Non ci fosse stata Matera 2019 , probabilmente la riforma bis della sanità in Basilicata avrebbe tirato dritto rispetto alle prime indicazioni offerte dal governo regionale, che erano di un solo ente ospedaliero regionale e di una sola ASL regionale. Questa era la sola vera carta strategica da usare per razionalizzare il settore e ripulire tutti gli angolini nei quali si annidano gli sprechi: che sono di reparti doppioni, di sovrapposizione di competenze, di utilizzo improprio di personale. Con cinquecentomila persone da servire, la divisione in province è un lusso che non potremmo permetterci, soprattutto quando questa divisione obbedisce poi a logiche di mantenimento del potere più che dei servizi. Non c’erano evidentemente le condizioni per far questo e si è scelto una strada più difficile per la ricerca di margini di efficientamento del sistema che è quello di una razionalizzazione per territorio provinciale. Qui però c’è in corso lo stesso pericolo, ed è che, quando vai a toccare una struttura , immediatamente la popolazione si ribella, chiedendo il mantenimento dello status quo, anche se questo status fa acqua da tutte le parti. In realtà si dovrebbe chiamare intoccabilità del personale sanitario ed amministrativo di quelle strutture, perché il 90 per cento delle proteste nascono e sono alimentate dall’interesse di chi in quelle strutture ci lavora e non ama muoversi neanche di dieci chilometri. Pittella ha ottenuto il risultato di mettere insieme la maggioranza sulla legge di riordino, prima assicurando ( e non ce n’era bisogno, visto che era già scritto) che nessun ospedale viene chiuso e poi sottoponendosi al viatico di un confronto con tutti i cittadini interessati, plesso per plesso. La questione del San Carlo , sul quale era giusto che il Consiglio comunale intervenisse, è stata superata dalla semplice constatazione che l’ospedale regionale non ha nulla da temere circa la razionalizzazione delle altre strutture, le quali tutte dovrebbero avere funzioni specialistiche che sono essenziali e complementari ad un ospedale di eccellenza. Cioè, paradossalmente, proprio alzando il livello di specializzazione di quelle strutture, e togliendole dalla genericità di una assistenza ospedaliera puramente territoriale, si possono abbassare i costi e attrarre utenza extraregionale. Quanto poi al funzionamento attuale del San Carlo, c’è da chiedersi se non abbia perso in questi anni smalto e attrattività e se oggi è in grado di combattere la vera sfida che gli si sta ponendo davanti, che è quella di far curare i lucani in Lucania, attraverso medici di valore e non solo attraverso apparecchiature di avanguardia. Questa sfida, di un Ospedale di livello interregionale, costa 50 milioni di Euro: se già la riducessimo della metà, ci troveremmo di fronte ad un grande risultato. Le cose invece vanno diversamente e le due le strutture nosocomiali tendono a livellarsi su una qualità di erogazione buona ma non tale da eccellere a livello meridionale. Dire poi come stia avvenendo questo livellamento , cioè se Matera sale, o se Potenza scende è qualcosa che davvero dovrebbe interessare il dibattito comunale e regionale. Magari partendo dal quesito che si vuole a tutti i costi ignorare: è da questo lato che si riduce l’emigrazione sanitaria? E dov’è finita la teoria dell’hub and spoke sulla quale si voleva incentrare la strategia operativa delle Regioni meridionali.? ( ROCCO ROSA)
LA SANITA’ LUCANA E LE TERAPIE DI…. MANTENIMENTO
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