“So chi sei”, il primo romanzo di Maddalena Rotundo. Intervista all’autrice

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MICHELE PETRUZZO

So chi sei”, romanzo di esordio di Maddalena Rotundo, è stato recentemente pubblicato da Ortica Editrice. Nata a Sasso di Castalda nel 1969 e laureata in Lingua e letteratura francese, Rotundo consegna ai lettori “un romanzo sull’amore, da una visuale un po’ filosofica”. Ne ho discusso assieme all’autrice.
                                                                                                                                       Qual è la genesi dell’opera?    
La mia intenzione iniziale era quella di scrivere un racconto che stesse nel limite delle 8.000 battute imposte da una rivista letteraria. Ho sentito che la storia proseguiva e l’ho assecondata, come una vela che intercetta un vento favorevole.
In questa storia si incrociano diversi ambiti e tematiche: la politica, il Sud, il femminismo, l’amore. La poliedricità è il punto di forza del suo romanzo?
Ho temuto che questi materiali che maneggiavo non convergessero, si disperdessero in tanti rivoli lasciandomi con una cosa amorfa. Ho deciso che non mi sarei fatta scoraggiare e che avrei aspettato che maturasse la consapevolezza di ciò che volevo dire. Io non penso che un autore inventi una storia, penso che la trovi dentro di sé e se ha fiducia nelle sue visioni riesce a raccontarla. Il punto di forza, se c’è, sta nel fatto che questo magma ha trovato una forma. Un’opera, in genere, è forma che modella l’informe, che segmenta un flusso. Se la forma fornisce un’interpretazione convincente e non retorica, il romanzo trova una sua compiutezza.
                                                                                                                                                                                    Riprendo una sua affermazione: “Scrivere è sistemare un proprio sistema filosofico, ma anche toccare i nervi della storia collettiva”. È stato difficile mantenere questo doppio binario all’interno del romanzo?
L’uomo non fa la storia da solo, ma sente i movimenti collettivi e contribuisce a determinarli. É stato facile cogliere il legame tra coscienza e realtà e trasferirlo in un racconto. I
personaggi non sono sagome che atteggiano le diverse posizioni di una dinamica o il pensiero dell’autore in forma stilizzata, ma sono interpreti di una dialettica storica e mostrano di viverne sulla pelle le contraddizioni.
Il femminismo, che ha un ruolo rilevante nell’opera, è un riflesso autobiografico?
Il femminismo non è determinato da eventi traumatici avvenuti nella vita di una singola donna che si professa femminista, ma è un sistema di pensiero che reagisce ad un altro sistema di pensiero. Certamente è legato alla mia capacità di avvertire le forme subdole di manipolazione e tutte le ingiustizie in genere. Sarei irrazionale se reputassi ingiustificata l’indignazione nei confronti di certi comportamenti e certe mentalità, solo perché non ne sono stata vittima in prima persona. Il mio rapporto con il sesso maschile è sempre stato buono. Solo ho dovuto dimostrare continuamente che non siamo differenti dal punto di vista quantitativo ma qualitativo. Il romanzo tutto sommato non è femminista, forse è un romanzo sul femminismo. C’è un romanticismo che scorre sotterraneo, che è un invito ad abbandonare le ambiguità e le strategie proprie delle guerre di potere.
Si intravedono sfumature lucane sullo sfondo. Quanto ha inciso la prospettiva della provincia meridionale nel racconto di questa storia?
Siamo condizionati dal posto in cui abbiamo vissuto che riaffiora involontariamente per modellare le nostre convinzioni. Raccontando conviene senz’altro attingere alle esperienze incamerate, fatte nella propria realtà, ma l’aspetto localistico in sé non mi interessava quanto quello storico; non mi interessava ancorare una storia ad un luogo attraverso una “passatina” di colore locale, la dislocazione è determinata dal legame di cui sopra tra l’ io e la storia, dove il singolo non è libero di cambiare la sua vita se non inserendosi in un flusso e in un contesto. La scrittura stessa di un romanzo è per me azione concreta per inserirmi in quel flusso, per sondare il livello di sintonia che ho con il mio mondo al fine di comprenderci e migliorarci a vicenda.

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Sull' Autore

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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