Sarachedda: Teresa Tancredi e la compagnia teatrale La Pretoria

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Dopo San Gerardo ed il Potenza, la città di Potenza ha trovato finalmente un nuovo “simbolo”, un nuovo emblema della sua storia, delle sue tradizioni, della sua cultura popolare e popolana: Sarachella.

Sarachedda (in dialetto putenzes’) è dall’anno scorso ufficialmente la maschera carnevalesca potentina (così come lo è Pulcinella per Napoli per intenderci).

Il tutto grazie ad un sapiente lavoro di concertazione tra operatori culturali e rappresentanti dell’amministrazione comunale.

Ed essendo uno dei “simboli” di Potenza, potete ben capire con quanta attesa e curiosità aspettassi la “prima” di Sarachedda, lo spettacolo teatrale portato in scena il 1° ed il 2 marzo al Teatro Stabile dalla compagnia teatrale dialettale potentina La Pretoria, nata solo nel 2017 ma già molto attiva nel panorama teatrale potentino.

Uno spettacolo ben scritto, ben recitato, che ha portato dolcemente e simpaticamente in scena le gesta del simpatico Sarachella (nome legato alla sua sfrenata passione per le “sarache”) nella Potenza dei sottani, in una Potenza che non c’è più e che sempre più spesso affolla i ricordi e le memorie di chi ebbe il piacere di viverla.

Sarachedda è opera teatrale in due atti, scritta, diretta ed interpretata dalla bravissima ed istrionica Teresa Tancredi come bravi assai son stati tutti i personaggi dello spettacolo (se proprio dovessi assegnare un mio personale “oscar”, lo assegnerei a Cumma Maria, splendidamente interpretata da Maria Villano).

Teresa esistono altre opere teatrali su Sarachella o questa è la prima in assoluto?

Con orgoglio posso garantire che abbiamo il primato assoluto!

E come è nata questa “opera prima”?

Merito di Gianfranco Blasi. Una sera eravamo insieme io, lui e Rosario Avigliano e, mentre parlavamo di tutt’altro, mi chiese a bruciapelo se avessi mai provato a scrivere qualcosa sulla “neonata” maschera carnevalesca potentina. Immagina il suo stupore quando gli risposi che non solo avevo buttato giù qualcosa ma che avevo un testo teatrale già bello e pronto. Due giorni e due notti a sistemarlo ed eccoci qui.

Quanto ritieni importante per la nostra città avere una maschera carnevalesca ufficiale?

Tantissimo. Sia dal punto di vista culturale perché con essa continua l’opera di recupero, conservazione e diffusione delle nostre tradizioni, della nostra storia, dei nostri costumi (in questo caso la parola ci sta a pennello, NdA). Sia da un punto di vista turistico perché il carnevale a Potenza sta crescendo costantemente e un programma sempre più ricco, con Sarachella indiscusso protagonista, potrebbe divenire non solo un attrattore turistico ma anche un modo attraverso il quale i “forestieri” possono imparare a conoscere ed apprezzare i tratti tipici della gente potentina.

Sarachedda simbolo di Potenza allora?

Certo. E ciò che occorre è dargli sempre più maggior risalto e visibilità. Ad esempio metterei una sua statua a Largo Pignatari, li dove fino a poco tempo fa c’era il Leone. E durante la Parata dei Turchi maggiore vivacità alla sua figura: immagino un Sarachella che gioca, che scherza e che interagisce con le migliaia di persone accorse per assistere all’evento potentino per antonomasia.

La vostra compagnia teatrale fa dell’uso del vernacolo potentino il proprio tratto caratteristico. Da piccolo mi vergognavo ad usare il dialetto putenzes’ mentre oggi lo uso spesso e con orgoglio. Come te lo spieghi?

E’ un atteggiamento che ha interessato ed interessa tanti potentini. Chi è cresciuto negli anni Settanta (ma anche gli Ottanta aggiungerei, NdA) ricorda benissimo che a parlare in quegli anni in dialetto si correva il rishcio di esser additati come “cafoni”. Oggi invece ci siam resi conto che il non usarlo ci fa correre il rischio di perderlo per sempre.

Ed è successo anche a te?

No. Mio padre in questo mi ha sempre spinto ed incoraggiato ad usarlo, pur tenendo molto a che imparassi a parlare bene in italiano (e credetemi Teresa parla benissimo le due “lingue” sia quella italiana che quella putenzes’, NdA)

Ho personalmente l’onore di portare San Gerardo sulla spalle durante la Processione del 30 maggio ed una frase dello spettacolo che mi ha colpito molto è “A cera s’ cunzuma e a Prucession’ nun cammina”…

Un bellissimo ed antichissimo proverbio potentino che mia nonna usava usarlo.

Porterete Sarachedda in giro almeno per la Basilicata?

Ci proveremo. Ma non siamo attori professionisti, ognuno di noi ha il proprio lavoro ed i propri impegni. Complicato immaginare una tourneè, seppur piccola.

E il rapporto con Sarachella si esaurisce qui?

Assolutamente no. Prossimo progetto in cantiere “Le avventure di Sarachella”, scritto, pensato e rivolto ai piccoli potentini per consentir loro di meglio conoscere ed apprezzare la maschera carnevalesca della loro città.

Per chiudere. Vuoi ringraziare qualcuno?

In primis ovviamente Gianfranco Blasi che è colui che ha “accesso la luce”. E vorrei ringraziare tantissimo, oltre che tutti gli attori della nostra piccola, splendida compagnia teatrale, Alberto Marchese, direttore di scena,  e Maria Villano che cura i dialoghi in vernacolo.

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Rocco Pesarini

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