SANITA’ IL PIANO REGIONALE VA RISCRITTO DALLA A ALLA ZETA

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ROCCO ROSA

Ci voleva la pandemia per spostare l’attenzione sul territorio e sui problemi che presenta:  insufficienza dei medici, la carenza di servizi e  inadeguatezze delle strutture ospedaliere esistenti. Chi conserva un po’ di memoria storica sa che si è passati da un sistema binario che vedeva gli ospedali da una parte e le USL dall’altra con i loro servizi di prevenzione, quelli specialistici,  e quelli legati all’emergenza, ad un sistema ospedalocentrico  col quale in nome della razionalizzazione e del risparmio si è depauperata la periferia di risorse umane e finanziarie . Una spoliazione sistematica che oltre a privare la periferia di servizi essenziali zonali ( i famosi poliambulatori che preesistevano già all’epoca della sanità mutualistica) ha contribuito non poco all’inurbamento di parte della popolazione verso i centri maggiori, Potenza, Matera, Policoro, Lauria. La pandemia ha detto semplicemente che il primo fronte per combattere la malattia è il sistema di contiguità, quello fatto dai medici di famiglia, dai pediatri, dai medici di continuità assistenziale , ai quali bisogna  dare organizzazione ,mezzi , risorse ed obiettivi. La gran parte dei miliardi che arrivano sul capitolo della sanità, costituisce dunque la premessa di un lavoro enorme che le Regioni debbono affrontare da subito, in un nuovo piano sanitario che ricostituisca il sistema binario ospedali-territorio.  Prima che persone che non conoscono il territorio si accingano a porre mano a questa riorganizzazione appare utile che ci si metta d’accordo sugli indirizzi da dare e sulle opportunità da cogliere, magari aprendo da subito una fase di confronto e di partecipazione per raccogliere le idee e le esperienze.

La prima esigenza è che i medici di famiglia e quelli che, per funzioni hanno il controllo del territorio,  debbono poter contare su piattaforme locali di servizio, nel senso che ad ogni zona omogenea ( più o meno corrispondenti alle 7 vecchie ASL)   deve corrispondere una batteria diagnostica di primo livello ( esami ematologici, esami radiologici, esami computerizzati: tutto ciò insomma che serve al medico di famiglia o a quello di medicina pubblica per diagnosticare con certezza la malattia e deciderne il percorso successivo.  Qui soccorre il fatto che non abbiamo bisogno di creare strutture fisiche , ma che abbiamo una serie di strutture , dagli ospedali dismessi a quelli sottoutilizzati,che consentono l’allocazione di questi servizi.  Un pronto soccorso attivo, collegato funzionalmente con il 118, consentirebbe comunque un primo intervento di estrema urgenza ( infarti, traumi)  e l’inizio di un percorso rapido di trasferimento nei nosocomi. La logica per mettere insieme tutto questo è che sia nella diagnosi, sia nelle prime cure, ci deve essere un avamposto organizzato di periferia che dia sicurezza alla popolazione. Il medico di famiglia deve uscire dall’isolamento e diventare membro di una equipe più vasta, più organizzata e più moderna. E non sbaglia chi pensa che bisogna ridurre il tetto massimo di assistiti, a fronte di prestazioni migliori, più rispettose dei diritti dei cittadini ( orari di visite personalizzate, visite domiciliari ecc) e con doveri nuovi.

A livello di distretto più ampio , corrispondente alle quattro-cinque aree già individuate nella pianificazione regionale,  vanno insediate le strutture specialistiche, in accordo con gli ospedali di riferimento sia per un normale decentramento di funzioni, sia per la consulenza professionale specialistica. Qui andrebbero molti dei servizi che servono a far rimanere sul territorio la popolazione, da quelli geriatrici a quelli riabilitativi ,alla dialisi, agli hospice.

Il terzo punto da sviluppare prioritariamente è la medicina digitale e il collegamento centro –periferia per tutti i servizi, dalla cartella clinica telematica, alla lettura a distanza degli esami, alla consulenza on line.

Pensato da quest’ottica, il piano sanitario regionale prende tutt’altra strada rispetto alle vecchia querelle sugli ospedali e induce a riflettere su soluzioni innovative che privilegino una funzione di coordinamento provinciale della rete ospedaliera da parte dei due nosocomi di Potenza e Matera e un collegamento funzionale tra gli ospedali e  le strutture organizzate sul fronte territoriale. Le risorse finanziarie vanno indirizzato ad un notevole equipaggiamento tecnologico dei presidii, ad un incremento forte di risorse umane ( medici, infermieri, tecnici) e ad un modello organizzativo che intercetti la domanda prima che essa si scarichi sugli ospedali. In soldoni, meno cemento, riutilizzazione dei presidii esistenti, investimenti in tecnologia e in risorse umane.  Il dubbio che rimane è che per fare questo bisogna guardare lontano e non sotto il proprio naso. E finora questo sguardo lungo non l’abbiamo visto. 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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