Se da un parte c’è disponibilità a non mettere la propria persona avanti, dall’altra non ci può essere l’arroganza di partire con i veti. Lo sforzo del segretario regionale del Pd, di riunire la compagine del Centrosinistra o quello che ne resta, potrebbe essere messo in discussione da una falsa partenza , quella di parlare delle persone prima che dei contenuti. Agevola questo tentativo il fatto che nella compagine non c’è nessuno che possa dire “ io ho vinto”, perché ci sono state mazzate per tutti, quelli esposti in prima persona e quelli che non si sono o non si sono voluti esporre. Liberi e uguali che aveva fatto la campagna elettorale più contro qualcuno che per qualcosa, ha perso come e più degli altri ; la stessa cosa per il centro, la cui idiosincrasia a trovarsi una casa unica la dice molto sul fatto che dietro i colonnelli in cerca di nuove battaglie ci siano anche i soldati. Casini pensa a farsi l’ennesimo partitino e già si muovono verso l’ultimo democristiano rimasto persone come Tabacci a Roma e Mollica e Massimo Molinari a Potenza. Se c’è Mollica da una parte è difficile che dalla stessa parte ci sia anche Aurelio Pace . Logica vorrebbe che gli zero virgola stessero tutti insieme, ma la logica in politica è sempre perdente rispetto al protagonismo individuale e all’incapacità di fare squadra. Ma questa costellazione di pianetini ha sempre fatto da contorno rispetto al pianeta principale che era costituito dal Pd. Il vero problema è che un centrosinistra non può partire da una ammucchiata di sigle ,ognuno responsabilizzata a prendere i voti. Deve partire da un’anima e da una base: e cioè la definizione della sinistra e la definizione del centro. Già lo stesso fatto di invitare tutti alla stessa riunione , anziché confrontarsi prima a sinistra e poi allargare agli altri, è segno che non c’è quella attenzione a fare di una ricomposizione vera l’arma per affrontare il futuro. Perché qui, al di là del dato elettorale, se la sinistra non riesce ad identificarsi come casa comune e come risposta ad una esperienza che li ha visti perdenti, e continua invece a scimmiottare le battaglie all’ultimo sangue dei nobili decaduti ma ancora in preda al furore bellico ( magari intorno alle ultime posizioni di potere da distribuire priuma del voto), allora non c’è ripartenza e non c’è che un’altra brutta avventura elettorale, magari ripetendo le grandiose avventure politiche delle due anatre zoppe esistenti a Potenza e Matera, con un Presidente Grillino e un consiglio regionale così mal congegnato che si dovrà tornare al voto. In verità , leggendo tra le righe e con attenzione le cose che ha detto Speranza , in una assemblea che peraltro ha visto tutte le componenti insieme, anche quelle che erano state mortificate in sede di candidature ( e questo è un bel segnale) , ci si rende conto che c’è una volontà costruttiva e soprattutto che quando si parla di una esperienza finita non è rivolta alle persone ma ad un cambio generazionale che si impone per tutti, come prologo di un rinnovamento nelle idee, nelle rappresentanze e nei programmi. C’è chi dice che i pochi parlamentari dell’ex armata lucana del pd si parlano a Roma , e non solo per farsi coraggio a vicenda. e P Perche’ partite da LEU ? Perche’ forse la formazione di Speranza non e’ in grado di far vincere , ma se si mette di traverso sicuramente e’ in grado di far perdere. Speriamo che facciano le riflessioni giuste. Rocco Rosa
RICOMINCIARE…IL CENTRO SINISTRA LUCANO FATICA A RIALZARSI
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