DI ANTONIO CALIFANO
Non so cosa si scriverà sui libri di storia di questo periodo tra dieci o vent’anni, veramente non so neanche se si studierà la storia o si adotterà una versione aggiornata del “Libro e Moschetto”, ma ci sarà poi un ministero della Pubblica Istruzione che per altro già non c’è più? Ma se mai avvenisse che ancora qualcuno scrivesse libri sarebbe bello sapere il giudizio su questi tempi che stiamo vivendo. Ma si sa la storia la scrivono i vincitori e quindi è legittimo il sospetto che non la scriverà nessuno, perché ho il dubbio che stavolta nessuno vincerà, la certezza è che siamo tutti sconfitti anche chi ha idee e riferimenti culturali diversi. Avevamo detto dopo il secondo conflitto mondiale: Mai più. Avevamo inteso male, il “mai più” era riferito non alle guerre ma a qualcosa altro che ora non ricordo neanche più. Il linguaggio è complesso non si capisce mai realmente cosa si vuol dire, mentre mutano i contesti le parole rimangono le stesse. Ora, “anno 2025 del mondo” è probabilmente il momento in cui tutti abbiamo deciso che l’umano non ha ragione di esistere, lo abbiamo deciso prima naturalmente ma questa calda estate mi sembra la cornice più rappresentativa.
In estate morire non è come negli altri periodi: si muore “bambini” in fila per l’acqua, vecchi nei campi profughi, malati negli ospedali, in luoghi pieni di storia, in una parte del mondo dove non abbiamo avuto la sfiga di nascere. Noi siamo salvi, siamo in vacanza, molti luoghi si lamentano per l’over tourism, la sera tutti nelle piazze a festeggiare, al mare a nuotare, selfie per dimostrare quanto siamo felici, come mangiamo e beviamo bene, concerti, musica, premi e cotilon, ma non c’è più l’umano, non c’è più pietà. Una volta l’umano era “rappresentato” dalla cultura, ora solo fiere di paese in cui si presentano libri, che nessuno vuol leggere, concorsi per stabilire il più bravo, musica che nessun vuol sentire, esterniamo continuamente sentimenti che non abbiamo e soprattutto non ci incazziamo più. Ci sono anche io in questo circolo, non mi assolvo, mi condanno, ma ci hanno condannati tutti, io ci provo a ribellarmi ma mi rendo conto che serve a poco forse solo a me.
L’umano affoga in una melma di narcisismo e seppellisce gli ultimi a Gaza, in Siria, a Israele, in Ucraina, nel maschilismo che uccide ogni giorno donne indifese, nel clima di violenza che si respira quotidianamente, nella cronaca di delitti passati e futuri raccontati come serie televisive di Netflix, nella religione del profitto, nella competizione esasperata. Ma non vi preoccupate toccherà anche a noi se prima non ci trasformeremo da macchine desideranti (ricordate il vecchio Deleuze?) in macchine e basta che vivono per apparire, qualcuno l’aveva detto tanto tempo fa , la “Società dello Spettacolo” rischia di produrre la sua ultima rappresentazione.