Senza il ripudio della guerra, nessun futuro è possibile

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 di Teri Volini

 

 


Il 30 Aprile ricorre il terzo anniversario dell’Intitolazione a Potenza (in via del Gallitello, altezza galleria Unità d’Italia), della Rotonda omonima a Maria Gimbutas (Vilnius, 1921 – Los Angeles, 1994), la grande archeologa che ha reso possibile il passaggio dalla visione deleteria della guerra come dato insito nel DNA dell’essere umano a quella della Pace come valore primario dell’umanità…

In estrema sintesi, Gimbutas ci ha offerto su un piatto d’argento le prove inoppugnabili dell’esistenza di antichissime culture che praticavano sistematica- mente la pace, privilegiandola quale valore fondante.

La tesi sostanziale – da sempre ritenuta utopica – della pace come unica via possibile per la sopravvivenza e per l’evoluzione dell’umanità e del pianeta, era stata sempre frenata dalla fatidica affermazione che la guerra fosse esistita da sempre, quasi un destino, un dato biologico dell’umanità. Con il suo inestimabile lavoro, Gimbutas ha svelato l’infondatezza di una simile falsa credenza, comprovandola ampiamente con i suoi ritrovamenti archeologici e la relativa classificazione dei reperti in un numero notevole di pubblicazioni, le cui le immagini mostrano inequivocabilmente la mancanza di armi o recinzioni difensive, confermando invece la presenza di oggetti cultuali, statuette al femminile e opere artistiche e di artigianato di grande bellezza e squisita fattura, segni di uno stile di vita pacifico che dava spazio alla creatività di tutti/e nel quotidiano.
Quella cultura “trasse intenso piacere dalle meraviglie naturali di questo mondo. La sua gente non produsse armi letali, né costruì fortini in luoghi inaccessibili, come avrebbero poi fatto i successori, neppure quando conobbe la metallurgia. Eresse invece magnifiche tombe-santuari, templi, case confortevoli in villaggi di modeste dimensioni e creò superbe ceramiche e sculture. Fu questo un periodo notevole creatività e stabilità, un’età libera da conflitti (da Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea  )

Un progresso illusorio e perdente

Questo breve excursus ci fa comprendere quanto illusorio e perdente sia il concetto di progresso tanto sbandierato nel nostro tempo: come si può mai definire con quel termine che dovrebbe comprendere sviluppo, miglioramento, avanzamento, progressione, civilizzazione, ciò invece ci porta direttamente all’autodistruzione?
Di sicuro non lo è quello delle armi, progressivamente sempre più spaventose, cui affidiamo con lucida follia il nostro futuro!

Negli ultimi 50 anni di cosiddetta non belligeranza, i conflitti hanno continuato a coinvolgere tante nazioni, piccole e grandi, della terra, e quelle più potenti, invece d’impegnarsi a favorire la pace, a sanare i conflitti e a facilitare la ripresa di popoli in grande difficoltà (spesso oltre i limiti della sopravvivenza), hanno continuato a fare profitti proprio in quei paesi miserrimi, provvisti a loro insaputa di grandi risorse naturali… 

Invece di portare equità e benessere, hanno fomentato l’escalation dei conflitti, arrivando a creare pretesti per innescare altre guerre, colpi di stato, accordi con governi tirannici etc.
E tuttora s’insiste con il conflitto armato, segnando sulla lavagna i buoni e i cattivi, senza voler vedere il baratro pronto ad inghiottirci, a qualsiasi gruppo apparteniamo…

Con un simile, delirante modo di procedere, gli “umani”, specie quelli al potere, dimostrano di avere una visione totalmente inadeguata e diabolicamente perversa: e sicuramente si sbagliano quando, invece di far tesoro degli orrori e delle atrocità del passato storico e fermare l’imminente rovina, perseverano nelle loro robotiche, incoscienti decisioni, senza alcuna contezza che, con simili modalità, un futuro nemmeno ci potrà essere, se non di morte e distruzione…

Far tesoro del passato

Come ha fatto Gimbutas, con la sua strenua fiducia in ritrovamenti che non fossero sempre armi armi e ancora armi, come quelle ritrovate nei precedenti 30 anni di scavi, dovremmo rivolgerci al passato, in cerca di una perduta saggezza; accingerci ad un viaggio trans-spaziale e trans-temporale, sorvolando le epoche storiche, badando a non essere colpiti da qualche freccia, lancia o razzo o bomba atomica, in ordine inverso usate negli innumeri conflitti succedutisi sul pianeta; potremo riscontrare come,  prima di quelle funestamente storiche, ne sono esistite altre che la guerra non l’hanno conosciuta…

A quel punto, un rapido flash comparativo ci porterà alla desolante conclusione che gli abitatori della terra nel 3° millennio hanno un’intelligenza decisamente inferiore a quella dei popoli del paleo/neolitico, e se vogliamo, pure a quella forza intuitiva degli animali, che non farebbero mai delle azioni autodistruttive…

E comunque: “Mi piace pensare che se ci allenassimo a sviluppare pensieri non conformisti, con mente libera da pregiudizi e arroganza, moderando le pretese di superiorità riferite alla nostra cultura ipertecnologica e alle epoche storiche in genere, e tentassimo invece di comprendere o di intuire il tipo di civiltà di quegli antichissimi popoli, scopriremmo che, al di là dell’essere dei bruti privi di senno, essi ci hanno tramandato qualcosa di fondamentale: erano in contatto con il divino, facevano arte nel quotidiano, nutrivano un rapporto di profondo rispetto verso la natura, essendo attenti alle relazioni con tutte le creature viventi ed il pianeta.”
(da Teri Volini, Glifi, una ricerca differenziata in Basilicata).

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Sull' Autore

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Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

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