SOGNI E BISOGNI: IL CARNEVALE DELLE FARINE

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LUCIO TUFANO

Sogni e bisogni sono in stretta connessio­ne, interdipendenti, sono i doppi sogni delle masse, i miraggi nei quali si rifugiano le sin­dromi della privazione. Le maschere sono espressioni ispirate agli stati d’animo dell’insoddisfazione e della sofferenza, maschere elegiache e tragiche; o alla sazietà ed alla gioia, maschere della commedia o ditirambiche …

È con le maschere che si crea quello stadio della teatralità, quella follia del biso­gno, per cui sogni e bisogni fanno l’ebbrezza della faccia: contrazione fisica e psichica lega­ta alla necessità ed alle esigenze dell’individuo. Impressioni dalle quali derivano direttamen­te nei centri nervosi gli stimoli motori destina­ti al loro soddisfacimento, in rapporto con la diminuzione delle riserve nutritizie, fame e sete, con l’evacuazione dei rifiuti metabolici, con la fatica organica, con l’insufficienza dell’ossigenazione o dei movimenti respira­tori, con l’incompleta soddisfazione delle esigenze sessuali. Tutto questo è contenuto in una famosa epigrafe della storia dei bisogni meridionali: “teng’na fam’ na secc’ e nu sunn’/ na ribulezza ca vai carenn’/ ma si avess na femmin’attuorn’/ mi pasass la fam’, la secc’ e lu sunn’[1].

Le letterature del palato regi­strano perciò le grandi ritirate del­la salute e del malato, della rinuncia e della caduta dei canini, del morso e del rimorso nei secoli della penu­ria. Storia del Libano e delle caval­lette, delle assolate siccità e delle pietre sbriciolate, delle carie e delle scampagnate fuori degli abitati, cinque di foglie e quattro di mine­stra, le stagioni dei tre morsi ad una sola oliva. Ciclica rissa, dai “Forni delle Grucce” ai molini degli ammas­si, alle taverne, alle soste, mercati generali, guer­re di pani e di terre, ceste delle mele, frutteti … fasi primordiali delle mucose gastriche. Disperata sensa­zione per bisogno di cibo ma anche magia del sapore, elisir, ebbrezza, buoni e pregiati bocconi, lampada di Aladino che si strofina per im­bandire fiaschi di vino amaranto, vasellame, zuppiere e mestoli, bro­di di cappone, zamponi, frutti di stagione, il ripieno nel peperone al­l’osteria dell’Antico Fieno. Decade il garbo nella bestialità di dramma­tici affreschi, emergenza annona­ria, primum movens biologico, spes­sa coltre di neve nelle distanze dalla masseria di Faloppa, ove si “sgrana” la carchiola con foglie miste di campo. Nelle feste del Carnevale o della Pasqua, attorno alle chiese, ai mo­nasteri, agli ospizi, ai cimiteri, va­gano le comparse, i questuanti, i supplicanti, i vagabondi viandanti, malcreati, cantallusci piagnoni, truffatori ciarlieri, inventori di libercoli, ipocriti ed infingardi. La sopravvivenza alimentare ha urgenza di malizia, di finzione astuta o atea. Litigiosi compagni, rissosi della ciotola, temera­ri acciuffatori di scodelle, spudorati ostentatori d’arti in frantumi, fanno ressa dentro i vapori del ran­cio. Fasto delle disgrazie, l’immenso esercito dei miserabili affolla le feste religiose. Scarni simboli della miseria anatomica e globale, apo­teosi del pane dentro i cataclismi inflitti alle latitudini lontane. Mangiatori-macchine di maccheroni con il pane, di pignate e calderoni, minestroni, di “caccave” di lampascioni, di tavoli affogati di polenta. Insomma – scrive Nino Calice nel suo Sogni, bisogni e maschere – «ci sono i bisogni che sembrano anten­ne, ci sono i miti (e quale più alto dell’ultima cena), ci sono i riti: pa­squali, natalizi, matrimoniali, sa­crificali, funerari; ci sono i desideri, che sembrano “umani” ci sono i gusti, sinfonici nelle loro variazioni, timbrici nei contrappunti di salato e dolce, molle e duro, sciapo e sapido, soave e forte …».

Ci sono le cronache dei pomi di terra, alimento assoluto delle guerre mondiali, degli eserciti in avanzata ed in ritirata. Ci sono i contrasti tra il lieto, succulento, sensuale ed il mistico, mesto e funesto, grigio e magro. Pandemonio e tregenda di magro e preghiera di piatti fumanti e fracasso. Le cronache del sapore connesse alle epoche bibliche, ai fenomeni che le hanno contrassegnate, epoche di re e di repubbliche, di piazze e di contadi. È la festa dei gobbi, dei nani, dei senza gambe, dei vagabondi senza arti nè parti. Per ogni città, per ogni terra, non si vede che ceretani, cantibanchi, e tutti con vari inganni illudono le menti del popolazzo, allettano l’o­recchia a sentir frottole … gli occhi a veder bagatelle; i sensi alle prove ridicolose. Le piazze formicolanti della Pasqua, le ricotte, gli agnelli e le pezzotte di pecorino a piramidi, i sedani e le rucole a fasci, a Milano nel ‘600, a Napoli per la festa ed i tornei dei d’Angiò, a Piazza Navo­na, san Marco, alla piazzola di Bologna, in quelle di Brugel e di Esmeralda di Notre Dame, al largo Lof­fredo e in piazza Duca della Verdu­ra di Potenza, e nella piazza princi­pale di Matera. Le piazze dalle grida festose ed incitanti per la vendita di derrate, di pesce e di frutta.

La masseria del grano e degli animali, intanto, emana un romantico sento­re di letame, vapori e sapori dello stallatico, del “trazzo” e delle balle fienaie, degli utensili e delle groppe, fermento delle concimaie, elemento primor­diale ed onirico dell’abbondanza, della fiaba e della voluttà, allegoria e metafora del carico dei carri, in stretta ed interrotta colleganza con il caglio ed il formaggio.

Nei maleodoranti santuari della fermentazione, nella taverna casearia, ecco il miracolo del formaggio.

La sua conservazione richiedeva ogni forma di attenzione: le fo­glie del noce, le unzioni di olio ed aceto, di polvere di peperoncino, la luce o il buio, la temperatura e la umidità, la ventilazione nelle dispense e contro il malocchio.  

[1] Nino Calice, Sogni, bisogni e maschere, Calice Editori, 2012.

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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