SVEZIA: CONFERME A SINISTRA, LA DESTRA MOLTO PIU’ GIU’ DEL PREVISTO

0
marco di geronimo

Marco Di Geronimo

I giornali italiani temevano che in Svezia avrebbe vinto l’estrema destra. Oggi come hanno titolato? Che vi è un pericolo nero alle soglie di Stoccolma? Che la socialdemocrazia è morta? Strano: i giornali svedesi titolano che i socialdemocratici «tengono», e l’estrema destra è al di sotto delle attese.

Osservava qualcuno che la mania tutta italiana contro l’Internet produttore di fake news diventa grottesca di fronte a certe manifestazioni di follia. È la carta stampata tricolore che sembra incapace di valutare l’esistente da un punto di vista intellettualmente onesto. Al di là dei giornali partigiani, che per natura assumono posizioni nette sui temi, tutti i quotidiani più gettonati si fingono imparziali e indipendenti. In realtà sfugge loro la maggioranza dei fenomeni politici.

L’estrema destra in Svezia non ha sfondato. Si trova certo in una posizione molto solida, sul podio dei partiti più votati. Ma i sondaggi non sono riusciti a pescare con precisione i reali rapporti di forza tra gli schieramenti. Certe proiezioni dei giorni scorsi accreditavano i Democratici Svedesi (a destra antieuropeista) addirittura in lizza per il primo posto.

Questa isteria collettiva che sembra aver colto le classi intellettuali del Belpaese – e non solo – ha totalmente frainteso i meccanismi elettorali che si stanno muovendo in Europa. Difatti ha archiviato la socialdemocrazia senza alcun problema e la identifica col problema, quando essa invece sembra rappresentare la soluzione all’avanzare del reazionarismo. I Paesi che hanno sviluppato opzioni socialiste solide infatti non presentano una crescita esponenziale dei partiti neri: basta osservare Spagna e Gran Bretagna, in cui i partiti più radicali di destra sono stati prevenuti o sgonfiati strada facendo.

La parabola dell’UKIP di Nigel Farage è emblematica: il Labour di Corbyn ha spostato a sinistra il dibattito, inducendo frattanto i Conservatori, allo sbando, a spostarsi a destra assorbendo l’UKIP sposando la linea dura dell’hard Brexit. Nel frattempo i laburisti facevano piazza pulita a sinistra del Partito scozzese, con i lib-dem che galleggiano al centro molto al di sotto degli storici risultati del 2010.

Il sistema svedese – non a caso un sistema partitico fondato su una legge elettorale proporzionale – ha retto. L’emorragia di disagio sociale, che comunque esiste a causa di dosi massicce di tagli al welfare, immigrazione e congiunture economiche, è stata ben tamponata. La coalizione di centrosinistra attesta il Partito socialdemocratico al 28%, poco al di sotto dello scorso appuntamento elettorale. Addirittura l’opposizione del Partito dei Moderati (destra conservatrice) riesce perfino a perdere voti, fermandosi al 19%, medaglia d’argento. L’estrema destra, è bene ribadirlo, si ferma al 17% (percentuali simili alla Lega, certo, ma in un contesto radicalmente diverso). Non tragga in inganno il risultato socialista al di sotto de 30%: è ben compensato da una forte sinistra radicale, all’8%, e dai Verdi al 4-5%. Insomma, lo schieramento progressista sfonda quota 40%, battendo il centrodestra di qualche punto.

Ruolo chiave della futura architettura parlamentare svedese sarà il Partito di Centro, radicato nelle parti agrarie del Paese. È indubbio che questa opzione ha assorbito gran parte del disagio sociale e sarà suo compito rielaborarlo. Sì, in chiave conservatrice, ma non reazionaria e nemmeno euroscettica. I risultati delle elezioni scandinave consegnano perciò un quadro complesso da risolvere al Presidente della Camera (a Stoccolma l’incarico al premier non lo consegna il Re, bensì lo scranno più alto del Parlamento). Ma non impossibile da risolvere. Perché i due schieramenti principali potrebbero dar origine a osmosi e desistenze tattiche. Aggiungiamoci che il Centro ha dato la totale indisponibilità a qualsiasi alleanza con i Democratici Svedesi. E questa scelta del gruppo, che sarà con ogni evenienza un jolly importante, potrebbe rivelarsi fondamentale.

Condividi

Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all’Università degli Studi di Pisa. Ho militato in Possibile, in SI e in MDP, e sono tesserato a “I Pettirossi”. Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels.


Lascia un Commento