
Giuseppe Digilio
La schiera dei candidati, dovrà fare i conti con la schiera degli elettori.
Il Movimento Cinque Stelle, a Matera, non dovrebbe temere nulla rispetto al fatto di essersi schierato uno contro tutti. Non sarebbe la prima volta e il 50% del consenso ottenuto non più tardi di 11 mesi fa, dovrebbe tranquillizzare gli attivisti.
Il fatto di essere in sette contro una novantina di candidati schierati uno contro l’altro, non dovrebbe pregiudicare il voto di opinione che resta forte e potrebbe, addirittura, aumentare durante la campagna elettorale.
Salvo cadute verticali del consenso sui candidati del Movimento che, a onore del vero, sembrano essere disinteressati dallo scendere in campo, preferendo affidarsi per lo più, all’immagine del candidato governatore, a qualche odiatore da tastiera e, appunto, al voto di opinione per trascinamento nazionale. Trascinamento che dovrebbe avvenire per le politiche su reddito d’inserimento, legge spazza corrotti, diminuzione del numero dei parlamentari, riduzione della spesa pubblica, quota cento ecc. Leggi che per lo più sono ancora proposte in via di approvazione. Tra le regionali e le europee, qualcuna di queste, dovrà pur vedere la luce.
Quello dell’inesperienza, purtroppo, è il prezzo da pagare per il metodo di selezione della classe dirigente. Un metodo che il capo politico del Movimenti, Luigi Di Maio, presto potrebbe ripensare, come ha già dichiarato di voler fare con il doppio mandato e le alleanze future.
Basterà questo perché gli elettori lucani resistano alle sirene dei candidati locali schierati negli altri partiti?
Dipende da quanto credibile è la volontà di cambiamento che saprà testimoniare il Movimento Cinque Stelle. A giudicare dalle défaillance degli ultimi mesi sulla questione ambiente, agricoltura, Tap e Tav, e singoli casi vari, da De Bonis a Caiata, passando per la recente vicenda tra Casalino e Sarti, sembrerebbe che qualcosa non sia esattamente come la Casaleggio vorrebbe farci credere. Ma la fiducia nell’intelligenza degli elettori deve restare alta. A tal proposito, consigliamo di chiudere gli account falsi e quelli degli odiatori seriali. Sono stati sgamati. La critica veemente che questi soggetti offrono verso chiunque commenta i fatti di cui sopra, non porta benissimo all’immagine del Movimento. Meglio fare mea culpa su alcune questioni, che insistere chiamando traditori del popolo chi li denuncia.
Del resto, perché temere un risultato negativo? Il vento in poppa, è agevolato dal fatto che il PD, in tutto ciò, pur essendo molto radicato sul territorio annoverando una classe dirigente di tutto rispetto, amministratori locali e dirigenti di partito formati dalla vecchia scuola, ha rinunciato al simbolo, riducendolo a un’appendice all’interno di un cerchio, abdicando, di fatto, ad un voto politico.
Questa scelta potrebbe liberare sostanzialmente l’elettorato tradizionale dallo scrupolo di sentirsi incoerente – se mai non dovesse votare per i candidati che pure si rifanno al loro partito -. Elettorato tradizionale del Partito Democratico che, però, difficilmente potrà votare per lo schieramento di centrodestra perché, in fondo, pur volendo mandare un segnale di discontinuità ai propri rappresentanti, sa che è sempre meglio scegliere tra i contendenti, gli avversari più distanti. Se non altro, per la stessa ragione, per cui, nei derby calcistici, in assenza della propria squadra del cuore in campo, si tifa per la squadra avversaria più distante dalla propria che, nel caso specifico, tra centrodestra e centrosinistra, è quella del Movimento Cinque Stelle. In casi estremi, però da analizzare psichiatricamente, qualora accadesse, per la Lega nord di Salvini.
Questo messaggio è rivolto a tutti i transfughi di entrambi gli schieramenti che in queste ore si affannano a giustificare la loro scelta come politica e non camaleontica. A questi ultimi andrebbe ricordato che gli elettori non sono proprio dei fessi né lo diventeranno sostenendo loro a prescindere. Almeno questo è l’auspicio. Mettetevi l’animo in pace.
Al trasformismo di alcuni e all’arroganza di altri, gli elettori hanno già testimoniato con il proprio voto di essere liberi da vincoli e consapevoli della propria forza.
La vera sorpresa, quindi, non sarà scoprire se è più forte Davide o Golia, novanta contro sette, ma se e quanto ha retto politicamente l’opinione che gli elettori si sono fatti del Movimento in questo anno di governo, e se quello che era nato come dissenso si trasformerà in voto politico.
L’opinione pubblica è facile da conquistare, ma ancor più facile da disperdere. Lo dimostra proprio il voto del 4 marzo scorso, quello espresso contro una classe dirigente che sembrava imbattibile e che, invece, è stato ridimensionato dagli stessi elettori il cui voto, oggi, stranamente, spaventa il Movimento Cinque Stelle.
Cosa è cambiato in 11 mesi? Lo scopriremo il 24 marzo. Per ora i sondaggi sulle intenzioni di voto lasciano il tempo che trovano e nessuno s’illudesse che i sondaggi fai da te rispettino realmente i risultati che arriveranno.