ministro Franceschini abbia sbloccato i 28 milioni per opere urgenti a Matera, non sono una coincidenza, ma le tappe scandite di un ospite che non arrivava a mani vuote. Di politicamente rilevante c’è solo che Pittella e Renzi hanno fatto gioco di squadra , impostando i loro interventi sulle cose fatte a Roma e a Potenza, sui programmi che ci sono, sui risultati che se non sono arrivati stanno per arrivare. Se si fossero tenuti per mano , parlando insieme, la rappresentazione di concordia sarebbe stata plasticamente evidente. Di tutta la giornata , noi abbiamo capito solo una cosa: che per sei mesi non vorranno sentire ragione, perché ad ottobre si giocano il futuro, Renzi e i Renziani della prim’ora, della second’ora di complemento e di sfuggita. Rassegniamoci, in politica per contare bisogna prima esistere. E il giocatore Renzi ha messo sul tavolo una pistola, vicino all’ultima carta da gioco.Avevamo intitolato ieri: Renzi a Matera ,non solo cultura; oggi possiamo tranquillamente dire:Renzi a Matera : solo cultura!