Rocco Scotellaro, il profumo della memoria. Il nuovo romanzo di Federico Valicenti

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GIUSEPPE MELILLO
Sembra che il futuro in arrivo voglia distruggere questa civiltà  senza tener conto quanto di positivo produce e quanto c’è da imparare dal mondo contadino”.  In questo passaggio del romanzo, nel dialogo del che si svolge tra  Rocco Scotellaro e Manlio Rossi Doria, “Sopra la terrazza, nell’ Istituto di Economia Agraria dell’Università Federico II di Napoli”,  appare tutta la lucidità di Scotellaro, di essere a un incrocio tra passato e futuro.
«Il giorno in cui questo paese perderà contadini e artigiani non avrà più storia».  Lo scriveva Pier Paolo Pasolini in uno scritto corsaro.(1)
Erano i primi anni Settanta. l’Italia era cambiata. Il Paese procedeva il suo processo di cambiamento iniziato nell’immediato dopoguerra. La contrapposizione demografica ed economica tra Nord e Sud si radicalizzava.
Interi paesi e famiglie meridionali emigravano, il contadino e l’artigiano, i figli dei contadini e degli artigiani, diventano operai. Era il punto zero di quello che oggi definiamo spopolamento e depressione demografica.
Negli anni Settanta si concludeva la metamorfosi socio economica: da braccianti di terra a braccianti di fabbrica.
Cito Pasolini su Scotellaro che non era un cultore di Scotellaro e che anche su linee e da prospettive diverse vedono un Italia che andava verso l’abbandono della memoria, della progressiva scomparsa dei saperi e soprattutto della coscienza di sé. Pasolini preannuncia una sconfitta di quel mondo già in dissolvimento anche a uso e servizio del boom economico e industriale e senza coscienza. Scotellaro, rivendicava la dignità e la speranza di un mondo, sicuramente in trasformazione, ma protagonista nella costruzione del proprio futuro.
IL romanzo di Valicenti è pieno di molliche di pane che richiama i versi di una poesia del sindaco e intellettuale, “Torna, è ora che assaggi molliche di pane, l’odore dei forni come te lo manderemo?” (America scordarola, 1952).
Cosa sono le molliche di pane.
Cos’è il pane.
È la sintesi di saperi e cultura che non si ingabbiano in teche di vetro nei musei contadini, anzi.
Le molliche di pane sono il controcanto di una civiltà industriale, di consumi, che si è nutrita di quella agricola e rurale per poter sopravvivere.
Un boom economico che non poteva permettersi di essere avaro di braccia. E i braccianti non si sono trasformati in agricoltori ma hanno dato le loro braccia alle catene di montaggio. Chi sceglieva di restare in quelle terre che davano “solo” pane, poteva “solo” essere aiutato con piccole sovvenzioni.
Solo pane e pietre!
Questo rimaneva nell’immaginario e nel quotidiano degli abitanti del sud,
“A volte i sassi hanno forma di pane. Bisogna vederli, a una svolta di una strada biancheggiante, cumuli di sassi che sembrano pani.
Sono i sassi dei torrenti, arrotondati e dorati.”(2)
La prima idea è quella del pane.
Poi della pietra.
E la fantasia oscilla tra questi due estremi.
Sono i mucchi dei sassi trasportati dal greto dei torrenti e ammucchiati per fabbricare la casa.
Nelle sacre scritture, il pane è benedizione o castigo di Dio, è dono di Dio e lavoro dell’uomo. Nel mondo terreno c’era solo fatica e castigo e la benedizione e il dono sembravano rimaste impigliate in Cielo a far i conti con la fatica quotidiana.
“Con il sudore del tuo volto, mangerai il pane.”
Eppure, il pane non è “solo” pane ma è condivisione con l’altro, ha in sé l’idea del nutrimento, dello scambio.
Contiene anche il suono del “padre”, la radice linguistica del sostegno.
“Manlio Rossi Doria lo guarda affascinato. Le linee guida del progetto di sviluppo ma anche di tutela del mondo rurale sono quelle appena enunciate con semplicità da Rocco Scotellaro.
E’ il suo progetto di sviluppo economico! Un progetto che deve tener conto che non si può distruggere un modello, una comunità, per poter far progredire l’altra, ma che insieme possono e devono coesistere e unirsi per migliorare la loro vita.”
Valicenti riassume lo spirito di Scotellaro in questa affermazione.
Non una contrapposizione ma un modello solidaristico nel quale la
condivisione è alla base. E’ il pane dello sviluppo.
“Era una testa solida il ragazzo di Tricarico”- così disse Italo Calvino dopo aver pranzato con lui a Tricarico.- “Uno di quei tipi che hanno sempre qualche idea loro da darti e qualche idea da farti germogliare in mente…Tra i giovani nati nel risveglio democratico italiano, lotte contadine, movimento operaio, Resistenza. Scotellaro è stato forse quello che è riuscito a fare più cose – “L’ incontro tra i due fu commovente: si parlò di libri, della gente del Sud, del futuro e il pranzo fu una delle più memorabili mangiate della mia vita. Bevemmo, Calvino e io, per ammazzare il peperoncino, per sollecitare le parole, per sancire un’amicizia iniziata finalmente non solo attraverso le pagine dei libri. Riprendemmo nel pomeriggio la strada per Matera, dove si prevedeva saremmo arrivati in serata. Così fu, ma il mio compagno di viaggio era irriconoscibile, stravolto dal vino e dal cibo. Organizzatore politico e sindacale, studioso di economia, studioso di cultura popolare, poeta-restando sempre fedele a un nucleo di problemi ben preciso: la situazione sociale del suo paese. Poteva essere il tema di una grande vita: è stato l’avvio di una giovinezza”. (3)
Il romanzo di Valicenti, Il Profumo della Memoria, si sviluppa nelle cucine della facoltà dove lavora, nel cuore della convivialità, dove racconta di sé, del suo mondo marginale e interno, diremmo con le parole della contemporaneità, un mondo che uomini e donne provavano a superare dopo il collasso economico e sociale determinato dal fascismo, soprattutto al Sud che aveva subito anche danni dai
bombardamenti delle forze militari alleate. La ricostruzione di una nuova Italia, le rivendicazioni delle terre, una nuova classe politica parevano segnare un taglio netto con l’iconografia del mondo rurale, del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi che si può realizzare avendo una chiara visione di politica agraria.
Questo era il sogno pragmatico di Scotellaro che ben si inquadra nella lettura di queste pagine. Tra sogno e pragmatismo Rocco prova a indicare processi sociali di compatibilità economiche e culturali, sociale e ambientali, nuovi strumenti di azione politica per diversi rapporti di forza, più equilibrati per evitare di sacrificare in nome del progresso e/o modernizzazione una economia rurale e agricola, con tutto il suo portato storico e culturale.
Il romanzo con la scrittura di verosomiglianza ci accompagna nel mondo di Scotellaro, nei suoi pensieri, nei suoi odori, tra le sue strade e ci apre di vedere i visi di chi lo ascolta nella cucina così come ci pare di immaginare quel mondo in “dissolvimento” che eppure con testardaggine Scotellaro prova a dare dignità e immaginare un futuro nuovo, fino a pagarne un prezzo alto, da vivo e da morto.
Valicenti riprende la dignità di un uomo e di un pensiero, la dignità di un sud che deve ripensarsi con la fatica del pensiero e del sacrificio che ritroviamo in tanti intellettuali e non meridionali di oggi, da Leogrande a Franco Cassano. (4)
Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri. Il pensiero meridiano è, innanzitutto, riformulazione dell’immagine che il Sud ha di sé: non più periferia degradata dell’‘impero’, ma nuovo centro di un’identità ricca e molteplice, autenticamente mediterranea.
Un pensiero Meridiano al quale ci piace pensare abbia contribuito in maniera decisiva il sacrificio e il pensiero del giovane, per sempre, Rocco Scotellaro. .
NOTE
(1) Scritti corsari ,volume che raccoglie interventi giornalistici, pubblicati da Pier Paolo Pasolini , per lo più dal Corriere della Sera, tra il 1973 e il 1975.
2) Pane e pietre- Corrado Alvaro, Corriere della Sera, 27 agosto 1953
3) Italo Calvino in “Quel pranzo memorabile in casa di Scotellaro” di Nino Sangerardi, Corriere di Puglia, 25 settembre, 2023
4) Pensiero Meridiano Franco Cassano Ed. Laterza, Bari, 2007
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Sull' Autore

Sviluppo territoriale, passione per l'antropologia e i fenomeni di massa. Collaborazione per enti pubblici e privati, nella formazione, sviluppo territoriale e culturale. Ha collaborato con Inturjoven, dipartimento del turismo dell'Andalusia, Università degli studi della Basilicata, cattedra di antropologia culturale, APT (Agenzia Promozione Territoriale) Regione Basilicata Consorzi Turistici GAL ( Gruppi di Azione Locale) Enti di Formazione, in ambito culturale / territoriale e turistico. Settori di competenza: branding e identità, e sviluppo locale

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