Sul Parco della Val d’Agri l’ombra del commissariamento e di nuove trivellazioni

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Da alcune fonti locali si apprende che il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ci accingerebbe a commissariare il Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Un parco che potrebbe includere altre trivelle petrolifere di Eni-Shell, ricadenti nella concessione di coltivazione Val d’Agri. I nuovi pozzi si aggiungerebbero ai 13 ubicati all’interno del parco ed altrettanti pozzi lungo il suo perimetro).
Al ministro Sergio Costa – lo ricordiamo ai nostri lettori – Terre di frontiera rivolse, all’atto del suo insediamento presso il dicastero, una specifica domanda sull’eventuale commissariamento del parco che però il ministro dribblò, rispondendo in modo evasivo. Ma il nodo sembra essere arrivato al pettine. Sul tavolo del ministero sarebbero giunte alcune denunce circostanziate da parte di associazioni ambientaliste, ma soprattutto da parte di alcuni membri dell’ente Parco che hanno evidenziato presunte . Gli ispettori del ministero hanno messo, pertanto, sotto la lente d’ingrandimento l’attuale gestione. In particolare gli ispettori avrebbero contestato il dimissionamento forzoso di un membro del consiglio direttivo adottato dagli attuali vertici.

LO STALLO GESTIONALE DEL PARCO
Da alcune settimane il sito istituzionale del Parco della Val d’Agri non è raggiungibile e, con esso, l’accesso a tutti i documenti amministrativi. Sarebbe, inoltre, in atto uno scontro tra Regione Basilicata e ministero dell’Ambiente sull’ipotesi di commissariamento. In difesa degli attuali organi del Parco si sarebbe schierata Flavia Franconi – assessore regionale alle Politiche della Persona, che oggi coordina i lavori della giunta a seguito della misura cautelare che ha coinvolto il governatore Marcello Pittella – la quale avrebbe fatto intendere che, in caso di commissariamento la Regione sarebbe disposta a ricorrere alla giustizia amministrativa contro il ministero. Secondo il massimo ente regionale la “bocciatura” del Parco sarebbe “politica”, legata cioè a generiche contestazioni rilevate dagli ispettori, in particolare sui rilievi mossi dalla Corte dei Conti alle quali sarebbero stati invece forniti chiarimenti da parte dei vertici del Parco.

IL VECCHIO E NUOVO DIRETTORE DEL PARCO
Oltre alle contestazioni della Corte dei Conti su alcuni episodi gestionali e rimborsi non dovuti, le altre “anomalie” rilevate – secondo il ministero dell’Ambiente – riguarderebbero la selezione per il nuovo direttore, a cui si è candidato anche l’attuale direttore facente funzioni, in carica da nove anni. In realtà, tra i “papabili”, la scelta per il ministro Sergio Costa sarebbe forzata, poiché dovrebbe ricadere sull’attuale direttore facente funzione, stante alcune defezioni che potrebbero riguardare gli altri due nominativi inseriti nella terna dei nomi inviata al ministro. Contro il commissariamento si è schierato il Consiglio direttivo e l’attuale presidente pro tempore, Vittorio Triunfo. Favorevole, invece, è Antonio Mattia, candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza della giunta regionale.

MA SUL TAVOLO DEL MINISTRO COSTA C’È ANCHE L’AUTORIZZAZIONE AL POZZO “ALLI 5” DI LOCALITÀ CIVITA DI MARSICOVETERE, CHE HA VISTO L’OPPOSIZIONE DEL PARCO
Tra i nodi che si aggrovigliano sul tavolo del neo ministro dell’Ambiente, c’è anche il parere VIA per il pozzo “Alli 5”, situato all’interno di una Important Bird Area (IBA) del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Autorizzare questo pozzo – hanno scritto, di recente, nelle loro osservazioni-opposizioni inviate al ministero sei sodalizi tra associazioni, comitati e imprenditori agricoli – significherebbe aprire alla realizzazione di altri 4 pozzi, di cui 2 bi-dreni, ovvero pozzi da realizzare partendo da due pozzi già autorizzati e da perforare sulla stessa postazione.
Il tutto in un ecosistema naturale fragilissimo, interessato da riserve idriche importanti, agro-sistemi di grande pregio, messi nuovamente a rischio dalle perforazioni petrolifere. Ma sulla realizzazione del pozzo “Alli 5” il Parco si è pronunciato in maniera contraria. Una nuova patata bollente sul tavolo del ministro che dovrebbe firmare l’autorizzazione per il parere Via per il pozzo Alli 5. Una questione che rischia di complicare le cose, facendo il “gioco”, ma a ruoli invertiti, dei contendenti pro e contro il commissariamento, pro e contro le nuove trivelle. Ancora una volta l’ambiente – questo è certo – è relegato al ruolo di mera e strumentale comparsa sulla scena nel territorio fragile della Val d’Agri, conteso, oltre che dalle compagnie petrolifere, anche dai partiti politici e dai portatori di interesse per le poltrone.

 
 

 

 
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Antonio Bavusi

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