La stroncatura da parte dei sindacati Cgil,Cisl e Uil della bozza di piano sanitario presentata dall’ Assessore Leone conferma quanto fosse facile la previsione di una discussione sul nulla, che avrebbe impiegato l’intera estate per arrivare al nulla di fatto. La cifra di questo piano sta nel ridisegno dei contenitori senza minimamente toccare i contenuti . E’ una mera operazione di ridistribuzione del potere di gestione ospedaliero, con riferimento al potenziamento di alcune fasce territoriali , a cominciare dal metapontino, tanto per non smentire la visione localistica di uno che è rimasto ex sindaco. Servirà probabilmente questo piano a innestare un lungo iter procedurale fatto di tante riunioni della quarta commissione, con tante audizioni e tante prese di posizioni, per approdare ad una riscrittura che probabilmente si trascinerà per la seconda parte della legislatura. Così che il tempo che si perde, senza che si sia dato sostanza alla seconda gamba del sistema sanitario, che è la medicina territoriale, è destinato ad acuire i problemi della gente e probabilmente a farci trovare ancora una volta scoperti in un possibile scenario di recrudescenza del virus. Una amministrazione con i piedi per terra, prima di mettersi a disegnare la geografia politica del settore, avrebbe dovuto procedere a riempire di contenuti la organizzazione esistente, diventando poi estremamente facile, ridisegnare, alla fine del percorso, competenze , dipendenze e relazioni tra i vari presidii. Si trattava di dare sostanza ai distretti esistenti, organizzando i servizi domiciliari, la rete della medicina di base, la specialistica zonale , l’assistenza socio-sanitaria territoriale, la rete dell’invalidità e quella della prima infanzia: tutte cose che riguardano l’organizzazione del sistema salu8te in periferia e alle quali gli ospedali debbono essere funzionalmente collegati, sia per una necessaria integrazione ospedale-territorio, sia per un salto di qualità nell’erogazione delle cure, anche attraverso forme nuove di collaborazione. Soccorreva questo disegno un preannunciato interesse del Governo a finanziare questa prima linea della sanità, a patto di trovare le Regioni in grado di fare proposte sensate di investimenti, mirati soprattutto a potenziare le risorse diagnostiche e terapeutiche distretto per distretto. Invece, si da per scontato che tutto questo deve venire dopo la corretta individuazione dello schema macro organizzativo, con l’assegnazione dei ruoli agli enti ospedalieri e della suddivisione funzionale in distretti, dimenticando che per come è forte il campanilismo in questa regione, quando si parla di che cosa deve fare chi entrano in gioco posizioni di parte, personalismi, difese di principio e spinte localistiche , capaci di bloccare tutto. In questo senso non era neppure peregrino il suggerimento del consigliere Polese a mettere la faccenda in mano a chi ne sa di più, magari commissionando uno studio ad hoc. Avendo avvertito di questo pericolo, non c’è da meravigliarsi se a Novembre il sistema si farà trovare impreparato . Solo che questa volta non ci saranno alibi di sorta. E le conseguenze politiche sono facilmente immaginabili. C’è già gente che mormora all’indirizzo assessorile: va avanti tu, che a me viene da ridere”.Rocco Rosa
SANITA’, LEONE S’E’ PERSO NELL’OASI DI POLICORO
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