RITORNI

0

Giampiero D'EcclesiisGIAMPIERO D’ECCLESIIS

La via del mulino era quella più fresca, si snodava diritta tra filari di pioppi parallela al Rio delle Felci, era ombrosa d’estate ed era bello andare a passeggiare nelle mattine d’agosto per avere refrigerio dal gran caldo e con la fresca promessa del refrigerio delle acque della sorgente Acqua nera che alimentava la ruota del pozzo.

Ci andavano tutte insieme a passeggiare Rosa, Rosanna e Rosa Maria, amiche da sempre, amiche per la vita, vicine di casa, compagne di scuola, avevano percorso insieme quel viale tra pioppi da quando le prime foglie rosse di acero coprivano il sentiero fino alle sere d’estate sotto le stelle. Quel viale aveva visto i loro giochi infantili e i loro primi amori.

Poi, d’un tratto, erano diventate grandi, Rosa, figlia del medico condotto era partita per Napoli, per gli studi universitari, sarebbe diventata un medico anche lei, Rosanna si era sposata con Pino, quel ragazzone un po’ timido che la filava da quando erano ragazzini e che faceva il fabbro nel paese; Rosa Maria aveva avanzato in ordine sparso, lo studio, i libri, un tentativo all’università, poi un incontro casuale, ed aveva cominciato a scrivere, ora dopo 20 anni dalla partenza dal paese era caporedattrice in un importante quotidiano nazionale.

Tre donne, tre vite, un intreccio sciolto dalla vita.

Dopo quell’ultima riunione col comitato di redazione Rosa Maria tornò a casa stravolta,

Maledizione ! Il giornale non aveva più autonomia finanziaria, la proprietà era stata chiara, o si riusciva ad invertire la tendenza delle vendite, magari modificando in qualche misura la linea editoriale, casomai rendendola un pò più leggera (come aveva detto il Dott. Brambilla? Ah già l’aveva definita nazional-popolare), oppure il rischio di un severo ridimensionamento della redazione era dannatamente concreto.

Inutile dire che la prima poltrona a traballare era quella di Rosa Maria che aveva già avanzato la proposta delle proprie dimissioni sentendosele respingere

Abbiamo ancora fiducia in Lei dottoressa, solo mi raccomando, un po’ meno intransigente eh?-

Fumava da sola seduta nel salotto, dalla finestra al 20 piano di quell’appartamento al centro direzionale, Napoli sembrava ancora la città della magia, la luna ancora specchiata nel mare, le stelle, le luci della città. Dal ventesimo piano le colline di monnezza non si vedevano, solo qui e là qualche raro pennacchio di fumo. La situazione stava migliorando.

Quanta fatica per costruire quel suo giornale e quella redazione così tanto piena di donne di talento, aveva lottato imponendo le sue scelte riuscendo a farle prevalere in un mondo ancora pregiudizialmente declinato al maschile.

Ed ora? Andava tutto a male: crisi economica, riduzione dei lettori, poco coraggio della proprietà, opportunità politiche complottavano contro il suo lavoro. La tenacia con cui lo sguardo del suo consigliere di amministrazione di riferimento, di quello che sempre l’aveva sostenuta nelle sue scelte, evitava deliberatamente ogni contatto era molto più di un presagio infausto.

La porta di casa si aprì e finalmente il suo compagno era tornato, lo attendeva nella speranza di trovare conforto, ebbe uno sguardo seccato, annoiato, poca voglia di ascolto e, infine, una litigata.

Il cellulare continuò a squillare durante tutto il viaggio mentre Rosa Maria, con le mani ferme sul volante, macinava chilometri in direzione sud.

La ragazzotta dalle guance paffute e dalle labbra lucide la guardava con dispetto.

-No signora, guardi, mi spiace ma io a sua figlia farmaci per dimagrire non ne prescrivo, le anfetamine sono pericolose. Guardi facciamo così le preparo una bella dieta e vedrà che sua figlia in qualche mese….-

-Guardi dottoressa lasci perdere, vorrà dire che andrò da uno specialista più al passo con i tempi-

La bionda signora alzò il suo culone dalla sedia e senza neanche salutare andò a fare avvelenare la figlia adolescente un po’ in sovrappeso da uno specialista al passo con i tempi.

Sospirò Rosa, poi guardò Andreina che dalla foto sulla scrivania le sorrideva; era partita per andare a Trieste a studiare. Dio come le mancava ! Ingaggiò una lotta senza quartiere per impedirsi di telefonargli. Perse.

-Beeeeep, il cliente selezionato potrebbe avere l’apparecchio spento….-

Il cliente selezionato! Ma quale cliente selezionato è la mia bambina, che non mi risponde. Dio dove sarà, che sta facendo? Che……..Basta ! Sono ridicola, sarà a lezione. La chiamo stasera.

-Adelinaaaa, fai entrare la prossima paziente !-.

Un sorriso d’ordinanza ed ecco la vecchina che veniva per la solita prescrizione di farmaci contro la stitichezza.

-Raffaeeeeeeleeeee! Raffaeeeeeeeleeee! Disgraziato quando torni a casa che è ora di pranzo!!!! Muoviti sennò lo dico a tuo padre!-

I capelli rossi erano sempre una fiamma di rame e gli occhi azzurri infiammati dell’arrabbiatura risplendevano come la luna.

-Pinooo, Pinù chiama tu a Raffaele che quello non si muove !-

-Rosà, marò chi uocchie che ttiene! Quanne si bella Rosà, viene ccà, damme nu vaso-

-Uèèèè, ma tu si scemo! Lasseme sta che sto cucinando. E noooo, nun fa accussì…Fermo, si torna o’ uagliuone! U’ Maronna Pinù !-

E risero insieme ribaltandosi sul divano.

Il rumore del tergicristallo sul vetro era in sincronia con il pezzo soul che dava la radio, il cellulare, spento, impotente.

Dall’uscita di Lauria Nord erano rimasti poco meno di 30 chilometri e, superato il Passo di Prestieri ormai l’aria era di casa. Dopo la curva la fontana della vecchia galleria delle ferrovie Calabro-Lucane, poi il bivio per Castelluccio con quelle scarpate bianche e nere alternanze di antiche stagioni lacustre glaciali, infine, il paese, quella distesa di tetti.

Perché era andata lì?

Si fermò nella piazza del paese sotto quello scroscio di pioggia estiva interrogandosi se tornare indietro o meno. Da quel portone al lato destro della piazza uscì un donna alta, un po’ in carne, capelli neri e una piega amara sul viso, nella destra una borsa da medico o da informatore scientifico.

Passò davanti all’auto, perfetta sconosciuta fin quando non si girò a guardare.

Il lampo fu immediato e reciproco, Rosa mollò l’ombrello e restò sotto l’acqua a guardare quella signora bionda, un po’ smunta, dall’aria nervosa che usciva dall’auto per correre tra le sue braccia con un sorriso felice sul volto: Rosa Maria.

Non parlarono, rimasero sotto l’acqua abbracciate strette strette, ogni tanto soltanto un singhiozzo poi, con un sorriso si sciolsero

-Che facciamo, ci prendiamo una polmonite sotto l’acqua o andiamo a casa ad asciugarci?-

Le scale di casa erano sempre le stesse, passato quel portoncino ad arco, un po’ angusto, quella ripida parete di scale, che da bambine percorrevano volando, ora sembrava più ripida, la salirono tenendosi per mani e fermandosi, ogni tanto, per un abbraccio.

Due donne. Due donne sedute che si guardano dopo 20 anni si specchiano l’una nell’altra, si ascoltano, si annusano, si riconoscono, si raccontano.

-Sei sposata ? Si , io no, mia figlia è a Trieste per studiare, io non ho figli, e tuo marito? Abbiamo divorziato. Hai un compagno? No. E tu? Non lo so più, abbiamo litigato e sono partita.-

Poi Rosa, con uno sguardo felice dice: adesso chiudiamo il cerchio, si affaccia al balconcino e grida

Rosannaaaaaa ! Rosannaaaa! Vieni qua! Vieni! Subito! Presto!-

Pochi secondi di sguardi impazienti, poi un trambusto nelle scale

-Rosa, Rosa, Rosa! O’ Maronna che è successo? Rosa, Rosa non stai bene? Rosa…Ros…….-

Erano lì sedute tutte e due, con la faccia di due gatte felici che aspettavano la sua reazione, che non mancò.

Tracimò da quegli occhi color del fiordaliso un oceano di commozione, mentre quelle fiamme di rame ondeggiavano con i suoi singhiozzi, si abbracciarono strette, in silenzio.

Sulle finestre gocce di pioggia, come lacrime.

Passò la commozione, come la pioggia, e uscirono insieme per la piazza del paese, allacciate con le braccia sui fianchi come da ragazze, la Zia Ninuccia della mercerie le riconobbe e sorrise compiaciuta, imboccarono presto la strada che portava all’Acqua nera.

Com’era cambiato il viale ! I pioppi non c’erano più e neanche più quel lastricato di pietra su cui tante volte si erano sbucciate le ginocchia.

-Eh già!-

Fece Rosa a Rosa Maria

L’ente riforma ha fatto i lavori, serviva l’acqua, però il mulino c’è ancora, è mezzo caduto ma c’è ancora, vieni vieni che ti facciamo vedere una cosa-

dissero insieme Rosa e Rosanna scambiandosi uno sguardo complice.

Era ancorano ancora lì, scolpite nel legno, come quando l’avevano intagliate con lo scovolino per fare i lavoretti con il linoleum che avevano preso a scuola, erano loro, in girotondo, tenendosi per mano.

Finì come sempre, chiacchiere fitte fitte e risate fino ad ora di cena poi Pino e Raffaele vennero a cercare Rosanna e, tutti insieme, mangiarono a casa di Rosa.

Il buono del cibo era il suo odore, odore di casa, di mamma, e il suo calore che ti ristorava.

Comprò il mulino Rosa Maria e fece battaglia con l’ente riforma perché ripiantasse i pioppi, sono lì adesso insieme ad una casetta dal tetto rosso con l’acqua che gli scorre intorno.

Rosa Maria vive lì, a Napoli non è più tornata.

Condividi

Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

Lascia un Commento