RUKELI: L’ALBERELLO SINTI CHE NON SI PIEGÒ A HITLER

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Arrivò una lettera della federazione tedesca della boxe; la svastica era ben visibile del resto il Fuher aveva citato solo due sport del ‘Mein Kampf’: il ju-jitsu e la boxe. Max anche se aveva capelli nerissimi era il fiore all’occhiello dei Nazisti; il campione dei pesi massimi L’Ulano Nero. Ma Schmelling non era un nazista; lo sapeva bene anche lui Rukeli; così lo chiamava la sua famiglia: alberello in Sinti ; tanto era dritto, vigoroso e armonico. Un volto da attore, che fulminava le ragazze , ma fulminava anche gli avversari sul quadrato.  Johann Wilhelm aveva i capelli neri come Max; amava la musica; danzava sul ring ed era ammirato nelle sue esibizioni; anche dai tifosi con la svastica. Ma Johann era un sinti; unno zingaro; un indesiderato dal nazionalsocialismo. Qualche giorno prima aveva coronato il suo sogno: era diventato campione nazionale del Terzo Reich dei mediomassimi. L’incontro era stato duro; durissimo. Il suo avversario era un tipo duro come l’acciaio; un teutonico dai capelli biondi e dagli occhi di ghiaccio ma nulla da fare contro “Rukeli” Trollmann. Il sinti aveva danzato, aveva schivato, aveva colpito con i suo diretti sinistri veloci come il fulmine di Thor il mento Adolf Witt.

Quel 9 giugno del 1933 fu epico; lo zingaro contro l’ariano, il sinti contro il teutonico; il peso medio dai capelli color carbone e la pelle olivastra contro il mediomassimo biondo e dagli occhi cerulei.

Il pubblicò si era divertito; applausi alle schivate di Rukeli; applausi al vigore del tedesco; ma il sinti era troppo veloce,  il gioco di gambe era un balletto; raramente in Europa si vedeva qualcosa del genere. Danzava, sfuggiva, colpiva rientrando. Uno spettacolo da odiata America ma non nella noble art. Stava vincendo nettamente quando degli ufficiali nazisti salirono sul ring chiedendo l’interruzione dell’incontro e ordinarono all’arbitro di proclamare un match nullo. Scoppiò l’inferno;  la Bockbrauerei, di Berlino divenne una bolgia infernale; scoppiò una rissa; il pubblicò aggredì i nazisti. Il match di Rukeli doveva continuare, lo zingaro era l’idolo del pubblico; non importava nulla che non fosse ariano era un campione.  Sul ring, contro i soldati del Reich volò di tutto. L’incontro riprese: sinistro, jab, jab , destro sul faccione di Witt. Finta, passetto a sinistra e gancio al mento. Dodici riprese di spettacolo, di arte pugilistica, di agilità e intelligenza ed il sinti era il nuovo campione del Reich….  Trollmann campione della categoria pesi mediomassimi. Rukeli aprì la busta della federazione; l’alberello si piegò; non era riuscito nella impresa il destro di Witt ma quella scritta sì: lo zingaro Trollmann non è più campione dei mediomassimi perchè fa cattiva boxe. Proprio lui, tecnico raffinato; tanto abile a schivare che affrontava sempre pugili più possenti. Trollmann l’idolo dei ring di Germania accusato di cattiva boxe. Titolo tolto a tavolino; uno di razza inferiore non poteva essere il campione del III Reich. J Johann già aveva intuito che con la presa del potere di Hitler la situazione per loro Sinti era diventata ogni giorno più difficile. In verità mai lo era stata, ma adesso al disprezzo verso lo zingaro si stava unendo qualcosa di più pericoloso. Campione per solo sei giorni; aveva lottato una vita per quella cintura… Poi arrivò il nuovo incontro; neanche un mese dopo. Qualcosa però non quadrava; gli proposero Gustav Eder. Era solo un welter vero; ma forte fortissimo.  Rukeli lo conosceva bene; aveva il pugno del ko e sapeva boxare bene; poche sconfitte e solo contro i migliori di Europa.  Rikeli aveva capito tutto; la federazione voleva usarlo come un collaudatore per gli emergenti; lo zingaro doveva diventare un sacco umano per i giovani pugile del Reich. Ma avevano sbagliato i conti. Eder era fortissimo; ma lui non era da meno. Se il tedesco aveva la dinamite lui aveva la velocità; Eder scagliava sinistri doppiati dal destro da sfondare un muro; ebbene Rikeli era il vento nel ring, sarebbe stato un fantasma. Non si può colpire il vento, non si può ferire un’ombra. Trollmann aveva 26 anni come il suo avversario; era ancora nel pieno delle forze e voleva salire sul ring per vincere e lavare quell’onta. Cattiva boxe a lui che attirava le folle sui ring di Germania; l’eleganza in persona sul ring. Il 21 luglio 1933 sarebbe stata dura per Eder; lo rispettava e temeva ma avrebbe vinto. L’orgoglio sinti lo aveva reso ancora più determinato. La sede sempre la prestigiosa Bockbrauerei. Si allenò seriamente poi vennero degli ufficiali nazisti in palestra; gli dissero di smettere l’allenamento. Avevano istruzioni. Poche e semplici: non devi danzare sul ring se no la federazione ti revoca la licenza da pugile. Ordine del partito. Rukeli sapeva che cosa significava: contro Eder sarebbe stata dura in condizioni normali; in questo modo significava la fine : sarebbe stato massacrato. Trollmann decise di salire sul ring lo stesso; ma non avrebbe combattuto contro Gustav Eder ma contro il Fuher Hitler. Non sarebbe salito sul ring a combattere per la vittoria ma avrebbe lottato per difendere la sua dignità di pugile, di Sinti, di uomo.

RUKELI: NON SI PUÒ COLPIRE UN’OMBRA, NON SI PUÒ FERMARE IN VENTO

Il 21 luglio la Bockbrauerei era stracolma, fu difficile trovare biglietti; tutto esaurito da giorni. Gli appassionati sapevano che sarebbe stato un gran match, gli esperti sapevano che si sarebbero affrontati due pugili dagli stili opposti: la possanza contro l’agilità, la potenza contro al velocità; la tecnica europea contro quella boxe all’americana. Nessuno sapeva che Rukeli doveva perdere per  ordine del Fuher. L’aria era elettrica, si scommetteva su chi sarebbe stato il vincitore; pubblico diviso… Entra Eder applausi; è un campione emergente; sale sul ring e fa il saluto nazista… Poi entra Trollmann; il pubblico applaude poi si ferma.. Incredibile ma cosa stava succedendo?  Rikeli ride, saluta; scherza..  Gli spettatori ammutoliti: si era  ossigenato i capelli e si è ricoperto di farina.. Sembra un fantasma; ma Rikeli non si scompone; passa davanti a questi uomini con la svastica e ride.. “Volete solo ariani sul ring? Ebbene ora ho i capelli biondi e la carnagione color latte. Devo perdere?  Va bene egregi nazisti ma prima vi prendo in giro. Non devo danzare sul ring ma ballo prima di salire. Non devo vincere ma non perderò la dignità”. Trollmann entrò nel quadrato ridendo e sbeffeggiando. Incominciarono a capire; il pubblico comprese: il Sinti ricoperto di farina sfidava il terzo Reich. Non ballò, ormai aveva vinto; andò ko alla quinta ripresa ma rimase invitto nella sua dignità. Potevano togliergli il titolo, la licenza, la vita , tutto ma non l’orgoglio e neanche il sorriso. Fu la fine della carriera di Johann Trollmann; pochi altri incontri in piazze minori;poi gli fu tolta la licenza; si sposò ed ebbe una figlia ma fu costretto ad abbandonarli per il loro bene ormai gli zingari erano diventati indesiderati e perseguitati. La moglie era tedesca e divorziarono per non cadere nella persecuzione. Non rivide più ne moglie ne la piccola. Accettò di farsi sterilizzare, andò anche al fronte ma fu cacciato dall’esercito per motivi razziali. Poi il campo di concentramento a Neuengamme, vicino ad Amburgo. Trollman cercò di non farsi riconoscere ma era troppo famoso; diventa il sacco umano per il divertimento delle SS; deve combattere per far divertire, ormai ridotto a pelle ed ossa. Il comitato dei prigionieri con la complicità di un medico del campo, appassionato di boxe riesce a salvarlo: falso certificato di morte, e Rukelie viene mandato sotto altra identità ad un altro campo. Ma dura poco anche lì; a Wittenberg e riconosciuto da un ex arbitro di boxe, di nuovo costretto a combattere. Di fronte a lui un aguzzino delle SS; Cornelius è muscoloso ed enorme, Rikeli non era più un alberello dritto;  ormai una larva umana. Ma una larva cui ritornò l’orgoglio e la rabbia di lottare; sembrò di rivedere il giovane Rukeli e danzare; Cornelius andò Ko. E fu l’ultimo incontro di Trollmann; la vendetta fu spietata; niente cibo e ore ed ore di lavoro; l’ex pugile morì di stenti il  9 febbraio 1944, aveva 35 anni; era nato il 27 dicembre 1907. Qualcuno disse che fu ucciso a a bastonate dalle SS ; altri con un colpo di rivoltella. Poco importa; Rukiele fu un vincitore e la sua vittoria più grande arrivo dopo 60 anni la federazione tedesca gli riassegnò il titolo e ma la vittoria più grande di Trollmann arrivò nel 2011 quando ritrovarono la figlia Rita e venne a sapere dell’esistenza del padre e della sua della sua tragica vita. Dopo 60 anni Rikeli si è preso la sua rivincita contro la Svastica; gli tolsero il titolo, la licenza, la vita ma non la dignità e l’amore della figlia ritrovata.

RUKELI: NON SI PUÒ COLPIRE UN’OMBRA, NON SI PUÒ FERMARE IN VENTO

  • Nel 2003 la federazione pugilistica tedesca decise di riconsegnare la corona, sottratta a Trollmann settant’anni prima, alla figlia Rita Vowe-Trollmann, nominando così ufficialmente Johann Trollmann  detentore del titolo di campione tedesco dei pesi medio-massimi.
  • Nel 2010 a Berlino fu inaugurato un monumento rappresentate un ring costruito da un gruppo di artisti con Alekos Hofstetter che commemora il sacrificio del pugile Trollmann.
  • Tiefenthall, la via del centro storico di Hannover in cui crebbe Trollmann, dal 2004 si chiama Johann-Trollmann-We
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