Mario Migliaccio

Negli ultimi anni, un rinnovato interesse per la storia locale ha favorito la realizzazione di varie iniziative volte al recupero e alla diffusione della conoscenza storica di Sant’Angelo le Fratte. Il borgo, sempre più noto ai turisti, è ancora poco conosciuto sotto il suo profilo storico.
Recentemente sono stati pubblicati tre libri riguardanti la storia del paese, e si segnalano in modo particolare Il Carpineto… Sotto (Il Segno, 2022) del Maestro Michele Cancro e Storie di Sant’Angelo le Fratte del Prof. Antonio Monaco (Edizioni Paolo Laurita, 2024). Dai due testi appena citati emerge un profilo storico di Sant’Angelo le Fratte che vede nel Seicento, ovvero nel secolo durante il quale i principali vescovi della diocesi di Campagna e Satriano risiedettero a Sant’Angelo, i momenti di maggiore sviluppo culturale e architettonico, nonostante la miseria, i terremoti e le epidemie. Lo scorso 13 ottobre 2024, una domenica, è stata svelata e presentata al pubblico anche una epigrafe seicentesca, il cui testo, tradotto e presentato dal Prof. Antonio Monaco presso la Chiesa madre del paese, indica la sepoltura di Mons. Testi, vescovo che risiedeva a Sant’Angelo le Fratte negli anni ‘20 del Seicento, e al quale si attribuisce il merito di aver avviato i lavori di costruzione delle chiesa principale del paese. Questa scoperta ha un valore considerevole per la comunità e per la sua memoria, dal momento che essa contribuisce a pluralizzare la storia del paese, talvolta semplicisticamente ridotta alla sola presenza in loco del pur illustre vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz negli anni ‘60 del Seicento. Se poi si considera che il Seicento fu anche il secolo durante il quale a Sant’Angelo le Fratte erano attivi un seminario, un palazzo vescovile, una tipografia e un convento, tra le altre cose, è evidente che da ulteriori e più approfondite ricerche potrebbero emergere nuovi spunti e nuove interpretazioni della storia del paese. Sfogliando il Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, redatto dall’abate Francesco Sacco tra il 1795 e il 1799, si rimane colpiti dal fatto che l’autore, alla fine dell’articolo dedicato a “Sant’Angelo Delle Fratte” nel terzo tomo del dizionario, sostiene che questa terra è rinomata per due motivi: per la sua fonte del “Torno” e per aver dato i natali al “tanto celebre Padre Casalicchio”. Eppure, né per le vie del paese né nei principali testi sulla storia di Sant’Angelo ci si imbatte in questo nome. L’obiettivo di questo breve articolo è quindi quello di rievocare qualche tratto saliente della vita del suddetto personaggio, con la speranza di suscitare la curiosità e l’interesse di concittadini e studiosi affinché si possano avviare ulteriori ricerche su questo potenziale “santangiolese illustre”. Sebbene si sappia tuttora poco dell’infanzia e della gioventù di Carlo Casalicchio, vari autori sembrano convenire sul fatto ch’egli nacque nel 1626 a Sant’Angelo le Fratte. La parte che meglio si conosce della sua vita è quella che si svolse a Napoli a partire dalla seconda metà del XVII secolo, quando Casalicchio, gesuita e moralista, si distinse sia per le sue opere di supporto alla popolazione napoletana martoriata dall’epidemia di peste del 1656 sia per la fortuna che varie delle sue opere, talvolta ristampate e tradotte, godettero tra il XVII e il XVIII secolo. Casalicchio affiancò dunque alla sua attività di sacerdote e predicatore quella di autore di opere moralistiche, ispirate al genere della novella. Come notato dal Mutini nel suo articolo nel Dizionario Biografico degli Italiani, Casalicchio conosceva le opere di vari autori latini – in particolare di Orazio, dal quale è molto probabile che abbia tratto spunti per la riflessione sull’utile dulci – ed era un lettore delle opere di novellistica italiane e spagnole. Nel Diccionario Histórico de la Compañía de Jesús, Zanfredini riporta altre attività svolte nel corso della vita da Casalicchio, tra le quali i corsi di dottrina cristiana impartiti a Napoli e l’incarico di rettore del Collegio di Massa Lubrense. Le due opere più note e diffuse scritte dal Casalicchio invece sono intitolate Gli stimoli del santo timor di Dio. Cavati da scelte istorie dello sdegno divino. Usato contro diversi peccatori nel punto della morte, libro pubblicato a Napoli nel 1669, e, soprattutto, L’utile col dolce cavato da’ detti e fatti di diversi homini savissimi, che si contiene in tre Decade di argutie… Per ricreatione e spiritual profitto di tutti, e consolatione specialmente de’ tribolati ed afflitti, e per efficace antidoto contro la peste della malinconia (Napoli, 1671-78). Le novelle del Casalicchio sono caratterizzate dal loro intento moralistico, difatti Gli stimoli del santo timor di Dio sono presentati nella seconda ristampa come un’opera “utilissima a Predicatori Apostolici […] per ritrarre i Peccatori dall’offesa di Dio, ed indurli ad una vera penitenza”. In particolare ne L’utile col dolce, Casalicchio si serve di aneddoti e storie per sviluppare più di trecento riflessioni, dette “arguzie”, sui comportamenti che un buon
cristiano dovrebbe tenere e su quelli che, al contrario, dovrebbe evitare nella vita quotidiana. Uno degli intenti principali di questa opera del gesuita consiste nel disciplinare la conversazione dei fedeli, non già proibendo che questa sia occasione di ricreazione e di svago, ma orientandola verso la moderazione e il decoro. La forma della novella viene dunque impiegata per perseguire fini pedagogici “dilettando” al contempo. Come scrive Casalicchio nell’avviso “A chi legge” de L’utile col dolce, “non ti si nega il ricrearti di tempo in tempo colla tua conversazione, col conferire, e ragionare con tuoi amici, e con quelli del tuo genio, affinchè possi ristorare li spiriti perduti, o indeboliti ne’ tuoi affari”. Ciò che il gesuita vuole sottolineare è che, senza dover rinunciare al piacere di ritrovarsi a conversare con gli amici, uno dovrebbe esprimersi “senza parole immonde, senza porre in burla l’Evangelio […] senza porre in ludibrio le cose spirituali, e senza nominare ad ogni tre parole, cose, che fanno vergognare non solo uomini, che han Fede, e che professano la Religione Cristiana, ma anche i Barbari”. Il Casalicchio invita a prestare attenzione al modo in cui si conversa, giacché si rischia di nuocere al prossimo “col tossico , che l’avveleni, cioè con discorsi vani, e scandalosi, perchè altrimenti sarai con le tue parole oscene, e lascive reo della morte dell’Anime, che t’ascoltano”. A tal proposito, lo studioso Scasso ha scritto un interessante articolo per la rivista Angelicum, nel quale, analizzando le “spigolature giuridiche in Carlo Casalicchio”, fornisce spunti intriganti sulla concezione della pratica forense secondo il gesuita. Citando la Centuria III, Decade I, Arguzia II, Scasso evoca l’esortazione di Casalicchio alla risoluzione pacifica delle liti tra persone, giacché, secondo il gesuita, “la maggior vittoria quale potrai avere della tua lite, è non litigare […] il non vedere mai Avvocati in vita tua”. L’opera di Casalicchio redarguisce così, oltre agli avvocati – che sono invitati dal gesuita a praticare la propria professione con onestà e lealtà, mentre egli stesso riconosce il loro interesse nel prolungare le cause e nell’assistere i “Clientoli” più ricchi –, anche quei giudici troppo interessati alla “carriera”, quanti di essi vogliano accontentare tutti e quanti tardino eccessivamente nell’esprimere le sentenze. In tal senso, nonostante la mancanza di fantasia e la limitata originalità lamentate dal Mutini nella sua considerazione delle novelle di Casalicchio, l’opera del gesuita nato a Sant’Angelo presenta comunque tratti propriamente “arguti” e d’interesse. Se non altro, Casalicchio continuò a scrivere anche dopo la pubblicazione de L’utile col dolce, e diverse sue opere furono pubblicate tra il 1680 e il 1700, anno della sua morte. Si rimane colpiti, infine, dal ritrovare il nome di Casalicchio tra gli autori di opere inserite nell’indice dei libri proibiti. La sua opera di teologia morale Tuta conscientia risulta, infatti, tra i libri censurati negli anni ‘80 del XVII secolo. Quali furono le vere ragioni della censura? Perché, dopo le molteplici pubblicazioni in tema di morale che Casalicchio realizzò, Tuta conscientia figura tra i libri proibiti?
Questi e altri interrogatvi sulla vita e l’opera di Casalicchio meriterebbero uno studio più dettagliato e approfondito. Una domanda altrettanto suggestiva ai fini del presente articolo è la seguente: in che misura e per quali motivi Casalicchio era legato a Sant’Angelo le Fratte? Se il semplice fatto di essere nato in un luogo può anche non essere una testimonianza di uno stretto legame con il territorio, resta il fatto che le attuali lacune sulla storia di Sant’Angelo le Fratte nel Seicento non permettono neppure di sminuire l’importanza di questo dettaglio relativo alla vita di Casalicchio. Sarebbe infatti auspicabile che nuove ricerche si concentrino non soltanto sulla figura di Casalicchio o di altri personaggi legati in qualche modo a Sant’Angelo, ma anche sul più ampio contesto sociale e culturale del paese nel XVII secolo nei suoi legami con altre realtà territoriali più ampie, che spazino dalla diocesi agli imperi globali dell’Europa moderna. Intanto, con questo breve articolo, si spera quantomeno di aver rianimato la curiosità dei santangiolesi – e non solo – per la figura di Casalicchio, affinché in futuro si lavori per capire meglio il suo rapporto con Sant’Angelo, da una parte, e la stessa realtà santangiolese nel suo tempo, dall’altra.
C. Casalicchio, Gli stimoli del santo timor di Dio. Cavati da scelte istorie dello sdegno divino. Usato contro diversi peccatori nel punto della morte, Napoli, Giacinto Passaro, 1671.
–, L’utile col dolce cavato da’ detti e fatti di diversi homini savissimi, che si contiene in tre Decade di argutie… Per ricreatione e spiritual profitto di tutti, e consolatione specialmente de’ tribolati ed afflitti, e per efficace antidoto contro la peste della malinconia, Venezia, Stamperia del Baglioni, 1741.
A. Monaco, Storie di Sant’Angelo le Fratte. Un Paese della Valle del Melandro, Potenza, Edizioni Paolo Laurita, 2024.
C. Mutini, “CASALICCHIO, Carlo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 21, 1978, via “Treccani” online: https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-casalicchio_(Dizionario-Biografico)/ (consultato il 19/11/2024).
C. H. O’Neill & J. M. Domínguez (a cura di), Diccionario Histórico de la Compañía de Jesús, Roma – Madrid, Universidad Pontificia Comillas, 2001.
G. De Rosa & A. Cestaro (a cura di), Storia della Basilicata, Vol. 3, “L’Età moderna”, Bari, Laterza, 2021.
F. Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, Napoli, Vincenzo Flauto, 1795- 1799.
A. Scasso, “Spigolature giuridiche in Carlo Casalicchio, S. J.”, in Angelicum, Vol. 86, No. 4, 2009, pp. 931-937.