Premesso che la semplificazione degli enti ed aziende che gestiscono la sanità è un fatto utile e che un solo ente ospedaliero ed una sola azienda rispondono alle esigenze di razionalizzazione del sistema. ci sono forti dubbi sulla scelta di partire proprio da questo aspetto della riforma sanità , che poteva benissimo spostarsi alla fine del processo, e non da altre priorità che purtroppo l’emergenza pandemica ha proposto. Con questa scelta di priorità, ci troveremo a novembre, quando inizierà il periodo critico di un possibile ritorno del virus, con i distretti che non sono stati potenziati. con il personale che latita nella periferia e con un caos organizzativo derivante dal nuovo riassetto, che implica tempi lunghi e procedure complesse per arrivare alla gestione delle aziende ,dalla scelta dei manager, alla nomina del comitato di direzione, e, via via alla presa in carico dei problemi. Se poi la divisione tra le forze di maggioranza su questa scelta di semplificazione dovessero impantanare il progetto, ci troveremmo scoperti da entrambi i lati del sistema, con le due facce del sistema, ospedali e territorio che si troveranno a riproporre problemi non risolti. Un approccio pragmatico al cambiamento sarebbe stato quello di potenziare subito gli attuali distretti ,indipendentemente oggi dal numero e dalla configurazione geografica. Il tema è come irrobustire la fase di prevenzione e quella di pazienti deospedalizzati , laddove oggi c’è una latitanza di personale ed una impossibilità di farvi fronte. Tante sono le persone pensionate e/o trasferite e ogni distretto presenta buchi enormi nella organizzazione. Eppure è disponibile un piano di governance per questi distretti che si rifà ad un progetto di integrazione ospedale-territorio codificato a livello nazionale e che prevede , oltre ai compiti propri di prevenzione, di igiene e profilassi, anche la medicina specialistica (fatta in proprio o in committenza), la gestione della cronicità, l’assistenza domiciliare , la telemedicina. E’ su questo fronte, dimostratosi privo di armi e munizioni, che debbono riversarsi subito gli investimenti in uomini e mezzi, possibilmente anche con soluzioni d’emergenza che riguardano i medici di famiglia, le continuità assistenziale,il pronto soccorso e tutto quello che serve a potenziare da subito l’intervento contro un possibile ritorno del virus. Invece si è scelta la strada più difficile con il rischio di trovarsi nel disordine organizzativo, quando serve rispondere all’emergenza. C’è l’impressione che con questo ordine di priorità capovolto, l’interesse non sia di aggredire le carenze ma di appropriarsi del controllo politico dei nuovi enti. Se così fosse, sarebbe un gioco pesante, i cui esiti non sono per nulla scontati. Rocco Rosa
SANITA’, IN AUTUNNO SI RISCHIA IL CAOS
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