By GIANNI PETROSILLO
Eco (nel senso di Umberto) non c’è più ma resta l’eco dei suoi discorsi, non sempre memorabili.
D
ei morti non si dovrebbe parlare mai male ma, come ha scritto Fausto Carioti, noi sopravvissuti abbiamo l’obbligo della verità. Ora le sue orme saranno percorse da altri perché un venerato maestro è sempre circondato da un esercito di soliti stronzi, pronti a raccoglierne l’eredità, per parafrasare Berselli. La differenza, per quanto mi riguarda, non è abissale. Tutt’altro. Dietro un venerato maestro c’è spesso uno stronzo evoluto che ha avuto maggior successo.
Non si discute l’intelligenza del personaggio però nemmeno la superficialità di alcune sue uscite. Bolle di erudizione piene di gas venefici e nient’altro. Effettivamente, il Nostro, si era elevato da tempo in cielo come un pallone, ben prima della sua dipartita fisica, e già ci guardava tutti dall’alto in basso, nonostante avesse ancora i piedi per terra (e non per modo di dire). Proprio noi, poveri coglioni, che avremmo reso più dolce il suo viaggio di andata senza più ritorno. Parole sue per le masse dementi che restavano in questa valle di lacrime.
Non entro nel merito della sua materia semiologica perché non sarei in grado di esprimermi, non ho le competenze necessarie per farlo. Qui mi fido di chi lo riteneva un grande. Sicuramente meno grande è stato in moltissime sue valutazioni storiche in cui la spocchia soffocava il ragionamento. Eco emanava sentenze inappellabili sul mondo ma non mi pare che il processo storico abbia qualcosa a che vedere coi tribunali. Chi lo contraddiceva era un cretino. Ecco un esempio: chi votava dall’altra parte, lì dove comandano i caimani, era sicuramente arretrato, individualista, amorale e privo di senso civico. E’ un buon modo questo per intendere le dinamiche politiche e interpretare scientificamente la società? Direi di no, ma Eco si comportava così e senza remore.
Mi esprimo invece su ciò che conosco meglio ed allora mi arrischio a dire che Eco era fin troppo banale quando parlava di Marx. Una volta ha scritto: “È impressionante come il Manifesto avesse visto nascere, con un anticipo di centocinquant’anni, l’era della globalizzazione, e le forze alternative che essa avrebbe scatenato. Come a suggerirci che la globalizzazione non è un incidente avvenuto durante il percorso dell’espansione capitalistica (solo perché è caduto il muro ed è arrivato internet) ma il disegno fatale che la nuova classe emergente non poteva evitare di tracciare, anche se allora, per l’espansione dei mercati, la via più comoda (anche se più sanguinosa) si chiamava colonizzazione”.
Non è per niente vero che Marx avesse previsto la globalizzazione, almeno non fu il primo a sostenerlo, poiché prima di lui avevano anticipato questa “impressionante scoperta” i cosiddetti economisti classici. E’ tipico di studiosi che hanno frainteso Marx dire che egli anticipò la “globalizzazione capitalistica”. Va di moda nell’Accademia e nei” tolcsciò”. Il capitalismo ha sicuramente determinato la generalizzazione del mercato a livello mondiale. Se questa è l’incredibile previsione di Marx che si sarebbe avverata ai nostri giorni allora il pensatore tedesco è stato un misero seguace di Adam Smith. Fu quest’ultimo infatti a sostenere che il capitalismo è produzione generalizzata di merci, rivendicando giustamente al mercato “il grande merito di premiare chi produce meglio e a costi (impiego di risorse) minori”. Non si può sminuire così Marx e farla franca. Personalmente mi aspettava qualcosa di più da un venerato maestro. Mi ha deluso. Parce sepulto.