Confesso di essere rimasto spiazzato dal niet di Renzi alla possibile apertura ai cinque stelle, sia pure in modi cauti, che pretendano discussioni e garanzie ,oltre che le scuse per le accuse finora vomitategli addosso dai cinque stelle. Mi sembrava che ci fosse un po’ di tatticismo in questo non voler discutere a nessun costo e che questo tatticismo mirava ad alzare il prezzo, a ottenere il ristoro per essere stato l’agnello sacrificale nella propaganda pentastellata, a riottenere la dignità che gli era stata tolta come leader di un partito che pure ha tirato il paese dalle sabbie mobili in cui era caduto. Invece Renzi fa dannatamente sul serio, non ne vuole sapere e , forte dei suoi uomini in direzione e nei gruppi, sta facendo naufragare anche questo ultimo tentativo, fallito il quale ci può essere solo la decisione di un governo del presidente che porti verso il voto, magari lo stesso Governo Gentiloni. Ma i rischi che da questo ulteriore braccio di ferro interno al Pd e da questa divaricazione evidente tra chi vuole comunque un accordo con i cinque stelle e chi, come Renzi ,non lo vuole, sono enormi e la loro sottovalutazione è motivo di forte inquietudine in quei cinque milioni di elettori che pure hanno onorato il patto di fedeltà al partito. Per potersi riprendere, il Pd ha necessità di mettere all’opera i vincitori, almeno per un annetto. Ma questo non può avvenire perché un governo Lega-5 stelle non si può fare, primo perché Salvini non è in condizione di potersi staccare da Berlusconi ( chissà perché), e secondo perché Di Maio non può tenere Berlusconi attaccato a Salvini, per non essere preso a fischi dalla sua base elettorale. Fischi che gli arriverebbero comunque se aprisse al Pd dopo le contumelie e le accuse di male assoluto rivolte a questo partito in campagna elettorale. Quindi, per veti incrociati, la strada per il voto diventa un’autostrada e chi pensa che il Pd, cambiando faccia e nome, possa recuperare in pochi mesi la credibilità perduta non deve essere sano di mente. Si va al voto per far uscire un bipolarismo perfetto? Si ma solo con i cinque stelle che assorbono quello che resta del Pd perché la destra sta bene e le elezioni non le fanno paura. Vuole Renzi capire che il solo modo per recuperare il terreno perduto è di far governare uno dei vincitori e di evidenziarne i limiti programmatici, culturali e comportamentali. E che questi limiti mentre si evidenziano nei cinque stelle, non sono riscontrabili nel raggruppamento di destra che già governa, e bene, alcune grandi regioni del Nord, vedi Veneto, Lombardia, Liguria e , fra poco, Friuli? E dunque sarebbe saggio non un’alleanza ma un appoggio esterno: un governo di minoranza di Di Maio, sorretto dalla adesione non acritica del Pd a garanzia di un percorso che non stravolga le cose fatte ma che possibilmente le porti avanti . E poi, di fronte ad una scelta così vitale per la esistenza stessa del pd, si possono prendere decisioni al vertice senza minimamente ascoltare il pensiero della base? Se di suicidio politico si tratta, non si può decidere per gli altri, perché sarebbe omicidio o strage di innocenti. Il generale Custer non è passato alla storia per il suo eroismo, ma perchè ha sacrificato un esercito. Giuseppe Digilio
RENZI VUOLE FARE IL GENERALE CUSTER
0
Condividi