by ROCCO ROSA
Ultima tra le Regioni a dotarsi dello Statuto, ieri la Basilicata ha portato a termine una impresa notevole, approvando a maggioranza la nuova carta statutaria. E’ un testo bello, ispirato nei principi e preciso nelle regole, segno che in prima commissione si è fatto un lavoro meticoloso, secernendo il meglio da ogni tipo possibile di contributo. A prima vista, c’è un tentativo di ricucire lo strappo che in questi anni si è verificato tra comunità ed istituzione regionale, vista quest’ultima dai cittadini come un luogo impermeabili ai molti e accessibile solo ai pochi. E’ anche merito del presidente Lacorazza di aver accompagnato il lavoro di modifica statutaria con alcune iniziative volte a dar peso al ruolo rappresentativo del Consiglio, rispetto alle grandi istanze che pervengono dalla società. La sua battaglia per il petrolio è stata non solo politicamente intelligente, ma anche foriera di risultati giacché, vada come vada ,lui ha saputo interpretare l’esigenza dei cittadini di prendere le distanze da uno sfruttamento accanito delle risorsa petrolio, in una regione che di questa risorsa non sa e non può vivere. Quindi bene per le cose fatte, ma una cosa è redigere ed approvare uno Statuto, altra è viverlo e farlo vivere. Qui la politica deve far fare un passo indietro a fenomeni degenerativi come il leaderismo, la partitocrazia e trovare un terreno di confronto emergenziale: stiamo come nel dopoguerra, con una povertà che ha raggiunto livelli di notevole drammaticità. Bisogna utilizzare questi 6 anni per invertire la direzione di marcia e, per farlo, dobbiamo dare esempi ispirati allo Statuto: piano per la povertà, investimenti con dichiarato valore aggiunto, rimozione degli ostacoli strutturali ed infrastrutturali che negano ancora un percorso agile di ripresa economico. E poi esempi positivi che vedano ridurre gli eccessi e gli sprechi, a cominciare da figure di cui si può fare tranquillamente a meno, a commissioni il cui valore è talmente alto da poter esprimersi anche senza gettoni e indennità. Sobrietà vo cercando, dice il popolo di Basilicata.