Disoccupazione giovanile in Basilicata-grido d’allarme messo a tacere

1

Il tema della disoccupazione, ed in particolare quella giovanile, è un tema particolarmente caldo nella regione Basilicata, interessata sempre più dall’emigrazione dei suoi giovani costretti ad andare via per lavorare. Per non rischiare però di compiere errore di mistificazione soggettiva, è utile fare un’analisi della situazione partendo da dati oggettivi.  I dati ISTAT dimostrano quanto la situazione sia preoccupante, lasciando poco spazio alla soggettività. Nelle figure di seguito è riportata la distribuzione del tasso di disoccupazione, diviso per fasce d’età, in tutto il territorio italiano, che evidenziano quanto la Basilicata sia colpita da questo morbo, come tutto il mezzogiorno.

Fig.1 Tasso di disoccupazione per fascia d’età 15-24 anni. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile)

Fig.2 Tasso di disoccupazione per fascia d’età 20-24 anni. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile)

Fig.3 Tasso di disoccupazione per fascia d’età 25-34 anni. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile)

I dati riportati dimostrano come la regione Basilicata sia tra le regioni con i più alti tassi di disoccupazione giovanile, in particolare per le fasce d’età che normalmente vanno nel post-diploma e post-laurea. Il tasso di disoccupazione si attesta infatti a valori pari a 30 e 17.9 rispettivamente, che sono praticamente dimezzati per le regioni del nord.   Solo regioni come Campania, Calabria e Sicilia hanno tassi di disoccupazione più alti della regione Basilicata. I dati ovviamente non tengono conto del lavoro in nero, altra piaga sociale. Se questi dati mostrano già una tendenza preoccupante, ancora più preoccupante è la serie di dati che mostra la disoccupazione suddivisa sulla base del titolo di studio posseduto. Nelle figure successive vengono evidenziati i tassi di disoccupazione suddivisi per licenza elementare o nessun titolo, licenza media, diploma, laurea/post laurea e la serie storica, a partire dal 1992, del tasso di disoccupazione per forza lavoro con laurea o post-laurea.

Fig.4 Tasso di disoccupazione per forza lavoro con licenza elementare o nessun titolo. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile).

Fig.5 Tasso di disoccupazione per forza lavoro con licenza media. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile).

Fig.6 Tasso di disoccupazione per forza lavoro con diploma. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile).

Fig.7 Tasso di disoccupazione per forza lavoro con laurea/post laurea. Elaborazione dati ISTAT 2019 (ultimo anno disponibile).

Fig.8 Serie storica tasso di disoccupazione per forza lavoro con laurea/post laurea. Elaborazione dati ISTAT.

I grafici riportati dimostrano un dato ancora più allarmante per la regione Basilicata: la forza lavoro con maggiore tasso di disoccupazione (rispetto al territorio nazionale) e che quindi più difficilmente trova occupazione è quella con titolo di studio alto (laurea/post laurea), con un tasso di disoccupazione che si attesta al 10,7% (solo la Calabria fa peggio). Valore che nelle regioni del nord è mediamente intorno al 3%. Si noti come la regione Basilicata abbia stessa intensità di colore delle regioni nordiche quando si considerano i tassi di disoccupazione fino al diploma e diventa il più scuro (maggiore tasso di disoccupazione) se si considera invece forza lavoro laureata e post-laurea. Inoltre, Il tasso di disoccupazione per questa forza lavoro si attesta allo stesso valore del 1992 (negli anni recenti era addirittura superiore), dimostrando quindi che il progresso della regione, in ambito industriale tecnologico e culturale è fermo al 1992, incapace di rispondere alla maggiore presenza di forza lavoro qualificata. Considerando invece la forza lavoro con nessuna licenza, elementare o media, la regione Basilicata è tra quelle che più riesce ad offrire opportunità a tale forza lavoro. È evidente quindi come la regione Basilicata non offra un mercato del lavoro che richiede personale altamente qualificato, determinando quindi un tasso di emigrazione alto, soprattutto per chi ha titoli di studio. Del resto, una classe politica inadeguata e che basa la sua strategia e visione politica sul clientelismo necessita di elettorato facilmente manipolabile e ricattabile. L’elettorato che pone maggiore attenzione alle scelte politiche e che giudica gli amministratori sulla base delle azioni introdotte e le proposte riformatrici che propongono è meglio allontanarlo per preservare la propria egemonia politica. Si può anche leggere quindi in questo senso, ad esempio, la volontà politica lucana di non abbandonare un’economia regionale basata sulle estrazioni petrolifere, che impiega un basso numero di personale altamente qualificato. Non è un caso se i paesi del golfo arabo contano una grande presenza di immigrati impiegati nelle industrie petrolifere come manodopera a basso costo sfruttata e poco qualificata con nessun diritto e le cui proteste cadrebbero nel vuoto e soppresse, “parcheggiando” i propri giovani titolati negli uffici di amministrazione pubblica per evitare tumulti e rivolte sociali, cosa che però la regione Basilicata non può permettersi, lasciando loro come unica via quella dell’emigrazione. Estrarre petrolio e installare impianti eolici senza programmazione è lecito ed una strategia giusta, ma parlare di produzione di biogas dalla digestione dei rifiuti urbani è un’eresia, meglio chiudere gli occhi, fare finta di non vedere e mandare i nostri rifiuti a bruciare altrove, con costi che si gonfiano e impatto ambientale dovuto al trasporto significativo. Questo è solo un esempio delle incongruenze che si manifestano in Basilicata. Bisogna intervenire quanto prima, una regione con un tasso di emigrazione alto è destinata morire, bisogna trattenere i giovani indistintamente, da quelli “poco qualificati” a quelli “qualificati”. Pensare di trattenere dei giovani laureati appartenenti alla generazione “Erasmus” e che hanno magari passato anni o mesi della loro vita in grandi centri culturali, tecnologici e industriali europei offrendo loro al massimo la possibilità di aprire un pub in Via Pretoria o di fare i camerieri a Via del Corso è una strategia che non funziona. Il tema della disoccupazione giovanile dovrebbe essere al centro delle politiche regionali e tra le priorità dell’amministrazione, ma quasi mai se ne sente parlare.

Non bastano le azioni di politica sociale come i redditi minimi d’inserimento utili per chi non è “qualificato”, bisogna puntare su innovazione tecnologica e industriale della regione, con dei piani di investimento che vadano in tale direzione. Il rilancio può passare attraverso l’innovazione tecnologica del settore “green” ed un segnale di volontà politica di rilancio in tal senso può essere quello di investire nella formazione di giovani universitari e non nei settori tecnologici dello sviluppo sostenibile, finanziando programmi e progetti di alta formazione nel settore dello sviluppo sostenibile, un settore che impiega anche personale altamente qualificato. Formare i giovani in questo settore e adottare delibere di giunta e consiliari a supporto dello sviluppo sostenibile (ecobonus, piano di indirizzo energetico, piano strategico di sviluppo sostenibile ecc.) possono essere alcune delle ricette per rispondere a questa piaga sociale che colpisce la regione, così come potrebbe essere risolutivo puntare forte sull’industria culturale e l’indotto di personale altamente qualificato di cui necessita. Per rispondere ad una piaga sociale di questo tipo serve visione politica lungimirante che fa della capacità di pianificazione il suo punto di forza, una classe politica in grado di fare fronte comune con tutti gli attori politici, sociali ed imprenditoriali del territorio per elaborare un piano condiviso e unificante, in grado di ripristinare il senso di comunità che è sempre utile nei momenti di crisi e difficoltà.  Un cambio di marcia è necessario o la regione Basilicata è destinata a scomparire.

 

 

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Dottore in chimica con lode, attualmente Ph.D. student in Metodi e Tecnologie per il monitoraggio e la tutela ambientale presso l’Università degli Studi della Basilicata e Visiting Student presso l’Università di Gent. La tutela dell’ambiente non è per me solo lavoro ma sta diventando passione e senso di dovere. Sono ora impegnato in progetti di ricerca focalizzati su metodi di bonifica di acque contaminate da macro e microinquinanti mediante adsorbimento su materiali di natura grafitica. Durante la passata attività di ricerca effettuata presso l’istituto Charles Sadron di Strasburgo, un metodo innovativo one-pot di produzione di biosensori per monitoraggio in continuo di diverse classi di analiti è stato brevettato.

1 commento

  1. Avatar

    Gli impianti a biogas se li faccia fare davanti casa sua, poi vediamo se è ancora favorevole o meno.

Lascia un Commento