
Giovanni Benedetto
Il calcio é divertimento, imprevedibilità, fantasia e poesia.
O meglio, il calcio dovrebbe essere tutto questo, ma non lo è più, perchè ha messo in cima ai suoi obiettivi il mercato e le sue regole economiche .
Il calcio italiano di questi ultimi decenni é sopratutto impostato sui risultati, sulle vittorie e quindi e’ impegnato ad attivare tutti gli strumenti per raggiungere l’obbiettivo.
Sono discorsi che solo a pronunciarli o a scriverli non hanno nessun riscontro nella realtà odierna perché risalgono agli albori del calcio.
Si decidono le caratteristiche fisiche dei calciatori in base all’altezza, ad un fisico muscoloso e palestrato per reggere gli urti e non perdere mai la palla.
Fisicità, doti atletiche, costanza e acquisizione degli schemi sono i requisiti che gli allenatori chiedono preferibilmente ai calciatori per essere più produttivi, più funzionali alle giocate preordinate e più pragmatici.
Fino a quando il Dio denaro la farà da padrone difficilmente si potranno apportare dei correttivi per stravolgere alcune regole e mettere al centro il divertimento alla vittoria.
E chi rischia di fare le spese in questo calcio fatto di schemi e di giocate simulate alla lavagna? Credo proprio i calciatori che danno valore aggiunto al divertimento: i fantasisti, quella categoria di calciatori che sono allergici alle regole, che sono discontinui, che spesso vanno in conflitto con l’ambiente, e che non seguono giocate preordinate ma solo il loro istinto, la loro genialità.
Tanti sono i nomi famosi che hanno espresso estro e fantasia sui campi di calcio, deliziando gli spettatori di qualsiasi colore: Maradona, Kaka’ , Platini’ e Zidane ecc.
Citare i grandi é facile ma ce ne sono stati tanti altri meno noti che hanno contribuito tanto ad esaltare il gioco del calcio.
Baggio, Zola, Rivera, Becalossi, Del Piero, Mancini, Conti e D’amico sono stati tra i calciatori Italiani più in vista.
Pinturicchio era l’appellativo che l’avvocato Gianni Agnelli affibbio’ ad Alessandro Del Piero, che lo deliziava con le sue giocate, le sue invenzioni i suoi dribbling improvvisi e le sue pennellate.
L’avvocato Agnelli lo paragono’ al pittore Pinturicchio, che Papa Innocenzo VIII nel 1484 volle con sé in Vaticano. Doveva dipingere gli scorci, le bellezze d’Italia, il sublime. Doveva poetizzare tutto, fosse anche l’ordinario.
E con le dovute differenze furono gli stessi motivi per cui Agnelli e Boniperti lo prelevarono dal Padova per tenerselo stretto per vent’annni alla Juventus .
Di calciatori fantasisti i vivai sono pieni ma solo pochi riescono a calcare i campi di calcio che contano, anche il Viviani ne ha visti alcuni: Scarpa, De Simone, Zotti, Strambelli e qualche altro, e chi più chi meno, hanno fatto dell’istinto, la genuinità e la libertà i punti di forza per superare a volte anche la razionalità e mandare in visibilio gli spettatori.
Nicola Strambelli, fortemente voluto a luglio a Potenza, gia a dicembre é iscritto nella lista dei partenti, un uomo, un calciatore che é imprevedibile in campo e fuori.
Il suo curriculum ha seguito il percorso alla stregua di un ascensore: saliscendi.
É partito dalla B poi è sceso in C2 poi in C1, tornato in A é sprofondato in eccellenza e dopo la lenta ripresa dalla D alla C.
In campo, si notano solo i suoi pantoloncini abbondanti: è piccolo di statura e davanti ai suoi avversari che non scendono sotto il metro e ottanta, sembra ancora più piccolo, il gol di testa che fece al portiere del Catania fu un vero scherzo della natura.
Gioca palla a terra e come una calamita si attira sempre, non meno di due avversari intorno a sé, che li supera o con un passaggio tagliente o con un tiro in porta o con delle finte.
É innammorato del pallone vorrebbe sempre averlo trai piedi abbassa il ritmo della partita perché cerca la giocata per infilarsi tra le gambe dei giganti a volte ci riesce, a volte viene travolto e altre volte superato.
Come si dice, é croce e delizia della tifoseria, la quale a volte si schiera con Nicola, a volte lo contesta.Ha giocato un girone di andata a rendimento alternato le cose buone che ha fatto vedere non sono state sufficienti a conquistare il pubblico e la società: si aspettavano di più, come fecero i suoi predecessori Scarpa, De Simone, Zotti e anche Palumbo.
Il tempo é scaduto, servono i risultati, aspettare le giocate di Nicola é un lusso che il calcio odierno non si può permettere.