TARANTO-ROMA: SENZA SOLDI, NIENTE MESSA

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MARIA CRISTI SANSONE taranto roma

MARIA CRISTI SANSONE

Prove di transito della freccia rossa sulla tratta Potenza-Taranto! La notizia è quasi sconvolgente perché la prova è effettuata su un tratto ferroviario notoriamente non classificato come alta velocità! Quindi provare per credere! La notizia è commentata sui social ed accolta con stati d’animo variegati, ma alcuni commenti generano riflessioni, interrogativi e qualche perplessità.

Un commento in particolare mi ha colpito: cosa darà la Basilicata in cambio del freccia rossa?

 Cosa darà? Non dobbiamo dare nulla di più di quanto già dato in passato e nel presente, dobbiamo pretendere di avere un futuro, soprattutto in relazione alle risorse naturali (idrocarburi, ambiente, ecc.) e un collegamento veloce che è un diritto per ogni cittadino di questo paese. La Basilicata galleggia sul giacimento più esteso in terraferma di idrocarburi, la produzione per lo sfruttamento in Val d’Agri ha avuto inizio nei primi anni novanta del secolo scorso, dove si estraggono circa il 70 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas italiani, e a breve inizierà la produzione anche a Tempa Rossa ad opera della Total.

La diga del Pertusillo alta cento metri, fornisce alla Puglia il 65 per cento del suo fabbisogno di acqua potabile e per usi irrigui: 4.500 litri al secondo, per un totale di 155 milioni di metri cubi, da anni, si susseguono denunce e controdenunce, analisi e controanalisi, in una susseguirsi di dati e notizie che generano confusione e disinformazione circa l’intera questione relativa all’origine e alle cause dell’inquinamento dell’invaso; soprattutto chi deve controllare le matrici ambientali, non è possibile affidare il controllo all’Eni, che non può rivestire il duplice ruolo di controllore e controllato.

La Basilicata in termini di impatto ambientale e inquinamento non solo in relazione alle attività estrattive ha già pagato un prezzo elevato, basti ricordare che sono presenti in regione due siti di interesse nazionale da bonificare: la zona industriale di Tito e l’area industriale della Val Basento, in Italia sono in totale 40 i siti di interesse nazionale da bonificare, quindi terreni su cui è impedita qualsivoglia attività antropica legata all’agricoltura, quindi conseguente depauperamento del suolo e attese infinite per l’inizio delle bonifiche.

Di bonifiche nessuna traccia reale almeno in Basilicata, sebbene dal 2000 sono iniziate conferenze di servizio, in totale 1507 fino al 2013, fonte il Ministero dell’ambiente, al momento approvato il progetto di bonifica dell’area industriale della Val Basento. A chi sono stati affidati i lavori? La bonifica è affidata alla società Syndial spa, l’accordo con la regione Basilicata è stato siglato a Roma circa un anno fa, settembre 2015 tra il consorzio industriale di Matera e la Syndial dell’Eni. Quante le persone occupate? E soprattutto chi ha prodotto tale inquinamento?

Per quanto concerne l’area di Tito le ultime notizie riguardano il decreto di approvazione delle determinazioni della conferenza di servizi del 31 maggio 2016, redatto dal Ministero dell’ambiente il 9 giugno, per la Regione Basilicata presente l’Ing. Salvatore Gravino.

Altra chicca lucana è il Centro Enea – Trisaia, centro di ricerca e sviluppo per l’energia nucleare, ma abbandonate le velleità di ricerca e sviluppo dell’energia nucleare, dopo il referendum del 1987, attualmente sono presenti in regione barre di uranio di origine americana, depositate dagli anni sessanta, perché questo bel dono? Era parte del piano Marshall? Qualunque l’origine un fatto è certo: è l’Italia a dover provvedere allo stoccaggio di tale materiale, ma per questo dobbiamo attendere la realizzazione del deposito nazionale.

Rispetto a questo sforzo gigantesco della Basilicata organizzata ad hub energetico nazionale con la sofferenza di molti e nell’interesse di pochi (bastano le inchieste in corso per capire di che parliamo) si enfatizzano le prove di transito di un possibile Freccia Rossa. Per ora solo prove, vedremo se e quando sarà incluso negli orari di Trenitalia. Ma un fatto è certo: se la freccia rossa fino a Salerno può raggiungere i 300 km/h, dopo, a scendere, non ci sono binari adatti per poter sostenere tale velocità di crociera. E’ evidente che se non si raggiunge l’obiettivo di un Potenza-Roma in tre ore, tutta questa euforia non ha motivo di esistere!

Non è rubando due minuti ad una stazione e tre all’altra che si può veramente fare un trasporto ferroviario nuovo, ma solo adeguando in maniera sostanziale la linea ferroviaria esistente, costi quel che costi, senza più indugi e attese!

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Sull' Autore

Dottore di ricerca in Scienze della Terra e Geologo, esperto in Petrologia, Mineralogia, Geologia microstrutturale, Geologia ambientale e Petrografia applicata. L’attività di ricerca ha riguardato lo studio e la caratterizzazione delle rocce ofiolitiche sia basiche che ultrabasiche affioranti al confine calabro-lucano; dei suoli sviluppati dalle rocce ofiolitiche e delle rocce carbonatitiche del Vulture. Ha collaborato con il CNR-IMAA, Università degli Studi della Basilicata e Regione Basilicata per il Progetto Rete Natura 2000 per i siti Foresta Gallipoli-Cognato, Bosco di Montepiano e Dolomiti di Pietrapertosa. Esperto in problematiche e tematiche ambientali. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali e nazionali. Libri, teatro, cinema, cucina e arte creativa le passioni frequentate e appagate.

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