SOCIOSIPARIO POTENTINO: QUANDO LA CAMPAGNA CONFINAVA CON LA PIAZZA

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LUCIO TUFANO

Potenza non è che un paese. I confini tra città e campagna non sono ben definiti e la polvere, il piccante odore di fieno e di stallatico la invadono. I vicoli e le strade fervono di gente, di voci, di carri e di carrozze. Il suono dei martelli battuti sulle incudini proviene dalle diverse officine. Si lavora attorno ai traini, si ferrano i cavalli, i muli e le giumente che aspettano agli ingressi, si fabbricano ruote, aratri, vanghe, falci, si aggiustano attrezzi.

Il borgo affoga la città e ad ogni colpo di vento il respiro della campagna è alito di stagione.

È la campagna che condiziona fortemente la città e le sue attività per un antico rapporto di produzione e di consumo in base al quale tutto ha origine da essa e tutto ad essa sembra doverosamente ritornare.

I balzelli sono opprimenti e il dazio-consumo in particolare. Gli agenti preposti alla riscossione e che piantonano le porte della città si comportano in maniera pesante, poiché fermano paesani e forestieri specie contadini, perquisendoli e trattandoli in modo così brutale da suscitare la protesta della stampa. Il Lucano del 21 marzo 1893 nota infatti: Tutta Potenza conosce i mezzi violenti, inumani dei preposti alla riscossione.

Tutti i giorni avvengono scene dolorose tra infelici braccianti che venendo a lavorare in città si recano un pezzo di pane per sfamarsi durante il giorno. Ebbene, appena giungono alle barriere, sono vessati in mille modi, sono anche perquisiti per vedere se hanno nascosto qualche altra cosa. Ma non si avvede l’Amministrazione Comunale che con questi mezzi di riscossione allontana di giorno in giorno dalla città i commercianti delle altre province, che per non sottostare a tante vessazioni portano i loro prodotti in altre piazze?

Nelle mattinate di domenica invece v’è un brulicare di contadini nella piazza davanti al Teatro Stabile, venuti, con quel poco che sono riusciti a raccogliere, a guadagnare qualche soldo. Curiosi dei palazzi e della gente, assorti in una meditazione di rispetto o di tacita implorazione, sostano, con lo sguardo rivolto alla Prefettura, come in attesa di chissà quale benevola concessione; completamente suggestionati da quel portone spalancato, da quei grandi balconi, da quei due carabinieri in divisa rosso-blu.

Affluiscono al mercato con panieri di uova, vestiti alla meglio, di cenci e di velluto, con cappelli unti e neri e volti scuri, accompagnati dalle loro donne.

Senza mai avventurarsi nel cuore della piazza; qualche sceppl finisce col trovarsi al cospetto della bella

vetrina del caffè e riposto di don Michele Pergola, ma è questione di secondi perché un cameriere subito lo invita energicamente ad andarsene dicendogli che: nun è cosa p’lu muss soie.

La crisi economica è sulla bocca di tutti, il fisco annienta le iniziative, i prezzi aumentano, molti emigrano e in ogni botteguccia, negli angoli delle quintane, in mezzo ai crocchi delle comari, nella stessa piazza, luogo di convegno, fra l’altro, di tutti i cocchieri da nolo, il discorso è uguale. Vi è una fonte di infezione pestilenziale la cui acqua scorrendo rende il terreno circostante impraticabile ai veicoli ed ai pedoni, specie nella parte dove posteggiano le carrozzelle, poiché bisogna riparare i fossi che diventano, col caldo, centri di ammorbanti esalazioni. Nell’arco laterale allo Stabile si trova un monumento vespasiano proprio accanto all’ingresso del Casino Lucano e poiché l’arco manca di un fanale, di notte

molti giovandosi dell’oscurità non si avvicinano all’angolo ove sorge il sullodato monumento e quindi finiscono per insudiciare tutto il pavimento dell’androne.

Di domenica e nei giorni feriali, quando vengono per le cause o per servizio, vi partecipano anche i contadini.

Via Meridionale è completamente libera. Vi si lanciano a carriera i cavalli, attaccati alle vetture, o montati da cavalieri.

Di sera lunghe file di muli rientrano, in balia di se stessi e carichi di legna e di carbone, dai vicini boschi.

Anche i bracciali tornano la sera dalla campagna, stanchi ed esasperati. Qualcuno sfoga la propria disperazione con la sua famiglia, come Postiglione che, tornato avvilito dalla terra e trovando la moglie, ubriaca come al solito, nella sua casa al vico Crocefisso, le da tante bastonate, con una mazza di scopa, sui reni e sulla pancia da farla morire.

Naturalmente, non è da pensare che questo proletariato agricolo e contadino in genere frequentasse il

teatro. Assolutamente inesistente è per questa parte della popolazione potentina l’idea di poter assistere, magari anche dal loggione, ad uno spettacolo teatrale, di rivista, di operette o altro. Chiusi nel loro frugalissimo mondo, i contadini sono avulsi da qualsiasi tipo di cultura che non fosse quella che solo ad essi appartiene: la saggezza fatta di proverbi, di racconti ereditati dai padri, di leggende religiose e pagane. Quella cioè fornita loro dall’ambiente campagnolo di angoli bui e spazi aperti ed in cui tutto diventa storia, il tratturo, la siepe, la quercia, il cugno, la masseria. Cose queste che restituiscono alla loro memoria le precise distanze, le esperienze subite, le fatiche vissute, le malannata, le passioni e le storie antiche, composte dall’elemento umano, da quello naturale, da quello metafisico o del soprannaturale.

LE FOTO SONO TRATTE DALLA PAGINA FB POTENZA D’EPOCA CHE SI RINGRAZIA PER IL PREZIOSO E PAZIENTE LAVORO DI DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA SULLA CITTA’ DI POTENZA

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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