SUL PACCHETTO ANNUNCIATO PER IL SUD. ALCUNE RIFLESSIONI PRELIMINARI

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RICCARDO ACHILLI

 

Si muove qualcosa di interessante, in prospettiva, per le politiche sul Mezzogiorno, da parte dell’attuale governo. Le anticipazioni sul “Pacchetto per il Sud” del Ministro Lezzi parlano di rendere strutturali le decontribuzioni al 100% per chi assume a tempo indeterminato, alzando l’asticella anche per le assunzioni di over 35, per venire incontro alla disoccupazione di chi è in età avanzata e quindi particolarmente poco competitivo sul mercato del lavoro. Inoltre, si propone la prosecuzione dell’incentivo “Resto al Sud” che sembra mostrare risultati interessanti in termini di creazione di nuove imprese giovanili: a luglio risultano già presentate 11.420 domande di cui 3.422 già istruite (per 111 milioni di agevolazioni complessive) e 789 già approvate per 52,3 milioni di investimenti (l’investimento medio è di circa 66mila euro). A fronte di questi numeri la previsione è che “Resto al Sud” possa generare oltre 3mila nuovi posti di lavoro. Si parla di far rispettare (ma ancora occorre capire con quali metodi e strumenti, atteso che il monitoraggio della spesa pubblica al Sud presenta più di qualche problema tecnico, ed ovviamente se il monitoraggio ha qualche problema il controllo del rispetto del vincolo è problematico, senza contare il fatto che esso dipende dall’andamento ciclico della spesa sui fondi SIE, dipendente in larga misura dalla capacità attuativa delle Regioni) il vincolo del 34% di investimenti ordinari destinati al Mezzogiorno, che in passato è stato sistematicamente disatteso (secondo i dati dei Conti Pubblici Territoriali, infatti, nel periodo 2000-2016 la media degli investimenti destinati al Mezzogiorno da parte del Settore Pubblico Allargato – comprendente anche le imprese pubbliche – è del 29,6%).

Si parla anche di una non meglio specificata semplificazione delle operazioni di spesa sui fondi SIE, da concordare con Bruxelles. Siccome il punto è poco chiaro, occorre definirlo meglio. Le procedure di affidamento e di spesa sono di fatto determinate dal Codice degli Appalti, che dovrebbe essere rinnovato in autunno, secondo le intenzioni del Governo Conte, ma i contenuti di tale riforma, che viene dopo quella fatta nel 2016 dal Governo Renzi (e che a detta degli operatori di settore ha ulteriormente complicato la situazione) non sono al momento noti.

Secondo gli operatori di settore, i problemi del nuovo codice degli Appalti risiedono nelle previsioni normative incompiute: i criteri per la qualificazione delle stazioni appaltanti, il meccanismo di valutazione del curriculum di chi partecipa alle gare, che in una prima formulazione rischiava di restringere la libera concorrenza, la previsione di suddivisione in lotti delle gare per favorire la maggiore partecipazione delle PMI, che rischia però di rendere più farraginosa la procedura, alle incertezze sulla procedura digitale di appalto.

Più in generale, l’Agenzia per la Coesione Territoriale ha varato un progetto di analisi dell’efficienza ed efficacia degli investimenti pubblici, mirato proprio ad identificare i colli di bottiglia e le difficoltà attuative di detti investimenti, al fine di fluidificarli. Tale progetto, condotto con Amministrazioni partner nei Ministeri, nelle Regioni e nelle Città Metropolitane, potrebbe fornire indicazioni utili proprio al lavoro di semplificazione delle procedure di spesa dei fondi SIE, già nel prossimo anno. Semplificazione che dovrebbe riguardare anche una riduzione ed una migliore calcolabilità degli indicatori di programma, soprattutto quelli rientranti nel performance framework, la cui quantificazione e verifica non di rado sottrae molte energie all’attuazione del programma stesso, nonché la fase programmatica, rendendo più semplici, veloci e flessibili le riprogrammazioni dei PO conseguenti a cambiamenti dello scenario di riferimento, cercando di arrivare ad una programmazione più vicina alla progettazione degli interventi, e più facilmente leggibile.

Infine, è chiaro che interventi di livello nazionale in programma, come l’istituzione del reddito di cittadinanza e il rifinanziamento delle misure di super ed iper ammortamento, avranno anche impatti differenziali più favorevoli al Mezzogiorno.

Tuttavia, ciò che sembra ancora mancare è una organicità nell’intervento governativo a favore del Sud, che sembra sacrificata a singoli interventi di valenza simbolica particolare. Manca cioè una programmazione complessiva, in cui incastonare le misure previste dal pacchetto-Sud appena varato, e che possa avvalersi dell’Agenzia per la Coesione Territoriale come strumento di affiancamento e supporto tecnico alla programmazione, riportando sotto una cabina di regia unica la strategia 2014-2020, anche recuperando la filosofiA dei programmi PAC, che riportava ad unità fondi precedentemente regionalizzati e non utilizzati, per programmi imperniati su pochi obiettivi strategici ben definiti e trasversali ai diversi territori regionali.

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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