SITUAZIONI ED EMOZIONI AL TEMPO DEL COVID-19

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Margherita Marzario

Quarantena, isolamento, distanziamento sociale, didattica a distanza, contatti, contagi… “Il miracolo si addice alla casa; e, viceversa, la casa è grembo di miracoli, quotidiani ma non minori, con il suo calore accogliente, le mura che abbracciano, la fiducia reciproca. La casa è il santuario dell’atto umano del credere, esperienza prima della fede-fiducia che prepara ogni fede religiosa” (padre Ermes Ronchi). Riscopriamo l’intimità della casa, della dimensione domestica dove solitamente è concepita la vita e possiamo ritrovare i veri valori della vita come nello scrigno delle fiabe!

“Prendete per mano la persona che amate: trovate un vaso, piantate i semi e abbiate cura delle vostre relazioni preziose” (il cantautore Giovanni Caccamo). Mettere il cuore e avere cura: quello che si può fare in qualsiasi posto, ancor di più nel chiuso della propria casa.

“Senza bisogno di trovarsi in situazioni estreme, per cogliere le ispirazioni migliori abbiamo bisogno di essere nudi: la verità si coglie solo nel silenzio e nell’umiltà. Nella preghiera” (lo scrittore Alessandro D’Avenia). In un periodo nero non si può che tornare al mero e vero: ritorniamo a noi, ritorniamo in noi perché la seconda possibilità, non sempre, ci è data!

Acidità, aridità, avidità, a che pro? Arriva, poi, un virus (sulla cui natura di essere vivente o meno si discute ancora nella scienza) che manda tutto in frantumi, ci manda in frantumi!

“Quel che ora penso veramente è che il male non possa mai essere radicale ma solo estremo e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici. Questo è la sua banalità. Solo il bene è profondo e può essere radicale” (l’ebrea Hannah Arendt in “La banalità del male”, 1963). Siamo nati da qualcuno che si è voluto bene, che ci ha voluto bene, siamo nati per il bene. Ricordiamocelo ancor di più quando sembra predominare il male, quando ci sentiamo oppressi dal male! Il bene: possiamo farlo perché ne abbiamo le capacità ed è una nostra potenzialità!

Per tutto l’anno ci sono in giro persone che indossano le loro maschere di falsità, di convenienza o che altri attribuiscono loro. In periodo di emergenza sanitaria si va in giro con mascherine che coprono gran parte del viso e rendono tutti uguali e timorosi dell’altro. Eppure c’è qualcuno, anche dall’altra parte del marciapiede, che alza lo sguardo, abbozza un saluto rivelando che l’umanità c’è e ci sarà anche sotto le più disparate e disperate spoglie!

Conversazione in tempi di coronavirus: un ragazzino dice: “Io non posso morire perché sono giovane. E anche i miei genitori sono ancora giovani!”. “Ma sai che staremo in casa ancora a lungo, non si sa per quanto e chissà quando potremo uscire?”. “Embè? Qual è il problema?”. Nessun commento ma solo commozione! Commozione, moto dell’anima, un movimento vitale che, purtroppo, non smuove tutti, soprattutto coloro che si guardano solo l’ombelico o pensano solo ai muscoli!

In un periodo buio per tutti, con restrizioni nelle uscite e con cambiamenti drastici delle abitudini, con martellamenti di notizie pressoché negative, un signore non vedente fa il giro del proprio palazzo nel cortile interno col proprio fedele cane. Misura i passi e stende il braccio per pararsi dai muri e far ritorno a casa, come è solito fare tutti i giorni. Eppure, anche nelle tenebre ci può essere un’immagine di vita che ti distoglie dai tuoi pensieri più bui e da cui imparare come andare avanti!

Silenzio nelle città e nei paesi in quarantena: saliente, serpeggiante, simbolico, sordo, surreale! Per farci agognare e apprezzare ancor di più tutto ciò che è normale!

Improvvisamente una macchina va in panne. L’autista dell’automobile di dietro non ci pensa due volte ad uscire, senza guanti né mascherina, e aiuta a spingere e accostare l’auto in difficoltà. Umanità, quella spinta che viene da dentro, da sotto qualsiasi strato, nonostante tutto e tutti.

Discepolato di Gesù: dinanzi alla croce, non una croce qualsiasi ma quella di Gesù, e in silenzio, come Maria e Giovanni, il discepolo che egli amava (dal Vangelo di Giovanni 19, 25-27). Venerdì di Quaresima, 27 marzo 2020, dalle h. 18 in poi, Roma, piazza San Pietro: un uomo solo (che simboleggia tutta la solitudine cui condanna il coronavirus, sino alla morte di migliaia di contagiati con funerali senza esequie), papa Francesco, con passo malfermo, con la sua età avanzata, i suoi acciacchi, respiro affannoso, dinanzi ad un Crocifisso plurisecolare in legno scuro, ritenuto miracoloso. Silenzio, sgomento, pioggia le cui gocce sembrano lacrime sulle braccia del Crocifisso (tanto da rendere più umano e più vero quel dolore su quella croce), cielo che si adombra verso la sera. L’umanità dinanzi alla croce, l’umanità sulla croce. La storia dell’umanità, l’umanità nella storia! Prendendo spunto dalle parole di papa Francesco, la Croce richiama la forma dell’ancora, del timone, dell’albero maestro e del faro. In questa notte dei tempi e senza bussola, prendiamo forza dal Crocifisso!

L’indomani mattina, rispetto all’evento romano (divenuto unico e storico nel momento stesso del compimento), viene ritrovato morto, da un cane molecolare, Diego, un batuffolo biondo di tre anni, un angelo che ha sfiorato la terra per riprendere il volo dopo essere caduto in un rivolo, come i rivoli di lacrime che ha lasciato sul volto di chi l’ha amato. Accorgiamoci degli angeli che abbiamo accanto fin quando ne abbiamo il tempo perché le piume sono leggere e fugaci!

Pandemia: brutto e inenarrabile periodo per tutti che “non ci voleva proprio” e che supera l’inimmaginabile, anche se ci fa dare significati diversi ad ogni cosa e anche ad ogni persona. Ormai l’Italia è tutta di un colore e stringiamoci tutti confidando in un tempo migliore!

È tempo di fare memoria. “La memoria pensa al futuro, scrive di passato, ma parla al presente e si fonda sulle domande e sulle ansie di chi sta nel presente” (la giornalista Nicoletta Masetto). Memoria: mestizia, melanconia, mescolanza, melma, membrana, melodia, menzogna… La memoria è in noi, è noi: quello che siamo stati, siamo, saremo, saremmo!

 

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Sull' Autore

Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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