RICOMINCIAMO DA TRE: NO AUTONOMIA DIFFERENZIATA, SPACCAITALIA, ULTERIORE MARGINALIZZAZIONE DELLE AREE PIÙ FRAGILI

0


Margherita E. Torrio

Si è costituito, a Potenza, il comitato referendario provinciale per l’abrogazione della legge n.86 del 26 giugno 2024 sull’autonomia differenziata. Chiamati ad un impegno anche organizzativo e logistico i sindacati Cgil e Uil, presenti e partecipi in prima fila numerosi partiti e associazioni. La conferenza stampa nel capoluogo lucano, il 19 luglio, nella sala B del Consiglio della Regione Basilicata, è servita a illustrare le motivazioni della mobilitazione per una campagna di raccolta
firme, 500.000, per un referendum abrogativo e le modalità con cui si procederà, in tutto il territorio della Basilicata, in vista dell’impegno per la successiva campagna referendaria. Sono coinvolte, naturalmente, le associazioni, già da tempo impegnate contro l’autonomia differenziata, e tantissime altre; il comitato, d’altra parte, lancia un appello a tutte le realtà politiche, partitiche e associative ad aderire. La organizzazione parte da lontano, dalle prime manifestazioni organizzate a Roma, come ‘ Via Maestra’, a cominciare da quella del 7 ottobre dello scorso anno, con le tante assemblee organizzate nei mesi successivi. L’assemblea del 17 giugno si era incentrata su una relazione di Christian Ferrari della Cgil, molto puntuale e precisa, e sul successivo dibattito che rimarcavano la necessità di tenere unita la questione democratica con quella sociale; che l’Autonomia differenziata è solo un primo ma importante passo per ‘sovvertire la discussione’ cui seguono, nella tempistica parlamentare, il premierato e la controriforma della giustizia, frutto dello
scambio tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, a danno del Paese intero; che la questione era decidere se e come promuovere un referendum sul ddl Calderoli una volta divenuto legge. Coinvolti già nelle precedenti fasi i segretari dei partiti e i capigruppo. Anche la Uil si rendeva ampiamente disponibile a partecipare a tutta la campagna. Da lì si avviavano anche i solleciti alle Regioni a sollevare in via diretta presso la Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale come previsto dall’art.127 secondo comma Costituzione e la richiesta a cinque regioni disponibili di promuovere il referendum contro il ddl Calderoli, non in alternativa ma in aggiunta alla raccolta delle firme, come precisato nell’art. 75 primo comma della Costituzione.
Appena la legge è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, sono state avviate le procedure per la raccolta delle firme (che devono essere almeno 550mila (500mila più un margine di sicurezza) entro il 30 settembre, per potere tenere il referendum nella primavera del 2025 La scelta è stata di andare a un solo quesito interamente abrogativo della legge Calderoli. Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale è chiaramente ampiamente impegnato in questa campagna perché l’autonomia differenziata deve essere fermata anche per fermare le altre due ‘deforme’ di Stato e di Governo, messe in campo dalle forze di maggioranza. Se in Parlamento non è stato possibile ora dovranno essere i cittadini ad intervenire contro l’autonomia differenziata, poi contro il premierato anche se questo arriverà più avanti per i tempi diversi. I referendum sono, ormai, diventati inevitabili per fermare lo stravolgimento della Costituzione visto che le destre stanno andando in quel senso, approfittando del premio di maggioranza del 15 % di cui godono. I referendum potranno essere un incentivo per riportare alla partecipazione, contro l’ astensionismo. I referendum chiameranno elettrici ed elettori a decidere, mettendo insieme una rete di  Comitati. E’ implicito anche l’obiettivo di ridare ruolo e forza a partiti non personali, sollecitando su temi e valori; in attesa di ritornare su regole elettorali, ampiamente responsabili dell’astensione perché hanno troncato ogni rapporto diretto tra elettore ed eletto. Difendere la Costituzione del 1948, chiedere che i cittadini si esprimano con un referendum significa spingere a partecipare realmente così che la società possa a sua volta crescere in modo più solidale e meno disuguale, significa fermare il tentativo di smantellare la Repubblica definita da quella Costituzione, anche con il premierato e i nuovi limiti alla pubblicazione di intercettazioni di interesse pubblico, il divieto di appellare le sentenze di proscioglimento per una gran massa di reati, l’appesantimento della procedura penale in tema di misure cautelari che porterà all’ingolfamento dei tribunali, criminalizzando, nel contempo, il disagio e le marginalità sociali. Ecco perché il Coordinamento per la democrazia costituzionale, insieme con cittadini, partiti, sindacati, associazioni, costituitisi in comitati territoriali, si oppongono, raccogliendo le firme necessarie alla richiesta di referendum, continuando a informare l’opinione pubblica e animando la mobilitazione della società civile. La campagna per il referendum per abrogare la legge Calderoli sull’autonomia regionale differenziata è iniziata. Non era scontato che tanti e tante sigle riuscissero a costituire uno schieramento politico e sociale così ampio per questo referendum. Anche a Potenza si è ulteriormente formalizzato il comitato, con nuove adesioni e la organizzazione delle procedure inerenti la raccolta delle firme, banchetti, eventuali altre iniziative. Con uno sguardo alla Via Maestra, oltre al CDC, la CGIL, la UIL, il PD, Verdi, il PSI, un ampio schieramento di associazioni, il M5S, Sinistra italiana, Basilicata possibile, Basilicata casa comune, Italia viva Basilicata, Verdi, Partito della Rifondazione Comunista, Arci Basilicata, Uds Potenza,Comitato No Ad, La via maestra, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Acli, Wwf Potenza, Legambiente Basilicata, Anpi Potenza, Rete degli studenti medi Basilicata, Comunità e sviluppo Basilicata, Comitato per la pace Potenza, Lucania World, Naturaempatia, Aps, Auser Basilicata, Confapi Potenza, Lega Coop Basilicata, Agedo Potenza, Carta di Venosa ed altri che si stanno aggiungendo. È uno schieramento ampio, porta, senz’altro con sé, anche formule, modi, slogan, culture ideologiche, pre visioni diversi. Sarà un bene e una ricchezza, la diversità di accenti farà bene al referendum perché tutti vorranno, dovranno far prevalere la visione del solo obiettivo, abrogare la legge. E’ uno schieramento ampio che ha iniziato il cammino. Dopo aver portato le firme alla Corte costituzionale, come di prassi, bisognerà convincere la maggioranza degli elettori ad andare a votare e questo sarebbe un ricostituente per la nostra democrazia. L’esito non è scontato, le destre punteranno sull’astensione, noi dobbiamo conquistare al voto. L’alternativa politica alle destre può giovarsi di questo referendum abrogativo. Ora reagiscono in modo rabbioso, irridente, un po’; isterico dall’altra parte. Certamente gli attacchi continueranno. Così come continuerà la lotta contro una legge sbagliata, divisiva, lacerante per il Paese. che finirebbe per dividere l’Italia e danneggiare tutte le regioni, al contrario di quanto affermato dalla Lega. Chi ironizza su una foto di gruppo ampia per i tanti soggetti coinvolti dimentica che  ugualmente variegati sono i sostenitori delle deforme, fra loro fortemente divisi su tutto, anche sulla scelta delle tre deforme bandiera, uniti solo dalla volontà di tenersi stretto, strettissimo il potere raggiunto con quel 15% di premio di maggioranza. L’autonomia differenzia, nell’intervento sulla Costituzione del 2001, fu voluta da partiti di centro sinistra, nei governi passati? Certo, come altre leggi fatte passare superficialmente e, grave, spesso o con molta ingenuità o molto strumentalmente per accordi. Ottimi motivi per fare ammenda e liberarcene. Ora deve prevalere l’obiettivo, con il referendum, di cancellare una legge che non solo porterebbe l’Italia a prima dell’unità nazionale, dando vita a 20 staterelli, concorrenti fra loro anche su materie fondamentali (anche per le imprese) e sui rapporti con l’estero. Il referendum abrogativo offre un’occasione anche a chi si è accorto tardi del pericolo. Certo un referendum non basta, occorrono un progetto e uno schieramento alternativi in grado di riportare la politica, di riportare al centro del dibattito le questioni fondamentali che il Paese vive, di avviare un altro progetto di Italia, di partecipazione, di sviluppo. E battere le destre, quando sarà il momento. E, intanto, partono anche i ricorsi delle Regioni alla Consulta.

Condividi

Sull' Autore

Margherita Enrichetta Torrio nata a Potenza nel 1948, laureata in lettere classiche presso la “Federico II” di Napoli, dopo aver collaborato sugli scavi della Villa a Grumento e dell’area sacra di Metaponto con il prof. Dinu Adameșteanu, ha insegnato nei Licei, contribuendo alla realizzazione di progetti sulla didattica. Ha pubblicato, in particolare, Didattica del latino su Choros, del cui Comitato di redazione ha fatto parte, Rivista lucana di cultura, n.1, Anno I, 1987; Fiction e realtà dal romanzo greco al romanzo latino in AA.VV.,Letture di Finzioni , edito a cura del CIDI di Potenza, edizione Il Salice, 1991. Ha vinto la 1° edizione del Premio Nazionale “Filosofi Lucani” sez. Docenti Scuola superiore, a cura dell’Istituto lucano per gli studi filosofici, con Orazio una concezione di vita, ed. Ermes, 1993. Per la Dante Alighieri partecipò, nello stesso anno, con un suo contributo al Processo a D’Annunzio e con una lezione su Leopardi, aspetti e letture. Sporadiche esperienze anche con l’Università di Basilicata. Ha pubblicato, con la Calice, Le Mimose, Da Montocchio alle Ande. Beatrice Viggiani. Non più impegnata politicamente, segue e collabora con il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. Iscritta all’Ordine dei giornalisti, ha pubblicato su Il Lucano e su cartacei o online, in regione e a Napoli.

Lascia un Commento