Gli arresti all’Istituto Padri Trinitari di Venosa sono stati un fulmine a ciel sereno: nessuno avrebbe immaginato che una Istituzione storica, così profondamente inserita nel territorio , ricca di attestazioni sulla qualità del lavoro di reinserimento, potesse arrivare a comportamenti del genere di quelli cui la cronaca italiana ci ha abituati in questi anni, che si tratti di un asilo o che si tratti di un ospizio. Qui l’aggravante è che siamo in un istituto religioso, dove l’attenzione agli ultimi dovrebbe essere qualcosa di naturale,quasi una premessa morale al lavoro di tutti.
E invece i Carabinieri del NAS, allertati da una madre di un ragazzo disabile che presentava graffi e segni di percosse, hanno organizzato la rituale rete di microspie di tele camerine nascoste e si sono procurate le prime prove su maltrattamenti, pugni schiaffi , trascinamenti e altre manifestazioni di violenza verbale e fisica. Sconvolge il gap tra la narrazione di un istituto che, tra venosa e Bernalda,era considerato il simbolo della buona assistenza ai portatori di handicap, con gite a cavallo, colonie estive al mare, attività lavorative integrative sul tipo della produzione di vino e di olio, e la quotidianità di questo ultimo periodo, con gesti e comportamenti che pochi, anche a venosa, anche nelle vicinanze, avrebbero immaginato. E meraviglia il fatto che, per chi conosce Don Angelo Cipollone, queste c
ose siano avvenute sotto il tetto di un Istituto che lui guidava con perfezione maniacale, interessandosi di tutto, sempre presente dovunque e sempre con l’ultima parola su tutto. Per uno che aveva sotto controllo la situazione, è difficile dire che certe cose gli siano potute passarere sotto il naso.
Piuttosto è lecito pensare che ci si trovi di fronte a personale che non ha il profilo di qualità che si deve ad un lavoro che obbliga a mettere insieme dedizione, passione e professionalità e che molti tra medici ed assistenti non erano in grado di affrontare un lavoro del genere
. Questa vicenda , al di là dei risvolti giudiziari e di quelli che potranno interessare l’ordine dei Trinitari cui si deve la titolarità delle due strutture di Venosa e Bernalda, richiama la responsabilità della Regione e del Dipartimento Salute che hanno l’obbligo di vigilare sull’assistenza . Anni fa era stata avviata una delibera che istituiva un servizio ispettivo, esattamente come quello che un tempo funzionava da parte del ministero della Sanità e da quello degli interni, ma la cosa non andò avanti. E’urgente riprendere questa materia di un controllo sistematico delle case di cura, degli istituti di assistenza e di tutti quelli che lavorano facendosi rimborsare con le rette il loro lavoro. La fiducia in questa società si è persa. E quando perfino i sacerdoti lasciano passare questi comportamenti, è la fine. Rocco Rosa