I soldi non spesi nella programmazione europea in Basilicata non debbono essere stornati per la ripartenza nazionale dell’economia. Essi sono preziosi ed indispensabile ai lucani , soprattutto in un periodo in cui la spesa storica è ancora così scarsamente equilibrata e tale da non assicurare una qualità di vita appena decente. Su questo fronte si stanno muovendo finalmente in tanti, anche se in ordine sparso e con il cartello in testa di chi ne ha parlato per primo. Sta di fatto che alcuni parlamentari, vedi De Filippo, sono sul tema da parecchi giorni , che il centrosinistra lucano lo aveva messo nel memorandum consegnato al presidente, che i consiglieri di Italia Viva , Braia in testa, ne hanno fatto oggetto di iniziative consiliari e che il gruppo di Forza Italia ,si è espresso in maniera forte e chiara sulla esigenza di prorogare per la Basilicata l’uso di quei fondi. Detto questo, e constatate le assenze di quelli che non aprono bocca se Salvini non l’imbecca, bisogna aprire un ragionamento serio e consequenziale, se non si vuole che anche questa faccenda venga ricondotta a pura merce da sbandierare al mercato della politica. E cioè bisogna chiedersi come fare per evitare esattamente che i fondi lasciati in proroga non facciano la solita fine di soldi non spesi per carenze organizzative, difficoltà burocratiche, ritardi nei controlli ,quando non anche vessazioni amministrative e ostruzionismo. E da questo orecchio ,la classe politica di ieri e di oggi non ci sente, restia a intraprendere quella semplificazione profonda ed efficace che è il solo rimedio ad una lentezza di spesa e ad una incertezza dei programmi. Il ragionamento è tanto più attuale, in quanto da parte di tutti si va dicendo che da questa emergenza si può uscire solo con una nuova velocità nella esecuzione delle opere. E questa velocità la si ottiene, in via di emergenza, in un solo modo: sostituendo la pubblica amministrazione in molti passaggi con la certificazione delle figure professionali specialistiche che garantiscano ed attestino il rispetto delle norme e della finalità previste nel bando, la correttezza della spesa e il raggiungimento del risultato. Nell’edilizia, nell’agricoltura, nei lavori di pubblica utilità, si organizzino gli albi dei professionisti che possono efficacemente accollarsi la responsabilità della rendicontazione o della certificazione, si richieda loro determinati requisiti di specializzazione necessaria e li si lasci lavorare in tutto quello che è l’andamento dell’opera finanziata. La Pubblica amministrazione si organizzi per i controlli a campione: non il 3 per cento, ma anche il doppio, il triplo. Con questo sistema si ottengono tre risultati certi: la rapidità della spesa, una amministrazione concentrata sul controllo e non sull’autorizzazione, una platea di liberi professionisti cui finalmente viene data la delega di responsabilità, con la condizione che chi sbaglia paga, esce fuori dagli Albi e non ha più diritto di affacciarsi ad uno sportello della Pubblica Amministrazione. rocco rosa
SOLDI NON SPESI E PROFESSIONISTI SENZA LAVORO
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