131 COMUNI LUCANI IN FOTO
La ricognizione puntuale di Michele Luongo

Nove anni per fotografate tutti i 131 comuni della Basilicata.Il viaggio di Michele Luongo iniziato nel 2013
con Tito, Avigliano e Satriano ha avuto termine nel 2022 con Trecchina e Maratea. Il progetto di documentazione per immagini partito nel tentativo di rinnovare e forse continuare le indagini condotte negli anni 50 e 70 da Cartier Bresson e da Ernesto De Martino ha avuto alterne vicende. Sull’ esempio dello scomparso Aldo La Capra, ultimo apprezzato ricognitore di territorio e bellezze di questa regione, Luongo si è cimentato nelle incursioni di borghi e paesi disseminati tra alture e declivi dell’accidentata Lucania. L’intento di emulare questi illustri antesignani della foto-documento ha accompagnato ogni trasferta e condizionato ogni approccio di Michele Luongo che, in solitaria, ha tenacemente sviluppato e portato a termine l’impresa. In questa sfida altre amicizie e frequentazioni si sono affacciate o inserite temporaneamente, ma la determinazione personale ha prevalso e guadagnato il traguardo. Questo sconfinato repertorio di scatti intitolato: “Il mio viaggio: la Basilicata” può essere liberamente visionato sul sito facebook dell’autore( https://www.facebook.com/michele.luongo.35) e sul profilo istagram michele_luongo62. Salvo imbattersi in una delle occasioni di restituzione pubblica a cui viene invitato a partecipare.
Noi lo abbiamo incontrato alla inaugurazione della mostra “Scatti di bellezza”, alla caffetteria del deposito bagagli della stazione di Potenza Superiore, in coincidenza con la presentazione del calendario 2024 dell’Avis Comunale di Potenza. In 3 versioni, ad illustrare i 12 mesi dell’anno, sono state selezionate altrettante foto del capoluogo scattate da Luongo e stampate in bianco e nero. All’interno del bar questi e altri fotogrammi, che resteranno in mostra fino al 31 gennaio, racchiudono in sintesi la visione di come il fotografo autodidatta guarda alla città e ai suoi abitanti. Soggetti dei click sono vicoli, piazze, chiese, fontane, personaggi di strada, portali, momenti di festa e varia umanità, assembramenti collettivi o solitarie attese e osservazioni. Per saperne di più abbiamo incontrato Michele Luongo per farci raccontare qualche particolare aspetto di questo suo impegno. Ci dice che non è il suo lavoro, ma la sua passione, nata nel 1980, in concomitanza con il terremoto. L’esigenza di documentare quanto di tremendo si era verificato in quella circostanza si manifestò immediatamente. Ma a lui mancavano mezzi e possibilità. Ci si muoveva con difficoltà e non possedeva nessuna macchina fotografica. Appena ce ne fu la possibilità l’attenzione e la ricerca si concentrò sugli aspetti tecnici. Allora si sviluppava in camera oscura nel bagno di casa, con ingranditore, bacinelle, carte sensibili e bagni di fissaggio e le classiche mollette con le foto ad asciugare stese al filo. Dopo lo shock tra pellicola analogica e processi digitali su scheda il Viaggio della Lucania potè progredire definitivamente per raggiungere il traguardo.
Anni di spostamenti e appuntamenti, di improvvisazione e delusioni, sorprese e amarezze, sostenute però dall’orgoglio di coprire tutto il percorso progettato e sistematicamente aggiornato sulla cartina degli obiettivi coperti. I campi di attenzione privilegiati da Luongo sono stati: la quotidianità, le persone, gli scorci panoramici, i particolari, senza l’assillo dei contenuti antropologicamente rilevanti. Terreno prediletto i centri storici e i suoi pochi abitanti. Gli incontri con la gente, la poca rimasta a resistere allo spopolamento, sono gli aspetti che Luongo ama di più raccontare. Sia con l’approccio iniziale di “chi siete”, “da dove venite”, “a chi appartenete”, sia con quello più prudente e timoroso dell’estraneo, del “forestiero che viene a curiosare senza essere invitato”. Cordialità e accoglienza che fanno piacere, ma anche diffidenza e paura che da sempre si sposano con isolamento e marginalità. Tra gli scopi di questa ricognizione fotografica quella di congelare la realtà, fermarla nel tempo in cui la si osserva, evitando così che svanisca, si perda nell’oblio e nei vuoti di memoria sempre più sfumati nei ricordi. Il bianco e nero per questo fine conserva tutto il suo fascino di lettura del tempo, divenendo esso stesso strumento di deposito del vissuto presente, ma soprattutto scrigno del passato. Col colore sono altri i parametri che danno forza e senso agli scatti. Nel riepilogo di aneddoti che Michele Luongo non si stanca di offrirci le ansie dei paesani, degli anziani, dei pochi artigiani incontrati, ma soprattutto le scene spontanee di donne, ragazze colte di sorpresa nelle stradine, intente nei servizi di casa, sedute fuori dagli usci in attesa di qualche sparuto passante. Ma anche riti collettivi, processioni, feste, bande musicali. L’occhio più critico però sbircia entro i portali, i portoni, riprende mascheroni, allinea prospettive, isola dettagli, fino a spiare nel privato, in ciò che non va rivelato. Luongo detiene ormai un patrimonio ricognitivo dove nessuno è escluso, piccolo o grande centro. La sua indagine è perfino sconfinata in quella che in molti hanno chiamato la Grande Lucania, nei limitrofi comuni in provincia di Salerno che si sono battuti per essere riammessi alla legittimazione lucana di appartenenza non solo territoriale. Luongo sa di non fare fotografia di denuncia, nè a pagamento o su commissione. Si vuole sentire libero di aprire l’otturatore della sua macchina quando e dove vuole lui. Dall’altra però intuisce che valorizzare il suo archivio è un’impresa forse ancora più ardua rispetto a quella conclusa della ripresa. Gli piacerebbe lavorare ad una restituzione documentale e documentata, a stampa, oltre che sui social, dove aggiorna istantanee corredate da aforismi. Ha provato anche occasionalmente a mettere in sequenza i fotogrammi per qualche videoproiezione. Ma il suo sogno è trovare un promotore, qualcuno che lo assista e lo guidi nell’opera di selezione e ordinamento di quali e quante foto mettere insieme per dare senso compiuto e spessore a quel taccuino che del viaggio decennale per la Lucania rappresenti la sintesi e l’emblema. Ma questo riguarderà il futuro delle sue scelte. Piero Ragone