SINISTRA, C’E’ SPERANZA OLTRE GRASSO?

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

La sinistra ha una chances alle prossime elezioni? Sì e no. Da un lato, la fuoriuscita di Pietro Grasso fa sperare in nuove defezioni e in una nuova leadership. Dall’altro, le varie correnti sono così litigiose da spandere nubi sulla competitività di un listone unico.

Appare sempre più chiara l’intenzione di Articolo Uno – MDP di trasformarsi nel baricentro della futura lista rossa, tenendo insieme Sinistra italiana e Possibile. Eterna invitata al tavolo (ma altrettanto eterna ritardataria) è Rifondazione comunista, limitata ormai a percentuali da prefisso telefonico e però tutt’altro che intenzionata a confluire in un unico soggetto radicale.

«Dobbiamo fare una cosa rosso-verde» diceva tempo fa Roberto Speranza. Bene, la parola ecosocialismo continua a circolare negli ambienti della sinistra radicale. Senonché appare sempre più chiaro che la quadratura politica diventa più semplice, mentre mettersi d’accordo sul programma è un’impresa.

Difficilmente Civati – per esempio – potrà concordare con Fratoianni sul ruolo dell’Europa e sulle strategie di investimento. Nel mondo della sinistra radicale ci sono troppe divergenze sui temi chiave: euro, immigrazione, pensioni e sussidi. La verità è che, anche se filosoficamente i vari partitini sono intercambiabili, le difficoltà del dialogo si basano sul dogmatismo con cui affrontano le rispettive proposte.

Il danno più grave è che questo dogmatismo (lo stesso dogmatismo che Civati usa per ribadire il credo europeista e che Fassina usa per smantellarlo) è stato propagato alla “base”, o meglio alle tante “basi” degli altrettanti partitini. Non stupisce che diventino virali (se così si può dire) nei vari gruppi Facebook invettive e attacchi di appartenenti a un partito nei confronti di un altro.

MDP è tacciato di essere troppo dialogante col PD (le aperture di Speranza a Renzi non contribuiscono a versare acqua sul fuoco), Pisapia di essere in gran parte d’accordo con le politiche renziane (il suo alle principali leggi degli ultimi Governi avvalora questa tesi), Fratoianni e tutta Sinistra italiana sono accusati di settarismo (e gran parte dei loro toni sembra proprio dar ragione ai delatori), Civati e la sua troupe invece peccano di liberismo (Europa above all).

In questo scenario, la fa da padrone l’eterna discussione sul leader. Rottamato Pisapia dopo mesi di sterili discussioni, adesso tutti incensano la figura del Presidente Grasso. Non che la figura dell’ex magistrato sia inadatta: se Sanders e Melenchon spiccano per oratoria e magnetismo, va detto che Corbyn non è invece altrettanto retorico, ma si conquista i voti con le proposte giuste.

Ed è proprio questo che preoccupa, a poco più di tre mesi dal voto. Sarà capace la compagine post-comunista (ammesso che riesca a fondersi in un’unica compagine) di schierare un programma serio e omogeneo? Il panorama politico necessita di un’opzione radicale: lo dimostra tutta Europa (e non solo). Serve una proposta ambiziosa per “spostare il centro” e ricostruire dalle basi un sistema partitico che altrimenti rischia di giocarsi tutto sull’asse pro/anti establishment.

Al di là di Pietro Grasso, Pippo Civati, Maurizio Landini e Giuliano Pisapia, resta un forte dubbio su quale piano vada scritto per l’Italia. E non soltanto per la prossima legislatura, ma per i prossimi decenni. Un progetto del genere presuppone una grande capacità di dialogo che sarà difficile trovare. E lo sarà perché i sostenitori del Manifesto di Possibile, delle teorie di Fassina e delle metafore di Bersani sembrano incapaci di coltivare la nobile arte del compromesso al rialzo.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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