Fosse successo in Inghilterra, o negli USA, o in qualsiasi Paese dove la convivenza è ” civile”, l’affare Poletti avrebbe portato alle immediate dimissioni del ministro, lui consenziente o meno. Di fronte a certe cose non si scherza e non si va per il sottile. Qui, in Italia, dobbiamo chiedere ad un Ministro “scusi ma non prenderebbe per caso in esame l’idea di un Suo possibile abbandono? E lui che quasi sempre risponde serafico:” non ci penso nemmeno!”. E già che cosa puoi aspettarti in un Paese nel quale si vive alla giornata, senza prospettiva, senza speranza e senza una etica per ricominciare.? Una Nazione non è contornata solo da limiti geografici: è fatta da limiti interni al modo di stare insieme, all’ossequio al senso comune, al rispetto della dignità delle persone. Può uno che rappresenta lo Stato al massimo livello, e la problematica del lavoro al massimo livello, lasciarsi andare ad osservazioni da osteria, sul fatto che tanti giovani che se ne vanno alla fine ci fanno un favore, perchè si tolgono dai piedi? No che non ce lo fanno un favore, perché la storia dell’emigrazione, che qui conosciamo benissimo, dicono che ad andarsene sono per primi i migliori, i più audaci, i più tenaci, quelli che più credono in loro stessi, quelle che amano le sfide e intendono confrontarvisi. Dopo, ma solo dopo, arrivano gli altri. Non mi meraviglio delle reazioni della politica: sono le solite carte che conosciamo, ognuno attacca l’altro e ognuno difende il proprio in un pendolo perenne che segna il tempo dell’inutilità, dello squallore, del degrado dei comportamenti . Posso solo meravigliarmi di una stampa che si sta suicidando appresso alla politica, con i microfoni incollati ad una persona che corre, con un il pilatesco meccanismo di uno a favore e uno contro , con la rinuncia a posizioni che possono creare problemi alla proprietà. Il New York Times ha fatto una figuraccia con Trump , ma gli ha fatto un sedere grosso quanto il grattacielo del magnate americano e alla prima occasione, state sicuri, lo metterà di nuovo sotto, e definitivamente. Qui , quello che è rimasta di una stampa fatta da chi mette i soldi per motivi che hanno poco a che fare con l’informazione, è arrivare alla pensione chiudendo gli occhi e ripetendo quello che gli altri dicono di dire. Mi ricordo di quando, su un editoriale di Spadolini, cadeva un governo. Era autorevole Lui. autorevole il giornale e autorevole un Paese che non conosceva l’arte di girarsi dall’altra parte di fronte a temi di coscienza e a manifestazioni a difesa della dignità. Se ne deve andare !! Se ci fosse un arbitro, sarebbe da espulsione immediata. Ma gli arbitri ,stampa, magistratura, si sono mischiati ai giocatori ,preferendo il pallone al fischietto. R.R.
SE QUESTO E’ UN MINISTRO!
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