RIFLESSIONI PACATE DI FINE ANNO

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Bello che a un certo momento la città senta il bisogno di stringersi intorno alla manifestazione più importante – quella del 31 dicembre del Capodanno Rai – e provi a distaccarsi da tutti i corvi neri, ovvero tutti quelli che trovano eccezioni e negatività a ciò che un evento del genere è in grado di significare per il comparto economico e per l’immagine della città nel suo insieme. Già, l’immagine della città. Accade che ,in occasione di eventi nei quali arrivano telecamere dall’Italia e dal mondo (esempio: visite di capi di Governo o della Chiesa), il provincialismo diffuso di cui tutto il paese è vittima, sente il bisogno – solo allora – di rifarsi i connotati, rifacendo asfalti, migliorando i marciapiedi, rimpinguando la segnaletica, eccetera. Cioè, mettendo in campo lo stesso atteggiamento del paesano di una volta che, sapendo di recarsi ad una festa, rispolvera l’abito che non metteva da quando si era sposato, o addirittura, se ne va a comprare uno nuovo. E quello che accade alla città in occasione dell’avvento delle telecamere della Rai per la celebre manifestazione di fine anno ripercorre lo stesso iter. La città prova a fare bella figura, ed è un fatto normale. Meno normale è che questa stessa bella figura non si senta di farla quotidianamente nei confronti non di interessi nazionali, ma dei propri residenti. Nonostante sia innegabile che dalla clamorosa iniziativa del Capodanno derivino un certo numero di effetti positivi sull’economia cittadina – in particolare per le attività del centro -, mi pongo invece qualche domanda più generale sulle ricadute di questo evento. La prima domanda che mi viene in mente è la stessa che qualcuno si pose all’epoca della riqualificazione di quella stessa piazza dove insisteranno le luci della ribalta nazionale, piazza Mario Pagano. All’epoca qualcuno ebbe l’ardire di farsi due domande – e stranamente non riguardavano i pali -, ma si chiedevano innanzitutto se questa fosse davvero una delle priorità della città. A cui poi seguì la seconda domanda: ok, avete deciso di riqualificare la piazza, ma non è che c’era qualche altra cosa che si poteva fare, ad esempio, recuperare lo spazio sottostante ritrovando un’area di parcheggio, visto che l’area sottostante la piazza è vuota e il problema del parcheggio appare tutt’oggi ancora privo di soluzioni? Allo stesso modo, e solo allo scopo di suscitare un dibattito che possa offrire un contributo anche critico alla scelta del Capodanno Rai, oggi pongo domande similari. Getto alla rinfusa sul tavolo come bastoncini colorati del Mikado una prima serie di questioni: era davvero questa la priorità che toccava alla città di Potenza? La città sarà sicuramente più conosciuta in termini di reputazione, ma la sua immagine sarà nettamente migliorata dopo che le telecamere si saranno spente? I problemi immani sui quali cui la città è ripiegata da anni saranno avviati a soluzione grazie a questa manifestazione? Il problema delle periferie urbane, sempre più emarginate (Serpentone e Bucaletto su tutte), l’annoso problema della mobilità e del trasporto pubblico, la questione del bilancio, le attività economiche che non stanno al centro, si avvantaggeranno da questa manifestazione? Il problema dello spopolamento demografico, la perdita progressiva di competitività del commercio e dei servizi del centro storico trarrà giovamento, al di là dei giorni di festa? E, per finire, esiste un programma di rilancio di una serie di problematiche che l’amministrazione abbia messo in campo indipendentemente dal Capodanno Rai? Se posso permettermi di offrire il mio parere personale, a me tutte queste domande gettano un po’ nello sconforto. Se dovessi rappresentare tutto questo con un’immagine, una sola, mi vengono in mente le scenografie dei film western, nei quali c’era una strada con dei palazzi tenuti da impalcature, dietro le quali non c’era nulla. E vi prego di credermi, non dico questo per disfattismo, ma per provare ad analizzare quello che resterà in città dopo che la Rai avrà smontato l’immenso palco da piazza Prefettura. Già mi sembra di vedere il silenzio che aleggia sulla piazza quando resterà nuovamente vuota, abbandonata da Amadeus e da Teo Teocoli, e sarà nuovamente ad appannaggio dei potentini che torneranno a camminare lenti su quelle piastrelle. Mi sembra anche di sentire l’eco di una vecchia canzone di Bennato, “Feste di piazza”, che alla fine dice: “restano sparsi disordinatamente i vuoti a perdere mentali abbandonati dalla gente”. Ed infine c’è l’ultima, clamorosa, e lo ammetto, anche un po’ capziosa domanda, che mi buca il cervello come un mal di testa a seguito di una sbornia natalizia: ma questa città da chi è amministrata veramente?

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