Le cose che stanno emergendo sul Cova non portano solo materiale per la giustizia ma riflessioni sul rapporto che l’Eni ha avuto con la Basilicata, considerata parte di quell’Africa che ancora non aveva diritto ad alzare la testa contro una politica da colonialismo selvaggio. Qui ci sono ingredienti aggiuntivi , come quelli che emergono sulla qualità dei serbatoi segnalati ai vertici della compagnia dallo sfortunato dirigente , la cui unica colpa era di essere onesto. E’ qualcosa che fa tremare i polsi e che induce anche ad aprire un riflettore sull’inadeguatezza della controparte pubblica, arresa in tutti i meccanismi allo strapotere della compagnia, dal controllo della quantità estratta a quello della affidabilità dell’impianto, a quello della verifica dell’inquinamento. Le domande che sorgono spontanee riguardano la dismetria decisionale tra un colosso che in nome di un presunto interesse dello Stato si è mosso, fino a poco tempo fa, come uno sprezzante e disinvolto imprenditore privato e un’Istituzione che non ha saputo organizzarsi in tempo per affrontare e confrontarsi con quel tipo di interlocutore, o fidandosi del prestigio, dell’autorevolezza e della presunta scientificità, oppure semplicemente ignorando i problemi che si stavano creando. In campagna elettorale ormai tutti parlano di ambiente, e pochi hanno in verità il diritto di farlo. Tanto di cappello verso un radicale, come Bolognetti, che ha sfidato i potenti a mani nude e che si è incatenato i cancelli, minacciato da un esponente delle forze dell’ordine con il gesto di trarre la pistola per intimidirlo. Lui si che può parlare di petrolio perché fa parte di quella sparuta schiera di persone che , per dire la verità, hanno dovuto pagare in proprio. E il suo sciopero rappresenta simbolicamente la sete di tutti, la sete della comunità lucana di sapere, di conoscere fino in fondo quello che è successo. Così come, solo per obiettività, non può non rilevarsi il cambio di passo che questa legislatura regionale ha fatto, rafforzandosi sul piano organizzativo e scientifico, chiamando istituti ad alta specializzazione per controllare, e prendendo decisioni forti per arginare la deriva cui una politica industriale si era avviata, mortificando l’ambiente , portando pericoli alla comunità e forse, se le indagini lo confermeranno, noi non vogliamo proprio crederci, persino arrivando a chiudere gli occhi sulla qualità dei materiali.
ROCCO ROSA