Analizzare ogni anno il rapporto Svimez sta diventando come una di quelle incombenze necessarie, una specie di partecipazione ad un funerale di cui non si può fare a meno. Si parla del morto, si fanno due preghiere, e poi la vita continua come prima. Il rapporto di quest’anno ci porta a commemorare l’enorme crescita delle famiglie con nessuna persona occupata: dal 2010 al 2017 sono passate da 360 mila a 600 mila famiglie. E ,poi, l’ esodo, non solo dei giovani ma di famiglie intere. Negli ultimi sedici anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883mila residenti, per la metà giovani tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati. La qualità del lavoro nel meridione è bassa, mentre altissima è la condizione di precarietà in cui lo si esercita. Vanno fuori per questi motivi e per un sacco di altre cose, tra cui i servizi pubblici che non funzionano e i livelli di assistenza che sono più bassi che nel Nord nonché la necessità per i genitori pensionati di aiutare economicamente i figli e di cumulare i redditi familiari per tirare la carretta. Poi c’è un Sud a macchia di leopardo, dove cinque-sei regioni si contendono ogni anno uno o due punti, un anno avanzando, un anno arretrando , ma sempre in una competizione da serie B dell’Italia. La Svimez chiede più investimenti pubblici, il cui importo è lontanissimo dalla precrisi ,e maggiore spesa corrente che si è ridotta del 7 per cento al Sud mentre nel resto del paese è aumentata dello 0,5. Questo il quadro economico. Quello sociale e politico è ancora più preoccupante, con le Regioni del Sud che non fanno niente per parlare con una stessa voce, non fanno niente per investire nella stessa maniera, non fanno niente per trovare sinergie e massimizzare gli investimenti. Uno splendido isolamento: ognuno a casa sua come le baronie di una volta, pronte a ignorarsi e criticarsi, a farsi belli in casa propria e a rifiutare il confronto. E invece insieme ( magari con organismo istituzionale che si ponga come la cabina di regia per le politiche generali del Sud) debbono porsi il problema di una politica industriale che manca, del credito al Sud che taglieggia le imprese della burocrazia che nessuno intende semplificare, della ricerca che non può essere fatta a livello regionale. Le Regioni stanno bene a chi fa politica: la gente le sta invece percependo come una delle principali cause di questa situazione. Se stavamo meglio quando stavamo peggio, qualche cosa di fondato ci dev’essere in questa percezione. ROCCO ROSA
SVEGLIATEVI!!
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