RICORDANZE DI FILIANO

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Dott.ssa Margherita Marzario

Attraversando la Basilicata, sotto Calciano, Grassano e Albano, e salendo verso il foggiano, tra Lagopesole e Atella, nel mezzo del cammin di mia vita, ovvero alla vigilia dei miei primi 35 anni, mi ritrovai a Filiano, paese dal nome arcano, più minuscolo di un quartiere di Milano, che è nato staccandosi dal comune di Avigliano.
Si trova in un territorio montano che volge verso un altopiano che si distende ai piedi del Vulture, ormai spento vulcano.
Nelle terre attorno più che distese di grano e qualche mandriano, si vedono pecore perché qui si produce il pecorino che in regione è più gradito del parmigiano e dell’economia locale è un volano, anche se non è noto come il pecorino sardo o romano. Poco lontano ci sono i resti di un preistorico insediamento umano, più piccolo di quello del capoluogo materano.
La vita procede piano, ma in caso di difficoltà tutti sono solerti a darsi una mano come nel volontariato vincenziano. Uno dei luoghi più frequentati è l’edicola dove ad una piacevole chiacchierata si unisce una sbirciata al fresco quotidiano e qualche battuta con umorismo napoletano. Per non parlare dell’ex mercato coperto dove i vecchietti, giocando a briscola o a scopa, fanno il passamano.
Il popolo è devotamente mariano, dai nomi di molte donne a quello del parroco che da tanti anni è don Mariano. Nella contrada di Sterpito non mancano i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio padovano. Tutte le feste, da quella di San Giuseppe alla sagra di settembre, sono ben organizzate con impegno tutt’altro che grossolano!
Il corso è così stretto che non si può andare contromano e pochi uomini si mettono sotto la “pigna” per ripararsi dall’umido piovano e in inverno per camminare sul ghiaccio ci vorrebbe il corrimano. Ascoltando il dialetto con espressioni tra il francese e il campano, lentamente ho acquisito un fare compaesano.
Camminando ho incontrato tutte le figure umane: il pensionato sulla panchina appoggiato al suo bastone, la vecchietta che spuntava dal suo vicoletto, l’affaccendato “ferrivecchi”, il simpatico ruffiano. Mi ricordavano i personaggi in cerca d’autore del teatro pirandelliano. Che bello, è come una volta, ci si conosce tutti e ci si rispetta tutti, dal bambino all’anziano! Altrove, questo sarebbe sovrumano! Peccato che non ci sia più il cantastorie che avrebbe avuto un sacco di aneddoti da raccontare col tocco ridanciano!
All’inizio il forestiero come me è visto in modo un po’ strano come un marziano ma, poi, mi è stato garantito il saluto reverenziale come ad un capitano e un invito a condividere il loro mangiare semplice e sano. Gesti che mi han fatto sentire un calore dentro più del vecchio pastrano e un piacere immenso più del baciamano e il cui ricordo è più avvolgente di un prezioso caffettano. Perché lì un invito in casa è più di un gesto cristiano e rifiutarlo è più che villano.
Anche se appena arrivata tutto mi sembrava spartano, andando via ho lasciato un pezzo di cuore in quel posto all’ombra del castello federiciano e il pensiero ogni tanto ci torna come un gitano rimpiangendo quello stile nostrano. E così ho scoperto il profondo spirito lucano che, da millenni, aleggia da Stigliano a Pescopagano, eredità che ci han lasciato il conquistatore greco e quello romano.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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